Analisi legale della condotta d’Israele a Gaza in conformità con la Convenzione per la Prevenzione e la Repressione del Crimine di Genocidio, A/HRC/60/CRP.3
16 settembre 2025
Documento ufficiale* solo in inglese. Traduzione non ufficiale** in italiano di Maurizio Montipò Spagnoli
** Per facilitare una lettura fluida e facile, nella traduzione si omettono le note a piede di pagina.
Tavola dei contenuti
I. Introduzione …………………………………………………………………………………………………………………………………………. 3
II. Quadro normativo…………………………………………………………………………………………………………………………………. 4
III. Atti costitutivi di genocidio …………………………………………………………………………………………………………………… 7
A. Uccisione di membri del gruppo……………………………………………………………………………………………………………… 7
i. Quadro normativo ………………………………………………………………………………………………………………………………….. 7
ii. Resoconto dei riscontri fattuali ……………………………………………………………………………………………………………….. 7
iii. Analisi e conclusioni ……………………………………………………………………………………………………………………………. 15
B. Lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo……………………………………………………………….. 16
i. Quadro normativo………………………………………………………………………………………………………………………………….. 16
ii. Resoconto dei riscontri fattuali……………………………………………………………………………………………………………….. 17
a. Lesioni gravi sofferte per effetto della distruzione ambientale ……………………………………………………………………. 17
b. Lesioni gravi sofferte per effetto di attacchi contro i civili e le infrastrutture civili ……………………………………….. 18
c. Lesioni gravi sofferte durante e per effetto del processo di evacuazione e
di espansione della zona cuscinetto……………………………………………………………………………………………………………… 19
d. Lesioni gravi causate da maltrattamento ………………………………………………………………………………………………….. 20
e. Lesioni gravi causate da violenza sessuale e di genere ………………………………………………………………………………… 21
iii. Analisi e conclusioni ……………………………………………………………………………………………………………………………… 23
C. Il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare
la sua distruzione fisica, totale o parziale………………………………………………………………………………………………………. 26
i. Quadro normativo……………………………………………………………………………………………………………………………………. 26
ii. Resoconto dei riscontri fattuali…………………………………………………………………………………………………………………. 27
a. Distruzione di strutture e terre essenziali per i palestinesi ………………………………………………………………………….. 27
b. Distruzione e divieto di accesso a strutture e unità mediche ………………………………………………………………………. 29
c. Lo sfollamento forzato e il suo impatto ……………………………………………………………………………………………………… 34
d. Interrompere l’entrata di aiuti umanitari, elettricità, acqua, e combustibile a Gaza ………………………………………. 35
e. La violenza riproduttiva e il suo impatto sulla salute e l’alimentazione delle donne ………………………………………. 41
f. Impatto della riduzione dell’assistenza sanitaria e del cibo sui bambini ……………………………………………………….. 42
iii. Analisi e conclusioni ……………………………………………………………………………………………………………………………… 44
D. Misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo …………………………………………………………………………. 47
i. Quadro normativo ………………………………………………………………………………………………………………………………….. 47
ii. Resoconto dei riscontri fattuali ……………………………………………………………………………………………………………….. 47
iii. Analisi e conclusioni ……………………………………………………………………………………………………………………………… 48
IV. Il dolus specialis (dolo specifico) del genocidio………………………………………………………………………………………… 48
A. Quadro normativo………………………………………………………………………………………………………………………………….. 48
B. Valutazione dei riscontri fattuali ……………………………………………………………………………………………………………… 51
i. Dichiarazioni degli attori statali israeliani …………………………………………………………………………………………………. 51
ii. Modello di condotta ……………………………………………………………………………………………………………………………….. 54
a. Uccisioni e lesioni gravi all’integrità fisica o mentale …………………………………………………………………………………. 55
b. Distruzione di strutture e spazi culturali, religiosi ed educativi …………………………………………………………………… 56
c. Assedio, fame e blocco degli aiuti umanitari ……………………………………………………………………………………………… 57
d. Attacco diretto al sistema sanitario ………………………………………………………………………………………………………….. 61
e. Violenza sessuale e di genere …………………………………………………………………………………………………………………… 62
f. Attacco diretto ai bambini ……………………………………………………………………………………………………………………….. 63
C. Conclusioni …………………………………………………………………………………………………………………………………………… 64
V. Incitamento diretto e pubblico a commettere genocidio …………………………………………………………………………….. 64
VI. Conseguenze legali sugli Stati e sui loro obblighi ……………………………………………………………………………………… 67
A. Stato d’Israele ……………………………………………………………………………………………………………………………………….. 67
B. Stati Terzi ……………………………………………………………………………………………………………………………………………… 69
VII. Conclusioni ………………………………………………………………………………………………………………………………………… 71
VIII. Raccomandazioni ………………………………………………………………………………………………………………………………. 71
Capitolo 3. Atti costitutivi di genocidio
i. Quadro normativo
83. La Commissione osserva che infliggere deliberatamente condizioni di vita intese a provocare la distruzione fisica di un gruppo, non implica che tali azioni debbano condurre immediatamente o effettivamente alla morte dei membri del gruppo, ma richiede che siano, in ultima analisi, dirette alla sua distruzione, in tutto o in parte.
84. Rientrano in questa categoria di atti genocidari, tra gli altri, lo stupro e la violenza sessuale, la privazione di cibo e acqua, la riduzione o distruzione dei servizi medici e dei strutture di accoglienza necessarie, la mancanza di condizioni igieniche e sanitarie, l’espulsione sistematica dalle abitazioni e la loro distruzione, nonché la negazione di un alloggio adeguato. Il periodo di tale privazione deve essere di “durata o portata sufficiente” a provocare la distruzione del gruppo. Per quanto riguarda la mens rea (l’elemento psicologico dell’atto), occorre stabilire che gli atti siano stati compiuti deliberatamente e con l’intento di provocare la distruzione fisica del gruppo, e non semplicemente di causare morti collaterali. La mens rea può essere accertata anche attraverso prove indirette, basate sulla “probabilità oggettiva che tali condizioni conducano, alla distruzione fisica del gruppo, almeno in parte”. Tra i fattori che possono essere presi in considerazione figurano la “natura delle condizioni imposte, la durata del periodo in cui i membri del gruppo vi sono stati sottoposti, e caratteristiche del gruppo preso di mira, quali la vulnerabilità”.
ii. Resoconto dei riscontri fattuali
85. La Commissione osserva che, quasi immediatamente dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 in Israele, le autorità israeliane hanno annunciato un “assedio totale” di Gaza. La Commissione ha affermato in un precedente rapporto che, già il 9 ottobre 2023, le autorità israeliane hanno manifestato l’intenzione di utilizzare la fornitura dei beni di prima necessità – tra cui cibo, medicine, acqua, carburante ed elettricità – come strumento coercitivo per tenere in ostaggio l’intera popolazione della Striscia di Gaza.
86. Già nel dicembre 2023, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (“OCHA”) ha definito la situazione umanitaria a Gaza come “apocalittica”. Il 12 dicembre 2023, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione con cui chiedeva un immediato “cessate il fuoco umanitario” e invitava tutte le parti in conflitto a rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario. Il 25 marzo 2024, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione vincolante che chiedeva un cessate il fuoco immediato durante il mese del Ramadan. Nel caso Sudafrica contro Israele, la Corte Internazionale di Giustizia ha emesso la sua prima ordinanza di misure provvisorie il 26 gennaio 2024; il 28 marzo 2024 ha emesso una seconda ordinanza di misure provvisorie, avvertendo che le “condizioni di vita catastrofiche” nella Striscia di Gaza erano ulteriormente peggiorate, in particolare alla luce della prolungata e diffusa privazione di cibo e beni essenziali; il 24 maggio 2024 ha emesso una terza ordinanza di misure provvisorie, ordinando a Israele di cessare immediatamente le operazioni militari nel Governatorato di Rafah, garantire l’assistenza umanitaria e consentire l’accesso a Gaza alle commissioni d’inchiesta con mandato ONU. Tali ordinanze della Corte Internazionale di Giustizia sono vincolanti per Israele.
a. Distruzione di strutture e terre essenziali per i palestinesi
87. La Commissione ha esaminato fotografie e video che mostrano la distruzione ampia e capillare di complessi residenziali e interi quartieri della Striscia di Gaza, inclusi terreni agricoli, strutture pubbliche, siti religiosi e culturali, scuole, università e ospedali. Molti di questi luoghi sono stati danneggiati o distrutti da attacchi aerei, nonché da proiettili e ordigni di carri armati e di artiglieria. Alcuni sono stati demoliti con bulldozer o mediante esplosioni controllate, rendendo tali aree inabitabili. Un residente della citta di Gaza ha riferito alla Commissione come le forze di sicurezza israeliane abbiano proceduto alla spoliazione e al saccheggio completo della sua abitazione, distrutto le sue automobili e poi incendiato la sua casa. È significativo che i soldati israeliani abbiano ammesso di aver incendiato le abitazioni (palestinesi) in pubblicazioni diffuse sulle reti sociali.
88. La Commissione osserva che la campagna di bombardamento senza precedenti condotta dalle forze di sicurezza israeliane ha reso virtualmente inabitabili sia la parte settentrionale della Striscia di Gaza che Khan Younis nella parte meridionale. Tra ottobre 2023 e aprile 2025, quasi il settanta per cento dei danni strutturali complessivi nella Striscia di Gaza si è verificato nei governatorati di Gaza, Khan Younis e Gaza Nord. Nell’aprile 2025, l’UNOSAT ha stimato un totale di 258.201 unità abitative danneggiate nella Striscia di Gaza, laddove la provincia di Gaza ha registrato il numero più elevato di strutture distrutte, pari a un totale di 46.964, di cui 37.169 nella sola città di Gaza. Sulla base di un’analisi delle immagini satellitari del maggio 2025, l’UNOSAT ha individuato a Gaza 70.436 strutture distrutte e 18.588 gravemente danneggiate, su un totale di 174.486 strutture danneggiate.
89. Sono stati distrutti anche edifici civili essenziali per i palestinesi, come i panifici. Ad esempio, il 18 ottobre 2023, è stato distrutto un panificio nel campo profughi di Nuseirat a seguito di un incendio divampato dopo un attacco aereo. Il 25 ottobre 2023, è stato colpito l’unico panificio nel campo profughi di Al-Maghazi. Il 15 novembre 2023, il mulino Al-Salam a Deir Al-Balah, apparentemente l’ultimo ancora in funzione nella Striscia di Gaza, è stato colpito e danneggiato, presumibilmente da un bombardamento di artiglieria delle forze di sicurezza israeliane. Il 21 dicembre 2023, il Programma Alimentare Mondiale (“PAM”) ha segnalato che 24 dei suoi 25 panifici convenzionati, che fornivano pane a 200.000 persone, sono stati danneggiati durante le ostilità. Nel novembre 2023, secondo quanto riportato, tutti i panifici nel nord della Striscia di Gaza erano chiusi a causa della mancanza di carburante, acqua e farina di grano, nonché dei danni subiti dai mulini e dagli stessi panifici durante gli attacchi.
90. Prima del 7 ottobre 2023, la maggior parte dei prodotti agricoli proveniva dall’interno della Striscia di Gaza. Dopo il 7 ottobre 2023 ciò non è più stato possibile: i campi agricoli sono stati ampiamente distrutti, l’accesso per la raccolta e il trasporto è stato severamente limitato, il carburante è venuto a mancare e le infrastrutture, comprese le strade, sono crollate, mentre il conflitto continua a protrarsi. Inoltre, la presenza di ordigni inesplosi pregiudica la coltivazione della maggior parte di queste aree. I danni ai terreni agricoli in tutta la Striscia di Gaza, in particolare nel nord di Gaza, rappresentano una grave minaccia a lungo termine per la produzione alimentare e l’intera catena di approvvigionamento alimentare. Hanno già interrotto la produzione di colture essenziali, causato la perdita dei mezzi di sussistenza per gli agricoltori e accelerato una grave crisi alimentare che sta portando alla carestia. Inoltre, la pesca è stata gravemente colpita: la produzione alimentare è ormai impossibile e molte famiglie hanno perso il proprio sostentamento a causa della distruzione delle imbarcazioni e delle restrizioni di movimento imposte dalle forze di sicurezza israeliane, che impediscono alle barche di lasciare la costa di Gaza. La Commissione ha già osservato in un precedente rapporto che i palestinesi nella Striscia di Gaza faticheranno a recuperare un livello significativo di autosufficienza alimentare anche qualora le ostilità cessassero.
91. Dall’inizio delle ostilità del 7 ottobre 2023, al 27 maggio 2025, l’UNESCO ha potuto verificare danni a 110 siti culturali e religiosi nella Striscia di Gaza. Tra questi figurano 13 siti religiosi, 77 edifici di interesse storico e o artistico, tre depositi di beni culturali mobili, nove monumenti, un museo e sette siti archeologici. Nel febbraio 2025, la Banca Mondiale ha valutato che il cinquantatré per cento dei siti del patrimonio culturale di Gaza risultava danneggiato o distrutto. Tra questi vi erano alcuni dei più importanti luoghi culturali e religiosi della Striscia, tra cui il porto di Anthedon, il cimitero romano di Gaza City, il Museo del Palazzo Al Pasha, l’antico bagno samaritano e la Grande Moschea Omari. Secondo un’indagine condotta da Bellingcat e Scripps News, entro marzo 2024 oltre 150 siti di patrimonio culturale e religioso erano stati danneggiati o distrutti, tra cui 100 moschee e 21 cimiteri, osservando che alcuni dei siti sembravano essere stati deliberatamente colpiti. Per quanto riguarda le strutture educative di Gaza, tra il 7 ottobre 2023 e dicembre 2024, 396 edifici scolastici su un totale di 564 erano stati direttamente colpiti e avevano subito danni. Di questi, 80 scuole erano state completamente distrutte e 66 avevano perso almeno metà delle loro strutture. La Commissione aveva già rilevato in un precedente rapporto che, tra il 7 ottobre 2023 e il 25 febbraio 2025, 403 edifici scolastici su un totale di 564 erano stati direttamente colpiti e avevano subito danni. Tra quelli colpiti, 85 scuole erano state completamente distrutte e 73 avevano perso almeno metà delle loro strutture. Poiché il 61 per cento delle scuole di Gaza operava con turni doppi o tripli, ogni edificio scolastico distrutto ha avuto un impatto su centinaia, e talvolta migliaia, di studenti. Le 403 scuole direttamente colpite servivano complessivamente circa 435.290 studenti e 16.275 insegnanti. Tra il 7 ottobre 2023 e il 25 febbraio 2025, il 62 per cento degli edifici scolastici utilizzati come rifugi era stato direttamente colpito, provocando un numero significativo di vittime. La Commissione ha inoltre riscontrato che anche le strutture di istruzione superiore sono state prese di mira e distrutte o danneggiate, con ripercussioni su circa 87.000 studenti universitari. Tra queste figuravano un campus dell’Università Al-Azhar, demolito nel dicembre 2023, e un campus dell’Università Israa, demolito nel gennaio 2024. Al 25 marzo 2025, oltre 57 edifici universitari risultavano completamente distrutti. A seguito della distruzione delle strutture educative, più di 658.000 bambini in età scolare nella Striscia di Gaza sono stati privati dell’accesso all’istruzione formale e del sostegno protettivo garantito da un sistema educativo funzionante.
92. La Commissione ha concluso in un precedente rapporto che gli attacchi israeliani nella Striscia di Gaza, cominciati nell’ottobre del 2023, hanno di fatto distrutto il sistema educativo, con rilevanti e durature ripercussioni negative sui bambini e sui giovani di Gaza, nonché sull’identità del popolo palestinese in quanto gruppo. Gli attacchi israeliani hanno causato danni a oltre il settanta per cento degli edifici scolastici di Gaza e hanno creato condizioni tali da rendere impossibile l’accesso all’istruzione per i bambini. È particolarmente rilevante che la Commissione abbia inoltre documentato diversi episodi in cui le forze di sicurezza israeliane hanno incendiato o demolito scuole, molte delle quali risultavano vuote al momento dei fatti, ritenendo che tali condotte fossero deliberate.
b. Distruzione e divieto di accesso a strutture e unità mediche
93. La Commissione ha illustrato in un precedente rapporto le proprie conclusioni in merito alla distruzione e alla negazione dell’accesso alle strutture mediche nella Striscia di Gaza da parte delle forze di sicurezza israeliane. La Commissione ha rilevato, tra l’altro, che gli attacchi contro le strutture sanitarie costituivano un elemento intrinseco della più ampia offensiva delle forze di sicurezza israeliane contro i palestinesi a Gaza e contro l’infrastruttura fisica e demografica della Striscia di Gaza. La Commissione ha inoltre accertato che le forze di sicurezza israeliane hanno deliberatamente ucciso, ferito, arrestato, detenuto, maltrattato e torturato il personale medico, oltre ad aver preso di mira i veicoli sanitari. Dall’ottobre del 2023, l’accesso alle cure mediche a Gaza è stato gravemente ristretto.
94. La Commissione rileva che la mancanza di accesso alle cure mediche, a partire dal 7 ottobre 2023, ha gravemente peggiorato le condizioni di vita dei palestinesi a Gaza. Il 24 giugno 2025, solo il 36 per cento delle strutture sanitarie era ancora operativo (tutte parzialmente, ad eccezione di un ospedale da campo pienamente operativo). Entro il 7 maggio 2025, erano state attaccate 180 ambulanze. L’accesso è stato ulteriormente ridotto per via della chiusura di aree da parte delle forze di sicurezza israeliane, dei ritardi nel coordinamento dei percorsi sicuri, dei checkpoint, delle perquisizioni e della distruzione delle strade. Inoltre, gli ospedali hanno dovuto interrompere le attività perché privi di carburante, elettricità e forniture mediche, con conseguenze drammatiche per l’assistenza sanitaria nel nord, in particolare per le pazienti in maternità. Ad esempio, fino alla fine di febbraio 2024, l’ospedale Al-Awda, che ospita uno dei pochi reparti di maternità funzionanti nel nord di Gaza, era parzialmente operativo e accoglieva pazienti in travaglio ben oltre la propria capacità. Secondo quanto riferito, ha fornito assistenza a 15.577 pazienti in travaglio dal 7 ottobre al 23 dicembre 2023 con 75 posti letto. Il 27 febbraio 2024, l’amministrazione dell’ospedale ha annunciato la sospensione parziale delle attività per mancanza di carburante, elettricità e forniture mediche.
95. È rilevante sottolineare che gli attacchi contro gli ospedali sono proseguiti anche dopo la ripresa delle operazioni militari del 18 marzo 2025, incluso l’attacco contro il Complesso Medico Nasser e l’Ospedale Europeo di Gaza del 13 maggio 2025. Secondo quanto riportato, il 13 maggio 2025, alle 02:45, il Complesso Medico Nasser è stato colpito da un attacco con droni delle forze israeliane che ha preso di mira l’unità ustionati dell’ospedale, uccidendo due pazienti e ferendone altri 12, e distruggendo l’infrastruttura ospedaliera. L’OMS ha inoltre confermato che l’unità ustionati è stata colpita, risultando nella distruzione di 18 letti del reparto chirurgico, otto letti dell’unità di terapia intensiva e 10 letti di degenza. Alle 18:19 dello stesso giorno, le forze di sicurezza israeliane avrebbero preso di mira l’Ospedale Europeo di Gaza con una serie di attacchi aerei, colpendo i cortili interni e le aree circostanti dell’ospedale. Secondo l’OCHA (l’Ufficio dell’ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari), l’incidente ha causato la morte di almeno 19 persone, tra cui cinque donne, e il ferimento di oltre 40 persone, tra cui quattro giornalisti. Il giorno successivo, l’ Ospedale Europeo di Gaza sarebbe stato nuovamente colpito quando le forze di sicurezza israeliane hanno attaccato un bulldozer che l’ospedale aveva portato per riparare le strade e consentire l’accesso alla struttura. Secondo l’OMS, a causa degli attacchi, Ospedale Europeo di Gaza è stato dichiarato fuori servizio il 15 maggio 2025. Si trattava dell’unica struttura che forniva servizi oncologici nella Striscia di Gaza. A seguito della chiusura forzata, l’ospedale ha dovuto interrompere servizi quali neurochirurgia, assistenza cardiaca e trattamento oncologico, che non erano disponibili altrove a Gaza. Le forze di sicurezza israeliane hanno affermato di aver colpito un complesso di comando e controllo di Hamas situato sotto l’ospedale e presunti operativi di Hamas, diffondendo riprese aeree che avrebbero mostrato un tunnel sottostante; tuttavia, l’analisi di geolocalizzazione delle immagini di sorveglianza condotta dalla Commissione corrobora in modo convincente la conclusione secondo cui il video identifica erroneamente come Ospedale Europeo di Gaza l’edificio ripreso dalle immagini. Le immagini riprese dalle forze di sicurezza israeliane non ritraggono l’Ospedale Europeo di Gaza, bensì la Scuola secondaria maschile Jenin, situata a circa 100 metri dal perimetro dell’ospedale.
96. Gli attacchi e la distruzione degli ospedali, nonché l’ampiezza delle lesioni traumatiche nella Striscia di Gaza, hanno travolto le strutture mediche ancora operative, conducendo al collasso del sistema sanitario. L’assedio di Gaza, che ha determinato, inter alia, la mancanza di carburante ed elettricità, ha inciso gravemente sul funzionamento delle strutture mediche e ridotto la disponibilità di attrezzature salvavita, forniture mediche e medicinali. Ciò ha comportato la necessità di declassare la priorità dei pazienti affetti da malattie croniche, con conseguenti complicazioni e decessi evitabili.
97. Gli esperti medici hanno spiegato alla Commissione che la distruzione delle infrastrutture sanitarie, la mancanza di forniture e gli attacchi contro il personale sanitario hanno compromesso l’accesso alle cure di base, con effetti diretti e indiretti sulla salute nella Striscia di Gaza. I bambini sono stati particolarmente colpiti. Gli attacchi contro gli ospedali pediatrici, tra cui l’Ospedale Rantisi e l’Ospedale Al-Nasr di Gaza City, e contro gli ospedali più grandi hanno costretto i bambini con patologie preesistenti a rivolgersi a strutture più piccole, prive di personale pediatrico specializzato e delle attrezzature necessarie. Un medico dell’Ospedale Ahli ha segnalato che l’ospedale non disponeva dei medicinali e delle competenze necessarie per trattare bambini con condizioni mediche complesse, come asma grave o epilessia.
98. Un operatore sanitario che aveva prestato servizio volontario presso il Complesso Medico Nasser di Khan Younis ha dichiarato che “probabilmente c’erano tre uomini [nel pronto soccorso], e il resto erano tutti bambini, donne, anziani, tutti colti nel sonno, ancora avvolti nelle coperte”. La Commissione ha esaminato un video (autenticato dall’agenzia Sanad di Al Jazeera) in cui un medico volontario di un ospedale affermava che la struttura aveva esaurito gli analgesici e che il personale sanitario non era stato in grado di sedare i pazienti. Secondo il medico, sette bambine avevano subito l’amputazione delle gambe senza anestesia, e la maggior parte dei pazienti erano donne e bambini con ustioni diffuse su tutto il corpo e arti mancanti. Un’ostetrica che si trovava a Gaza tra dicembre 2023 e gennaio 2024 ha detto alla Commissione che gli ospedali erano sovraffollati e che migliaia di palestinesi sfollati cercavano rifugio nei complessi ospedalieri. Secondo l’ostetrica, i pavimenti del reparto di emergenza erano insanguinati e sovraffollati, rendendo talvolta difficile raggiungere i pazienti che giacevano a terra. L’ostetrica ha aggiunto che vi erano bambini “con amputazioni orribili, con ustioni, con lesioni traumatiche, sul pavimento nel sangue di altre persone” e che non erano disponibili farmaci antidolorifici.
99. La Commissione ha indagato gli attacchi contro quattro ospedali in diverse zone della Striscia di Gaza: il Complesso medico Nasser a Khan Younis, l’ospedale Shifa, l’ospedale Awdah e l’ospedale dell’Amicizia turco-palestinese (“Ospedale turco”). Tra questi figurano due importanti strutture sanitarie e ospedali che offrono cure mediche specialistiche quali ostetricia, pediatria e oncologia. La Commissione ha accertato che le forze di sicurezza israeliane hanno attaccato queste strutture con modalità simili, il che indica l’esistenza di piani operativi e procedure per l’attacco alle strutture sanitarie. In particolare, a partire dal 6 novembre 2023, i ripetuti attacchi all’ospedale Shifa e al Complesso medico Nasser a Khan Younis, compresi quelli specificamente diretti contro il reparto di maternità e l’unità di terapia intensiva dell’ospedale Shifa, hanno portato alla chiusura totale o quasi totale di queste strutture. Tali chiusure hanno avuto gravi ripercussioni sul resto degli ospedali di Gaza, già al limite della capacità, a causa del ruolo centrale che quei due ospedali rivestivano nel sistema sanitario complessivo. Il primo novembre 2023, l’Ospedale Turco ha cessato la sua attività a causa dei danni provocati dai bombardamenti aerei del 30 e 31 ottobre 2023, nonché della mancanza di carburante ed elettricità, che ha provocato il decesso di parecchi pazienti, anche a causa della mancanza di ossigeno. L’Ospedale Turco era l’unico ospedale specializzato in oncologia a Gaza. Dopo la sua chiusura, circa 10.000 pazienti con cancro sono rimasti senza accesso alle cure. Di conseguenza, diversi pazienti sono deceduti a causa della mancanza di cure oncologiche adeguate. Secondo un’ostetrica, a una paziente di Gaza con un sospetto tumore dell’endometrio non sono stati somministrati farmaci poiché non ce n’erano disponibili in ospedale, e l’intervento chirurgico era impossibile a causa della mancanza di strutture adeguate. L’ostetrica ha dichiarato alla Commissione che, se un caso del genere le fosse stato presentato a Gaza prima del 7 ottobre 2023, sarebbe stato facilmente curabile mediante un’isterectomia.
100. L’Ospedale Awdah, principale struttura per l’assistenza sanitaria riproduttiva nel nord della Striscia di Gaza, è stato posto sotto assedio nel dicembre 2023, con circa 250 persone intrappolate al suo interno che sono state costrette ad affrontare gravi carenze di cibo, acqua e medicinali. Secondo i rapporti ricevuti, durante l’assedio, diverse persone, tra cui membri del personale medico e una donna incinta, sarebbero state uccise dai cecchini. Fino alla fine del mese di febbraio del 2024, l’Ospedale Awdah – che disponeva di uno dei pochi reparti di maternità ancora funzionanti nel Governatorato di Gaza Nord – è rimasto parzialmente operativo, continuando a ricevere pazienti ostetriche ben oltre la propria capacità. Secondo i rapporti disponibili, l’ospedale ha fornito assistenza a 15.577 pazienti ostetriche nel periodo compreso tra il 7 ottobre e il 23 dicembre 2023, disponendo di soli 75 posti letto. Il 27 febbraio 2024, l’amministrazione ospedaliera ha annunciato la cessazione parziale delle sue attività a causa della mancanza di carburante, elettricità e forniture mediche. La chiusura parziale dell’ospedale ha avuto conseguenze gravissime sui servizi sanitari nel Governatorato di Gaza Nord, in particolare per le pazienti ostetriche.
101. La Commissione ha già segnalato in precedenza attacchi diretti contro operatori sanitari e strutture mediche a Gaza. Secondo il Ministero della Salute di Gaza, almeno 1.581 operatori sanitari sono stati uccisi tra il 7 ottobre 2023 e il 16 luglio 2025. Fino al 12 maggio 2025, 48 membri del personale o volontari della Società della Mezzaluna Rossa Palestinese erano stati uccisi e molti altri erano stati aggrediti o arrestati. Il personale medico ha dichiarato di ritenere di essere stato preso di mira intenzionalmente. La Commissione ha documentato attacchi diretti contro convogli medici gestiti dal Comitato Internazionale della Croce Rossa, dalle Nazioni Unite, dalla Società della Mezzaluna Rossa Palestinese e da organizzazioni non governative. L’accesso (alle vittime e alle persone bisognose di cure mediche) è stato inoltre limitato a causa della chiusura di alcune aree da parte delle forze di sicurezza israeliane, dei ritardi nel coordinamento dei percorsi sicuri, dei posti di blocco, delle perquisizioni o della distruzione delle strade.
102. Per quanto riguarda l’impatto della ripresa delle operazioni militari israeliane del 18 marzo 2025 sui palestinesi di Gaza, secondo i rapporti e le fonti disponibili, il direttore dell’ospedale Shifa, Muhammad Abu Salmiya, avrebbe dichiarato ad Al Jazeera che l’ospedale non era preparato a gestire l’afflusso di vittime degli attacchi del 18 marzo 2025 e che «ogni minuto muore un ferito a causa della mancanza di risorse». Medici Senza Frontiere (MSF) ha riferito di aver fatto fronte all’afflusso di pazienti nella zona meridionale e centrale di Gaza, e che il pronto soccorso del Complesso medico Nasser a Khan Younis ha ricevuto numerosi cadaveri e corpi mutilati, la maggior parte dei quali erano bambini e donne. In meno di due ore, il pronto soccorso dell’ospedale ha accolto più di 400 pazienti. Nella sua dichiarazione, MSF ha paragonato gli attacchi del 18 marzo 2025 ai “precedenti 15 mesi di guerra”. Secondo il direttore per Gaza di Medical Aid for Palestinians, «Gli ospedali sono al collasso, le scorte di materiale sanitario si stanno rapidamente esaurendo e le persone si ritrovano ancora una volta costrette a fuggire senza un luogo sicuro dove rifugiarsi.»
103. Secondo quanto riportato, nella serata del 23 marzo 2025, le operazioni militari israeliane hanno preso di mira un reparto chirurgico all’interno del Complesso Medico Nasser di Khan Younis, uccidendo almeno due persone, tra cui un dirigente politico di Hamas che stava ricevendo cure presso l’ospedale e un ragazzo di 16 anni, e ferendo almeno altre otto persone, tutte pazienti della struttura. Un chirurgo traumatologo, volontario presso l’ospedale al momento dell’attacco, avrebbe dichiarato ad Al Jazeera che l’attacco aveva distrutto il reparto chirurgico e 30 letti dell’ospedale, aggravando ulteriormente la già drammatica situazione dell’intero complesso ospedaliero. Da parte sua, il Ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, avrebbe affermato che il dirigente politico di Hamas era l’obiettivo dell’attacco. Secondo il Direttore del Complesso Medico Nasser di Khan Younis, tutti i pazienti del reparto chirurgico sono stati costretti ad evacuare, poiché il reparto era completamente fuori servizio a causa del bombardamento aereo.
104. La Commissione ha inoltre documentato le condizioni di estrema insicurezza in cui partoriscono le donne negli ospedali di Gaza, anche per la mancanza di personale specializzato, di medicinali e di attrezzature.249 Gli operatori sanitari hanno informato la Commissione delle gravi difficoltà che hanno dovuto afrontare per gestire il dolore delle pazienti e prevenire infezioni, perché gli ospedali erano spesso privi delle forniture necessarie, tra cui anestesia epidurale, farmaci antipertensivi, anestetici, analgesici, immunoglobulina anti‑D e antibiotici. Uno specialista in medicina d’urgenza che ha lavorato al Complesso Medico Nasser di Khan Younis nel gennaio 2024 ha spiegato di aver affrontato notevoli difficoltà nel diagnosticare e trattare le donne in gravidanza, poiché mancavano test di laboratorio affidabili e attrezzature adeguate, con conseguenti complicazioni evitabili. Gli ostetrici hanno spiegato che le donne di Gaza avevano ricevuto un’assistenza ostetrica mínima e che molte soffrivano di infezioni vaginali che, se non curate, potevano causare parti prematuri, aborti spontanei o infertilità. Il personale medico ha raccontato di aver assistito pazienti in maternità affette da malnutrizione, disidratazione, varie forme di infezioni e anemia.
105. La Commissione ha documentato come le donne in gravidanza (di Gaza) siano sempre più spesso costrette a ricorrere a parti non sicuri a casa o nei centri di accoglienza, con assistenza medica minimo o del tutto assente, aumentando il rischio di complicazioni che possono provocare lesioni permanenti o la morte. La Commissione ha ricevuto segnalazioni di donne costrette a partorire in casa con un’assistenza medica inadeguata, poiché non erano in grado di raggiungere un ospedale o una clinica a causa della situazione di sicurezza o della mancanza di mezzi di trasporto. La Commissione ha inoltre ricevuto segnalazioni da parte del personale medico riguardo a donne incinte che partorivano in condizioni estremamente precarie mentre vivevano nei centri di accoglienza, con pochissimo sostegno, attrezzature o strumenti medici e senza alcun accesso agli ospedali.
106. È importante sottolineare che Israele ha anche drasticamente ridotto, e in alcuni casi impedito del tutto, il rilascio dei permessi per lasciare Gaza per cure mediche, impedendo in primo luogo ai pazienti di ricevere cure negli ospedali della Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est. Secondo l’Ufficio ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari, tra il 7 ottobre 2023 e il 31 luglio 2025, «oltre 7.500 palestinesi, tra cui circa 5.200 bambini, sono stati evacuati per motivi medici all’estero, di cui circa 2.100 pazienti sono stati evacuati dal 1° febbraio, mentre si stima che oltre 14.800 abbiano bisogno di cure mediche urgenti al di fuori di Gaza». In particolare, il 18 marzo 2025, mentre Israele riprendeva le operazioni militari a Gaza, il ministro della Difesa Israel Katz avrebbe impartito istruzioni di mantenere chiuso il valico di Rafah verso l’Egitto ai pazienti in partenza per cure mediche all’estero. Allo stesso tempo, le autorità israeliane hanno ostacolato l’accesso a Gaza da parte delle squadre mediche di emergenza che intendevano fornire supporto medico ai medici e agli ospedali palestinesi di Gaza. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, «dal 18 marzo 2025, i tassi di rifiuto sono aumentati di quasi il 50 per cento, ed è stato negato l’ingresso a 102 professionisti sanitari internazionali di primo soccorso [tecnici medici di emergenza], tra cui chirurghi e altro personale medico specializzato».
c. Lo sfollamento forzato ed il suo impatto
107. Tra l’ottobre del 2023 e il 25 giugno 2025, le operazioni militari israeliane hanno provocato lo sfollamento di oltre 1,9 milioni di persone (circa il 90 per cento della popolazione) nella Striscia di Gaza. A seguito della ripresa delle operazioni militari il 18 marzo 2025 e degli ordini di evacuazione da allora emanati dalle forze di sicurezza israeliane, nel giro di due settimane più di 280.000 persone erano state sfollate. Il 23 luglio 2025, risultavano sfollate 762.593 persone, che continuavano a vivere in condizioni disperate e disumane. Secondo l’Ufficio ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari, entro il 23 luglio 2025, “oltre due milioni di persone nella Striscia di Gaza sono state compresse in meno di 45 chilometri quadrati, la dimensione della città di Gaza, mentre l’88 per cento del territorio ricade ora in zone militarizzate israeliane o è stato sottoposto a ordini di evacuazione.”
108. Dal 7 ottobre 2023 in poi, nel Corso dell’intera campagna militare israeliana, persone di Gaza che erano state sfollate hanno detto alla Commissione come le loro condizioni di vita fossero disumane. Una madre ha raccontato alla Commissione di come stesse con i suoi quattro figli piccoli in una gabbia per cani, in cima alla quale avevano posto una copertura per proteggersi dalla pioggia e dal freddo. Altri condividono i materassi su cui dormono fino a dieci persone a turno. Il risultato di tutto questo è che molti palestinesi, specialmente i bambini, soffrono di malattie della pelle, infezioni e diarrea cronica. Entro la fine di dicembre del 2023, nei rifugi dell’UNRWA (l’agenzia per i rifugiati palestinesi) si erano registrati più di 360.000 casi di malattie infettive, tra cui infezioni respiratorie, meningite, itterizia, impetigine (un’infezione contagiosa della pelle) e varicella. Il 19 dicembre 2023, l’UNICEF ha dichiarato che, per effetto delle ostilità e dello sfollamento di massa, c’era in media un bagno per ogni 700 bambini. A causa della mancanza di servizi igienico-sanitari adeguati, 100.000 bambini avevano sofferto di diarrea che, associandosi alla crescente malnutrizione, si stava dimostrando sempre più mortale. Ciò era particolarmente allarmante quando l’accesso ai trattamenti sanitari era, di fatto, inesistente, dato che il funzionamento degli ospedali si focalizzava solo sul trattamento di ferite di guerra senza alcuna capacità di risposta adeguata alle epidemie o al diffondersi di malattie. Inoltre, più di 130.000 bambini di età inferiore ai due anni non avevano ricevuto l’allattamento al seno, fondamentale per la sopravvivenza, né un’alimentazione complementare adeguata all’età, compresa l’integrazione di micronutrienti. Il 23 novembre 2023, Oxfam segnalò che i neonati fino a tre mesi di età stavano morendo per ipotermia, disidratazione e infezioni, poiché le madri disponevano di un’assistenza medica minima o nulla e vivevano in condizioni spaventose, prive di acqua, servizi igienici, riscaldamento o cibo.
109. In un rapporto precedente, la Commissione concluse che per effetto della condotta delle forze di sicurezza israeliane durante il trasferimento dei civili dal nord al sud della Striscia di Gaza, la popolazione civile continuava ad essere: (i) forzata a fuggire dalle proprie case temendo per la propria sicurezza; (ii) umiliata, trattata con disprezzo e aggredita durante tutta la loro evacuazione; (iii) costretta a vivere in condizioni disumane presso rifugi sovraffollati privi di servizi sanitari e beni di prima necessità quali cibo e acqua; (iv) attacata lungo le vie d’evacuazione e nelle zone sicure designate; e (v) sottoposta al divieto di tornare alle proprie case nel nord, per le restrizioni alla circolazione e la distruzione a grande scala del nord della Striscia di Gaza. Inoltre, è ragionevole concludere che le vittime che sono state sfollate hanno sofferto e continuano a soffrire gravi lesioni alla loro integrità mentale. Per tanto, la Commissione ha accertato che il trasferimento forzato della popolazione civile della Striscia di Gaza configura, oltre alla violazione del divieto di deportazione, anche trattamenti crudeli o inumani, entrambi riconosciuti come crimini di guerra dalle convenzioni internazionali applicabili.
d. Interrompere l’entrata di aiuti umanitari, elettricità, acqua, e combustibile a Gaza
110. Il 7 ottobre 2023, il Ministro israeliano per le Infrastrutture Nazionali, l’Energia e l’Acqua, Israel Katz, ha ordinato l’interruzzione della fornitura di elettricità a Gaza, dicendo “Ciò che è stato, non sarà più”. Dopo avere ricevuto un’istruzione dall’allora Ministro della Difesa, Yoav Gallant, Katz ha emesso una direttiva in cui istruiva la Compagnia Elettrica Israeliana di cessare la vendita di energia all’Autorità Palestinese nella Striscia di Gaza. Pochi giorni dopo, il 15 ottobre 2023, Katz condivise immagini satellitari in cui si rivelava che la Striscia di Gaza era illuminata il 6 ottobre 2023, ma praticamente priva di luci il 12 ottobre 2023. Katz ebbe a commentare che “L’elettricità a Gaza è stata tagliata, sottolineando la devastazione che Hamas infligge ai civili della Striscia”. Il 9 ottobre 2023, Israele impose un assedio totale su Gaza, tagliando la fornitura di tutte le risorse essenziali, e il movimento delle merci, e limitando fortemente l’accesso della popolazione all’acqua, al carburante, all’elettricità e al cibo. Tutti i valichi di frontiera tra Israele e Gaza sono stati chiusi, interrompendo le consegne di aiuti umanitari; tra il 7 e il 20 ottobre 2023 nessun camion con aiuti è entrato a Gaza, con gravi ripercussioni su due terzi della popolazione, già fortemente dipendente dagli aiuti umanitari.
111. Gallant ha definito l’assedio come una misura di ritorsione, annunciando «un assedio totale… niente elettricità, niente acqua, niente cibo, niente carburante. Stiamo combattendo contro degli animali umani e agiamo di conseguenza». Katz ha fatto eco a questa dichiarazione il 10 ottobre 2023, affermando: «In passato, Gaza riceveva quotidianamente 54.000 metri cubi d’acqua e 2.700 megawatt di elettricità. Questo finisce ora. Avranno carburante a sufficienza per i generatori solo per qualche altro giorno e, dopo una settimana senza elettricità, il sistema fognario smetterà completamente di funzionare. Questo è ciò che merita la nazione degli assassini di bambini. Ciò che è accaduto non accadrà mai più».
112. Dal dicembre del 2023, più del 90% della popolazione di Gaza è stata ridotta in situazione di insicurezza alimentare acuta, la più grave delle quali nel nord di Gaza. Questo è il risultato della combinazione di vari fattori: la distruzione, impedire la produzione locale di cibo, compresa l’agricoltura, la pesca, la panificazione, l’assedio, impedire l’importazione di una adeguata quantità di provviste alimentari, e il fatto di mettere in pericolo la vita degli operatori umanitari che distribuiscono le limitate scorte alimentari disponibili. Entro il mese di luglio del 2025, secondo la Classificazione integrata delle fasi di sicurezza alimentare (“IPC”), la maggior parte delle zone della Striscia di Gaza hanno oltrepassato la soglia di consumo alimentare che definisce la carestia e a Gaza City la malnutrizione ha raggiunto tale soglia.
113. È importante sottolineare che, già prima dell’ottobre 2023, attraverso il documento “Consumo alimentare nella Striscia di Gaza” – Linea Rossa, le autorità israeliane avevano calcolato il fabbisogno calorico dei palestinesi di Gaza necessario per evitare la malnutrizione, in modo da poterli mantenere in uno stato di fame permanente, sull’orlo della carestia. Il documento del 2008, reso pubblico dalle autorità israeliane nel 2012 a seguito di un’ordinanza di un tribunale israeliano, specificava il fabbisogno calorico dei palestinesi necessario per evitare la malnutrizione. La sua conclusione era che Israele avrebbe dovuto consentire l’ingresso a Gaza di soli 106 camion di rifornimenti al giorno, cinque giorni alla settimana, compresi i generi alimentari di prima necessità, i fattori di produzione agricoli, i medicinali, le attrezzature mediche e i prodotti per l’igiene.
114. La Commissione ha rilevato, in una precedente relazione, che, durante l’assedio di Gaza, Israele ha utilizzato come arma la privazione dei beni di prima necessità, in particolare interrompendo le forniture di acqua, cibo, elettricità, carburante e altri beni essenziali, compresa l’assistenza umanitaria. L’assedio totale di Gaza, aggravato dagli attacchi israeliani contro obiettivi civili, ha avuto un impatto catastrofico sulle condizioni di vita dei palestinesi a Gaza. Ad esempio, la Commissione ha riscontrato che la persistente crisi energetica ha avuto effetti deleteri sull’assistenza sanitaria, data la sua dipendenza dai generatori e dalle forniture di carburante. Nell’ottobre 2023, l’OMS ha riferito che sei ospedali in tutta Gaza hanno dovuto chiudere a causa della mancanza di carburante. L’OMS ha avvertito che migliaia di pazienti vulnerabili erano a rischio di morte o di complicazioni mediche poiché i servizi critici venivano interrotti a causa della mancanza di energia elettrica. Secondo l’Ufficio ONU di Coordinamento degli Affari Umanitari, dall’11 al 13 novembre 2023, 32 pazienti, tra cui tre neonati prematuri, sono morti all’ospedale Shifa a seguito di interruzioni della corrente.
115. Oltre alle ripercussioni sul sistema sanitario, le interruzioni della corrente hanno compromesso drasticamente l’accesso della popolazione all’acqua potabile, poiché l’energia elettrica è indispensabile per il funzionamento delle pompe idriche e degli impianti di desalinizzazione. Le famiglie hanno avuto a disposizione appena un litro di acqua al giorno a persona per bere, cucinare e per l’igiene, una quantità nettamente inferiore allo standard minimo internazionale di 15 litri al giorno a persona. Nel dicembre 2024, Save the Children ha riferito che le persone consumavano dal 59 all’89 per cento di acqua in meno rispetto a prima dell’attuale inasprimento della crisi. Secondo il rapporto del Global Nutrition Cluster (Gruppo Globale per la Nutrizione) del febbraio 2024, l’81 per cento delle famiglie non disponeva di acqua sicura e pulita.
116. Inoltre, la carenza idrica ha aggravato le difficoltà nei servizi igienico-sanitari, già messi a dura prova da reti fognarie danneggiate, infrastrutture in stato di degrado e personale insufficiente. Nei campi profughi e nei centri di accoglienza, i servizi igienico-sanitari erano inagibili, con un conseguente accumulo di circa 400.000 chilogrammi di rifiuti al giorno. Di conseguenza, si è aggravata la diffusione di malattie, tra cui l’epatite A.
117. Sebbene gli aiuti umanitari fossero stati limitati dal 7 ottobre 2023 e vi fossero stati periodi in cui Israele aveva interrotto completamente gli aiuti, il periodo dal 2 marzo al 18 maggio 2025 ha rappresentato il periodo più lungo di assedio totale, durante il quale le autorità israeliane hanno impedito l’ingresso di qualsiasi aiuto umanitario; dal 18 maggio il livello dell’assedio è stato solo leggermente alleviato. Il 2 marzo 2025, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha rescisso l’accordo di cessate il fuoco del gennaio 2025 e ha annunciato che l’ingresso di tutte le merci e i rifornimenti nella Striscia di Gaza sarebbe stato sospeso. Il primo ministro ha dichiarato che tale decisione era stata presa perché Hamas si era rifiutata di accettare una proposta di proroga della fase iniziale dell’accordo di cessate il fuoco e di rilascio degli ostaggi. Di conseguenza, tra il 2 marzo e il 18 maggio 2025, nessun camion con aiuti è entrato a Gaza, impedendo che beni essenziali, tra cui cibo, medicinali, carburante e attrezzature per gli alloggi, raggiungessero i palestinesi a Gaza. Il 3 marzo 2025, la Società Palestinese della Mezza Luna Rossa ha sottolineato che «l’accesso umanitario e la consegna senza ostacoli degli aiuti umanitari sono fondamentali per la sopravvivenza dei palestinesi e per il funzionamento dei servizi di base e delle strutture sanitarie» e che Gaza è «incapace di garantire la sopravvivenza nella situazione attuale, poiché i civili vedono insoddisfatti i propri bisogni primari».
118. Il 5 marzo 2025, Francia, Germania e Regno Unito avvertirono che la crisi umanitaria a Gaza era catastrofica, esortando Israele a garantire la fornitura senza ostacoli di aiuti umanitari alla popolazione di Gaza. Tuttavia, le autorità israeliane respinsero l’avvertimento definendolo una menzogna e affermando che a Gaza gli aiuti erano abbondanti, ma che Hamas li utilizzava per «ricostruire la propria macchina da guerra». La Commissione evidenzia che, lungo tutto il periodo considerato, il Governo israeliano ha rilasciato dichiarazioni contraddittorie: da una parte sostenendo che a Gaza fossero disponibili quantità adeguate di aiuti, impiegati principalmente da Hamas; dall’altra reintroducendo un assedio totale e affermando esplicitamente che esso era inteso a bloccare l’ingresso degli aiuti per fare pressione su Hamas.
119. Nonostante gli avvertimenti sollevati, anche da diversi Stati, il 9 marzo 2025 il ministro dell’Energia Eli Cohen ordinò alla Corporazione Elettrica Israeliana (“IEC”) di interrompere immediatamente la vendita di energia elettrica alle centrali elettriche di Gaza. Questa direttiva ha di fatto interrotto la fornitura di elettricità da parte di Israele all’ultima centrale elettrica di Gaza che riceveva ancora energia dall’IEC. Il 10 marzo 2025, un funzionario dell’UNICEF a Gaza segnalò che, a causa della decisione presa domenica da Israele di interrompere la fornitura di elettricità alla Striscia di Gaza, 600.000 persone che avevano riottenuto l’accesso all’acqua potabile nel novembre del 2024 ne sono nuovamente prive. Analogamente, il direttore generale dell’impianto di desalinizzazione di Gaza Sud avvertì che l’interruzione della fornitura di energia elettrica avrebbe potuto lasciare centinaia di migliaia di palestinesi di Gaza senza acqua potabile.
120. Il 9 marzo 2025, sei dei 22 panifici operativi a Gaza erano stati costretti a sospendere l’attività a causa della mancanza di gas da cucina, mentre i restanti 16 rischiavano di chiudere entro una settimana se avessero esaurito il combustibile o la farina. Secondo quanto riferito, il presidente del sindacato dei panettieri di Gaza avrebbe dichiarato a Reuters che, anche se tutti i 22 panifici fossero stati pienamente operativi, sarebbero stati comunque insufficienti a soddisfare i bisogni dei palestinesi a Gaza. Il 31 marzo 2025 tutti i 25 panifici sostenuti dal Programma Alimentare Mondiale hanno chiuso a causa dell’esaurimento della farina e del combustibile da cucina. Il 3 aprile 2025, l’Ufficio ONU di Coordinamente degli Affari Umanitari segnalò che «quasi tutte le distribuzioni di farina sono state sospese e tutti i 25 panifici sostenuti dall’ONU sono stati costretti a chiudere, a causa dell’esaurimento delle scorte di gas da cucina e di farina» e, allo stesso tempo, i rivenditori non avevano più pane da vendere nei propri negozi.
121. Il 10 marzo 2025, il portavoce del Segretario generale dell’ONU ha confermato che, nei nove giorni precedenti, l’ingresso di aiuti umanitari a Gaza era stato completamente bloccato. L’Ufficio ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari ha sottolineato che la fornitura di aiuti salvavita, essenziale per la sopravvivenza di oltre due milioni di palestinesi, deve riprendere immediatamente. Il Commissario generale dell’UNRWA ha affermato che il blocco attuale degli aiuti è simile a quello imposto dal 7 ottobre 2023 e che la situazione “minaccia la vita e la sopravvivenza dei civili a Gaza”. Il 14 marzo 2025, il Programma Alimentare Mondiale ha comunicato che, dal 2 marzo 2025, non è stato in grado di “trasportare alcun rifornimento alimentare a Gaza, a causa della chiusura di tutti i valichi di frontiera per gli aiuti umanitari e commerciali”.
122. Il 21 marzo 2025, la Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezza Luna Rossa affermò che solo 23 dei 53 veicoli d’emergenza presenti nella Striscia di Gaza erano funzionanti dal momento che Israele aveva bloccato l’ingresso a Gaza delle forniture umanitarie, compreso il carburante, a partire dal 2 marzo 2025. Il 23 marzo 2025, il Commissario Generale dell’UNRWA affermò che il nuovo assedio si stava rivelando «più lungo di quello in vigore nella prima fase della guerra». Il 27 marzo 2025, il Programma Alimentare Mondiale e i suoi partner avvertirono che disponevano di scorte alimentari sufficienti a soddisfare il fabbisogno di Gaza per un massimo di due settimane, poiché “centinaia di migliaia di persone a Gaza erano a rischio di fame grave e malnutrizione”. Analogamente, il 28 marzo 2025, un rappresentante dell’OMS segnalò che l’Organizzazione aveva tentato di far entrare a Gaza i rifornimenti necessari, ma che non era stato permesso l’ingresso di nulla. Aggiunse che «attualmente erano disponibili solo 500 unità di sangue, mentre si stimava che [a Gaza] ne fossero necessarie circa 4.500 al mese; in periodi di conflitto attivo ne servivano ancora di più a causa dell’aumento dei casi di trauma». Il 28 marzo 2025, il Commissario Generale dell’UNRWA dichiarò che da oltre tre settimane nessun aiuto umanitario era entrato a Gaza, segnando il periodo più lungo in cui Gaza era rimasta totalmente priva di rifornimenti dal 7 ottobre 2023. L’11 aprile 2025, secondo Reuters, la presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa affermò che la situazione umanitaria a Gaza poteva essere descritta come «un inferno sulla terra» e che il loro ospedale da campo presente sul posto avrebbe «esaurito le scorte entro due settimane». Aggiunse che per il Comitato Internazionale della Croce Rossa era particolarmente pericoloso operare in quella zona.
123. Il 19 maggio 2025, dopo 11 settimane di blocco totale, Israele ha infine consentito l’ingresso di aiuti limitati a Gaza, ma il primo giorno ha permesso l’accesso solo a nove camion delle Nazioni Unite. Il 27 maggio 2025, il portavoce dell’Ufficio ONU di Coordinamento degli Affari Umanitari, Jens Laerke, dichiarò che la quantità di aiuti autorizzata a entrare a Gaza era “di gran lunga insufficiente” e chiese l’apertura di ulteriori valichi. Aggiunse inoltre che dovevano essere ammessi tutti i tipi di aiuti, senza che le autorità israeliane procedessero a una “selezione arbitraria”. Da allora, gli aiuti umanitari sono stati sottoposti a restrizioni estremamente severe da parte delle autorità israeliane e le richieste di accesso umanitario sono state ripetutamente respinte. È importante sottolineare che, dal 2 marzo 2025 fino almeno al 25 luglio 2025, Israele non ha consentito all’UNRWA di far entrare alcun rifornimento umanitario.
124. Già nel dicembre 2023, il Programma alimentare mondiale (PAM) aveva dichiarato che una persona su quattro nella Striscia di Gaza soffriva di fame estrema e che, nei 70 giorni precedenti, era entrato a Gaza solo il dieci per cento del cibo necessario per 2,3 milioni di persone. Il PAM avvertì che il rischio era particolarmente elevato per chi soffriva di malattie croniche, gli anziani, i bambini e le persone con disabilità. L’Ufficio ONU di Coordinamento degli Affari Umanitari sottolineò che la popolazione nel nord della Striscia di Gaza stava vivendo livelli sempre più allarmanti di fame e privazioni, poiché era rimasta tagliata fuori dagli aiuti e dall’attività commerciale per due mesi. Secondo una stima del Gruppo per la Nutrizione dell’ONU all’inizio di dicembre 2023, il 100% della popolazione di Gaza era già in condizioni di insicurezza alimentare. Secondo le stime delle Nazioni Unite del 15 gennaio 2024, i palestinesi nella Striscia di Gaza rappresentavano l’ottanta per cento delle persone in tutto il mondo che stavano affrontando una carestia o una grave situazione di fame. Il 29 luglio 2025, la Classificazione integrata delle fasi di sicurezza alimentare (IPC) dichiarò che nella Striscia di Gaza si stava attualmente verificando lo scenario peggiore di carestia e che «prove sempre più numerose dimostravano che la fame diffusa, la malnutrizione e le malattie stavano causando un aumento dei decessi legati alla fame». La sua analisi del 12 maggio 2025 prevedeva che «l’intera popolazione della Striscia di Gaza si sarebbe trovata ad affrontare livelli elevati di insicurezza alimentare acuta (fase 3 dell’IPC o superiore) entro settembre 2025, tra cui mezzo milione di persone in situazione di catastrofe alimentare (fase 5 dell’IPC), caratterizzata da estrema carenza di cibo, fame, indigenza e morte». La Classificazione integrata delle fasi di sicurezza alimentare affermava anche che «si prevedeva che la malnutrizione avrebbe raggiunto livelli critici (fase 4 dell’IPC di Malnutrizione Acuta) nei governatorati di Gaza Nord, Gaza e Rafah, con oltre 70.000 casi di bambini di età inferiore ai cinque anni e 17.000 casi di donne in gravidanza e in allattamento affetti da malnutrizione acuta in tutto il territorio». In un rapporto pubblicato il 22 agosto 2025, il Comitato di revisione della carestia dell’IPC («FRC») affermava che la carestia causata dall’uomo «si sta attualmente verificando nel governatorato di Gaza. Inoltre, l’FRC prevede che nelle prossime settimane le soglie di carestia (Fase 5 dell’IPC) saranno superate nei governatorati di Deir al-Balah e Khan Younis».
125. In un’intervista rilasciata al The Telegraph il 25 luglio 2025, una portavoce dell’UNICEF dichiarò che la fame stava minacciando la vita dei palestinesi perché gli aiuti erano così scarsi che le famiglie erano costrette a rovistare tra i rifiuti alla ricerca di cibo, e questa situazione era aggravata dai continui bombardamenti su Gaza. Aggiunse poi che a Gaza erano ora necessari più di 600 camion di aiuti al giorno, ma che solo circa 30 camion delle Nazioni Unite al giorno venivano scaricati ai valichi di frontiera affinché il sistema di aiuti guidato dall’ONU potesse distribuirli all’interno di Gaza. Da parte sua, la Fondazione Umanitaria per Gaza avviò le proprie operazioni in quella zona nel maggio 2025. Tuttavia, la Commissione rileva che: (i) la Fondazione distribuisce solo aiuti alimentari, escludendo altri aiuti essenziali quali acqua potabile, forniture e attrezzature mediche e medicinali; (ii) vi sono solo quattro siti di distribuzione (rispetto ai 400 punti di distribuzione degli aiuti precedenti all’istituzione della Fondazione), tre dei quali si trovano nel sud di Gaza e uno nel centro; e (iii) tutti i siti di distribuzione si trovano in zone militarizzate. Poiché nessuno dei siti di distribuzione è situato nel nord di Gaza, per molti palestinesi, specialmente nel nord di Gaza, diventa difficile, e talvolta impossibile, accedere ai siti di distribuzione. Secondo quanto riferito, questi siti rimangono aperti solo per otto minuti alla volta.
126. La Commissione sottolinea che, dal 7 ottobre 2023 al 23 luglio 2025, è stata confermata la morte di oltre 330 membri del personale dell’UNRWA. Al 22 luglio 2025, 311 (quasi tutte) le strutture dell’UNRWA sono state colpite dalla campagna militare israeliana in corso dal 7 ottobre 2023. È importante sottolineare che, il 28 ottobre 2024, la Knesset ha votato l’approvazione di due leggi entrate in vigore il 30 gennaio 2025, che di fatto vietano le operazioni dell’UNRWA nei territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, e impediscono qualsiasi contatto tra l’UNRWA e i funzionari israeliani. Nel gennaio 2025, Israele ha ridotto la durata di tutti i visti del personale internazionale dell’UNRWA. Israele ha inoltre ordinato all’UNRWA di sgomberare tutti i locali situati nella Gerusalemme Est occupata e di cessarne le operazioni entro il 30 gennaio 2025. L’UNRWA ha riferito che i pochi membri del personale internazionale rimasti hanno lasciato Gaza nel marzo 2025 e che a nessun altro membro del personale internazionale è stato permesso di entrare a Gaza, lasciando circa 12.000 dipendenti palestinesi dell’UNRWA a Gaza a continuare a fornire servizi e assistenza in loco.
e. La violenza riproduttiva e il suo impatto sulla salute e l’alimentazione delle donne
127. La Commissione ha documentato le condizioni non sicure in cui le donne partoriscono negli ospedali della Striscia di Gaza, tra cui la mancanza di personale specializzato, di farmaci e attrezzature. Gli operatori sanitari hanno segnalato come fosse estremamente difficile trattare il dolore delle pazienti e prevenire le infezioni, visto che gli ospedali erano spesso privi di risorse sanitarie critiche, come l’anestesia epidurale, i farmaci per l’ipertensione, gli anestetici e gli antibiotici. Uno specialista in medicina d’urgenza che ha lavorato presso il Complesso Medico Nasser di Khan Younìs nel gennaio 2024 ha spiegato che la mancanza di test di laboratorio affidabili o di attrezzature rendeva estremamente difficile diagnosticare e trattare le donne in gravidanza, con conseguenti complicazioni che avrebbero potuto essere evitate. Gli ostetrici hanno aggiunto che le donne avevano ricevuto cure ostetriche molto limitate e che molte soffrivano di infezioni vaginali che avrebbero potuto provocare parti prematuri, aborti spontanei o infertilità.
128. Dal 7 ottobre 2023, le donne palestinesi a Gaza sono state sempre più costrette a partorire in condizioni non sicure, con un’assistenza medica minima o assente, che aumentano il rischio di complicazioni che possono provocare lesioni permanenti e la morte della madre e del neonato. L’assedio in corso e le ostilità hanno ostacolato la distribuzione di kit per il parto sicuro a domicilio alle donne incinte. La Commissione ha inoltre rilevato che l’assistenza materna è drasticamente peggiorata come conseguenza diretta dell’assedio totale imposto da Israele. Secondo un rapporto pubblicato da Crisis Group nell’aprile 2024, quasi 60.000 donne incinte erano malnutrite e disidratate e molte soffrivano di anemia grave. Il 23 ottobre 2023 l’UNRWA segnalava che: «A causa dell’insicurezza alimentare, le donne e i bambini, in particolare le donne in gravidanza e in allattamento, sono a rischio di denutrizione o malnutrizione, il che influirà negativamente sulla loro salute immunitaria, aumentando la loro suscettibilità a contrarre malattie materne legate all’alimentazione quali l’anemia, la preeclampsia e l’emorragia. Ciò aumenta il rischio di morte sia per le madri che per i neonati.» Nel novembre 2023, l’O-M-S avvertiva che, con il peggioramento delle condizioni di accesso al cibo e all’acqua, aumenterà il rischio di morte sia per le madri che per i neonati. 325 A metà di dicembre del 2023, il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione segnalava che le donne incinte stavano morendo di fame. Nel gennaio 2024, l’UNICEF esprimeva particolare preoccupazione per la nutrizione di oltre 155.000 donne incinte e madri in fase di allattamento, considerati i loro specifici bisogni nutrizionali e la loro vulnerabilità. Nel febbraio 2024, il Gruppo Globale per la Nutrizione segnalava come la situazione alimentare delle donne incinte e in allattamento a Gaza Nord, Deir al Balah, Khan Younis e Rafàh fosse “estremamente critica.”
129. Inoltre, la fame e la carestia hanno avuto un impatto gravemente dannoso sulle donne e sulle ragazze, in particolare sulle donne incinte e nel periodo postnatale. Le donne in gravidanza e in allattamento hanno affrontato rischi specifici per la propria salute e per quella dei loro neonati a causa della fame e della malnutrizione. Già nel novembre 2023, migliaia di donne sfollate e neonati che risiedevano nelle strutture dell’UNRWA, necessitavano assistenza medica a causa dell’aumento della malnutrizione, della disidratazione e delle malattie trasmesse dall’acqua. A quasi due anni dall’inizio degli attacchi contro Gaza, la situazione è più grave che mai. Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, nell’ottobre del 2024, 42.000 donne incinte si trovavano in condizioni di fame di livello critico (IPC 3) e oltre 3.000 donne incinte erano esposte a livelli catastrofici di insicurezza alimentare (IPC 5), cifre destinate ad aumentare durante l’inverno. Il 19 maggio 2025, quasi 11.000 donne incinte erano a rischio di carestia.
130. Un’ostetrica intervistata dalla Commissione ha evidenziato le difficili condizioni affrontate da donne e ragazze a causa degli effetti della fame, affermando che molte pazienti in fase pre e post‑natale erano malnutrite o indebolite da malattie e infezioni. La Commissione ha inoltre raccolto testimonianze di donne che avevano affrontato carestia e fame durante la gravidanza o l’allattamento. Esse hanno segnalato la mancanza di accesso a cibo e acqua potabile, aggravata da molteplici sfollamenti e dal lutto per la perdita dei familiari. Questi fattori hanno acuito il loro senso di ansia e stress, con ripercussioni su di loro e sui loro bambini. L’impatto dello stress e della mancanza di cibo e acqua sull’allattamento è stato confermato da diversi professionisti sanitari.
f. Impatto della riduzione dell’assistenza sanitaria e del cibo sui bambini
131. Le agenzie delle Nazioni Unite hanno avvertito che i rischi di malnutrizione e di decessi prevenibili continueranno ad aumentare in tutta la Striscia di Gaza, causando ulteriori perdite di vite umane, a causa dell’impatto dell’assedio imposto da Israele. Alla fine di novembre 2023, Oxfam segnalava che i neonati fino a tre mesi di età stavano morendo per cause prevenibili, dovute all’assedio e alla grave carenza di acqua pulita. MSF riferiva di aver prestato cure a bambini che soffrivano di eruzioni cutanee a causa della mancanza di acqua pulita per lavarsi o fare il bagno. Entro la fine del 2023, questi fattori avevano provocato focolai di malattie trasmesse dall’acqua e altre patologie, tra cui dissenteria, scabbia, pidocchi, varicella, dolori addominali, febbre, vomito, tifo, epatite A e oltre 160.000 casi di infezioni respiratorie acute. Gli effetti fisici della mancanza di cibo e acqua negli ultimi 22 mesi si sono aggiunti all’immenso e grave trauma psicologico subito dai bambini. Nel febbraio 2024, l’UNICEF stimava che “quasi tutti i bambini, più di un milione, necessitano di sostegno psicologico e psicosociale”.
132. L’uso della fame come metodo di guerra da parte d’Israele, inferta per mezzo dell’assedio totale alla Striscia di Gaza, ha avuto un impatto devastante anche sui bambini, arrecando loro la fame, livelli allarmantemente alti di malnutrizione, rischi crescenti di contagio di malattie come il colera, e la diarrea cronica e un significativo eccesso di mortalità. Nell’aprile 2024, la grave carestia, la disidratazione e livelli estremamente critici di malnutrizione acuta avevano causato la morte di almeno 28 bambini, tra cui 12 neonati di età inferiore a un mese. Tra i 28 bambini deceduti, 25 avevano meno di un anno. La Commissione sottolinea che queste cifre si riferiscono solo ai bambini che sono riusciti a raggiungere gli ospedali. È probabile che altri bambini siano morti di fame senza aver ricevuto cure mediche. Suscita particolare preoccupazione il rifiuto da parte di Israele di consentire l’ingresso nella Striscia di Gaza di beni di prima necessità, come il latte speciale per neonati, cosa che ha causato gravi complicazioni e decessi.
133. Nel dicembre 2023, l’UNICEF ha segnalato che 130.000 bambini sotto i due anni erano privi di “allattamento indispensabile per la sopravvivenza e di un apporto alimentare complementare appropriato all’età”. Nel marzo 2024, le agenzie delle Nazioni Unite hanno avvertito che, nella parte settentrionale della Striscia di Gaza, un bambino su tre sotto i due anni era affetto da malnutrizione acuta o “deperimento”, il che significa che era pericolosamente sottopeso rispetto alla sua altezza e a rischio di morte. Nel nord di Gaza, questo modello di malnutrizione acuta tra i bambini sotto i due anni è aumentato dal 15,6 per cento di gennaio al 31 per cento di marzo 2024, mentre il deperimento grave tra i bambini nel sud della Striscia di Gaza è quadruplicato, passando dall’un per cento di gennaio a oltre il quattro per cento di febbraio 2024, indicando un grave e rapido deterioramento dello stato di salute e nutrizione dei bambini. Secondo un’ostetrica che ha parlato con la Commissione, le precarie condizioni igienico‑sanitarie e la mancanza di acqua potabile e sicura mettono a rischio le possibilità di sopravvivenza dei neonati, poiché in tali condizioni è impossibile preparare il latte artificiale.
134. Già nel giugno del 2024, UNICEF stimava che almeno 3.000 bambini malnutriti erano a rischio di morte per mancanza di cibo nel sud di Gaza. La Classificazione Integrata delle Fasi di Sicurezza Alimentare segnalava che tra aprile e la metà di luglio del 2025, 20.000 bambini erano stati ricoverati per trattare situazioni di malnutrizione acuta, dei quali più di 3.000 erano gravemente malnutriti. La situazione è stata aggravata dai continui attacchi alle strutture sanitarie. Un pediatra ha previsto che i bambini costretti a vivere in ospedale per lunghi periodi senza poter accedere a un’alimentazione adeguata avrebbero sofferto di carenze nutrizionali con conseguenti ripercussioni a lungo termine sulla salute. Il collasso del sistema sanitario ha inoltre compromesso la capacità di somministrare vaccinazioni.
135. I medici hanno riferito alla Commissione che, a causa degli attacchi alle strutture sanitarie e delle limitate opzioni terapeutiche disponibili, i neonati e i bambini di Gaza rischiano di subire conseguenze che si protrarranno fino all’età adulta. Tra le complicazioni a breve termine potrebbe figurare il mancato raggiungimento, da parte dei neonati, delle tappe fondamentali dello sviluppo motorio entro il primo anno di vita. A medio termine, i bambini potrebbero non essere in grado di sviluppare il linguaggio e di raggiungere le tappe fondamentali dello sviluppo linguistico, mentre a lungo termine le loro capacità cognitive potrebbero risultare compromesse. Un medico ha sintetizzato la situazione affermando che a Gaza è stata distrutta l’essenza stessa dell’infanzia.
136. Un’ostetrica ha informato la Commissione che i bambini nati da madri vulnerabili sono più esposti al rischio di decesso nel periodo neonatale e presentano una maggiore probabilità di sviluppare malattie croniche durante l’infanzia e l’età adulta. Nel contesto della situazione a Gaza, dove non vi era accesso alle cure prenatali e postnatali, l’ostetrica ha informato la Commissione che questi bambini sono più esposti al rischio di malnutrizione, arresto della crescita e ritardi nello sviluppo, oltre ad avere un’aspettativa di vita più breve. L’ostetrica ha inoltre informato la Commissione che tutte le donne da lei assistite erano gravemente anemiche, il che significava che erano più soggette a partorire prematuramente bambini sottopeso, e che queste donne erano più a rischio di morire di parto poiché non disponevano delle riserve necessarie in caso di emorragia (fenomeno che si verifica più facilmente nelle donne malnutrite). La carenza di acido folico, ad esempio, fondamentale per le donne in gravidanza, aumentava il rischio di malformazioni nei neonati, come la spina bifida.
iii. Analisi e conclusioni
137. In un precedente rapporto, la Commissione ha accertato che le autorità israeliane hanno commesso il crimine di guerra consistente nell’uso intenzionale della fame come metodo di guerra, privando la popolazione civile della Striscia di Gaza di beni indispensabili alla sopravvivenza, tra l’altro interrompendo l’accesso a cibo, acqua, alloggio e assistenza medica e ostacolando deliberatamente l’arrivo degli aiuti umanitari.
138. Inoltre, avendo accertato che gli ospedali non hanno potuto funzionare correttamente a causa (i) dell’interruzione delle forniture di acqua, elettricità e carburante; (ii) della mancanza di attrezzature mediche, medicinali e altre forniture, il cui passaggio è stato bloccato dalle autorità israeliane; e (iii) della distruzione delle infrastrutture e delle abitazioni essenziali per la sopravvivenza della popolazione civile a Gaza, la Commissione ha determinato che le autorità israeliane hanno commesso il crimine contro l’umanità di sterminio di una parte della popolazione civile della Striscia di Gaza con mezzi indiretti, infliggendo loro condizioni di vita volte a provocare la distruzione dei civili di Gaza.
139. La Commissione osserva che “il termine ‘condizioni di vita’ può includere, ma non è necessariamente limitato a, la privazione deliberata delle risorse indispensabili alla sopravvivenza, quali il cibo o le cure mediche, o l’espulsione sistematica dalle proprie abitazioni.” Nel valutare se sia stato commesso l’atto vietato sottostante, consistente nell’infliggere deliberatamente al gruppo a condizioni di vita volte a provocarne la distruzione fisica, in tutto o in parte, non è necessario che tali condizioni di vita portino effettivamente alla morte o a lesioni gravi all’integrità fisica o mentale; tuttavia, un tale esito è rilevante, sebbene non necessario, per stabilire l’intento genocidario di distruggere un gruppo determinato, come valutiamo qui di seguito.
140. La Commissione ha pertanto analizzato le azioni delle autorità e delle forze di sicurezza israeliane, soffermandosi in particolare su: (i) una prassi di attacchi diretti e indiscriminati contro infrastrutture e beni civili a Gaza; (ii) il trasferimento forzato dei palestinesi; (iii) l’uso della fame come mezzo di guerra; (iv) l’imposizione di un assedio totale che ha impedito l’ingresso di elettricità, carburante, cibo, acqua e materiali per il riparo; (v) il blocco degli aiuti umanitari, comprese forniture essenziali e medicinali; (vi) attacchi diretti contro strutture sanitarie, comprese quelle dedicate alla salute sessuale e riproduttiva. La Commissione sottolinea che le operazioni militari delle forze di sicurezza israeliane e l’assedio sono iniziati il 7 ottobre 2023 e proseguono tuttora. Ciò ha comportato il trasferimento forzato dei palestinesi e la loro esposizione a condizioni di vita disumane, segnate dalla mancanza di cibo, acqua, alloggi adeguati e cure mediche essenziali. Le forze di sicurezza israeliane hanno inoltre distrutto deliberatamente beni civili, lasciando la popolazione priva di risorse vitali e dipendente da aiuti umanitari che sono stati totalmente o in larga parte bloccati dalle autorità israeliane.
141. Le forze di sicurezza israeliane hanno anche proceduto alla distruzione intenzionale delle strutture sanitarie in tutta la Striscia di Gaza, per impedire ai palestinesi di ricevere le cure mediche di cui hanno disperatamente bisogno, costringendoli a vivere in condizioni disumane. Di conseguenza, molti palestinesi sono stati costretti a vivere in una situazione di estrema incertezza e di costante paura per la propria incolumità, potendosi concentrare solo sulla propria sopravvivenza. Numerosi genitori hanno dichiarato alla Commissione che, dal 7 ottobre 2023, i loro figli a Gaza hanno come unico scopo trovare cibo per sopravvivere, e non possono pensare ad altro. I palestinesi sono deceduti per assenza di cure mediche, per carenza di alimenti e per le uccisioni dirette loro inflitte dalle forze di sicurezza israeliane. L’insieme di queste azioni, coerenti e sistematiche, evidenzia un modello di condotta imposto dalle autorità israeliane alla popolazione palestinese intrappolata a Gaza.
142. Le forze di sicurezza israeliane hanno continuato ad attaccare direttamente la salute materna a Gaza, nonostante i numerosi e chiari avvertimenti lanciati dalle agenzie competenti delle Nazioni Unite e dagli attori della società civile. Le condizioni di vita determinate da questi attacchi intenzionali e diretti al sistema di salute sessuale e riproduttiva, unite alla mancanza di accesso a tali servizi causata dall’assedio e dalle continue ostilità, hanno avuto un effetto particolarmente dannoso sulle donne incinte, puerpere e in allattamento, con conseguenze irreversibili a lungo termine sulla salute mentale e sulle prospettive fisiche, riproduttive e di fertilità del popolo palestinese in quanto gruppo.
143. È importante sottolineare che la Commissione ha evidenziato in una precedente relazione che le forze di sicurezza israeliane hanno condotto i propri attacchi contro strutture, unità e personale medico mentre inasprivano l’assedio della Striscia di Gaza, impedendo che carburante, cibo, acqua, medicinali e forniture mediche raggiungessero gli ospedali, aggravando così una situazione già catastrofica, in cui il rapido aumento del numero di pazienti in emergenza con ferite gravi si è aggiunto al carico di pazienti non curati affetti da malattie croniche o bisognosi di cure specialistiche.
144. Considerando le prove nel loro insieme, la Commissione ha accertato che le autorità israeliane erano consapevoli dell’elevata probabilità che le loro operazioni militari, l’imposizione di un assedio totale – compreso il blocco degli aiuti umanitari a Gaza – e la distruzione delle abitazioni e dei sistemi e delle strutture sanitarie avrebbero portato alla distruzione fisica, totale o parziale, dei palestinesi a Gaza. È importante sottolineare che, in relazione al blocco degli aiuti umanitari, le autorità israeliane erano state messe in guardia dalla Corte internazionale di giustizia, dal Consiglio di sicurezza e da vari esperti e gruppi per i diritti umani. Ad esempio, nel marzo 2024, la Corte internazionale di giustizia ha affermato che le «condizioni di vita catastrofiche» a Gaza si erano ulteriormente deteriorate, in particolare per quanto riguarda la privazione prolungata e diffusa di cibo e beni di prima necessità, e che si stava instaurando una carestia; e ha quindi ordinato alle autorità israeliane di garantire aiuti e assistenza umanitaria in quantità sufficienti. Nel maggio 2024, la Corte internazionale di giustizia ha affermato che la situazione umanitaria catastrofica nella Striscia di Gaza si era deteriorata ed era «ora da considerarsi disastrosa». Nonostante i chiari avvertimenti, le autorità israeliane non hanno permesso che aiuti umanitari adeguati raggiungessero i palestinesi a Gaza. La Commissione ritiene pertanto che le autorità israeliane abbiano inflitto consapevolmente e deliberatamente tali condizioni di vita, calcolate per provocare la distruzione dei palestinesi a Gaza.
145. Tra il 18 marzo e il 15 aprile 2025, circa 500.000 palestinesi sono stati sfollati, la gran maggioranza dei quali era già stata sfollata molte volte in precedenza. Il 25 aprile 2025, il Programma Alimentare Mondiale ha annunciato che le sue scorte alimentari a Gaza erano esaurite dato che i valichi di frontiera restavano chiusi e che aveva “consegnato le sue riserve alimentari rimanenti a cucine per i pasti caldi nella Striscia di Gaza.” Inoltre, il 25 marzo 2025, “tutte i 25 panifici finanziati dal Programma Alimentare Mondiale avevano dovuto chiudere poiché avevano esaurito la farina e il carburante.” È importante sottolineare che, allo stesso tempo, il Programma Alimentare Mondiale osservava che «[o]ltre 116.000 tonnellate metriche di aiuti alimentari – sufficienti a sfamare un milione di persone per un periodo fino a quattro mesi – sono già stoccate lungo i corridoi umanitari e pronte ad essere trasportate a Gaza dal PAM e dai partner per la sicurezza alimentare non appena le frontiere riapriranno». Senza l’aiuto del PAM, metà della popolazione di Gaza subirà gravi conseguenze. È importante sottolineare che, anche se il PAM fosse in grado di fornire cibo a metà della popolazione, ciò coprirebbe solo il 25 per cento del fabbisogno alimentare giornaliero. Analogamente, il 29 aprile 2025, l’UNRWA ha dichiarato di avere «quasi 3.000 camion di aiuti salvavita» che attendono l’apertura dei valichi. Nonostante questi avvertimenti e questa consapevolezza, le autorità israeliane non hanno permesso l’ingresso di alcun aiuto umanitario a Gaza. È importante sottolineare che gli effetti di queste condizioni catastrofiche sono aggravati dal fatto che i palestinesi sono intrappolati a Gaza senza alcun luogo sicuro e protetto dagli attacchi incessanti di Israele; non hanno altro posto dove andare poiché l’intera Striscia di Gaza è colpita dalle azioni di Israele e tutti i confini sono chiusi. L’8 aprile 2025, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha affermato che «Gaza è un campo di sterminio – e i civili sono intrappolati in un circolo vizioso di morte senza fine». La Commissione constata che le autorità israeliane hanno deliberatamente creato condizioni di vita tali da determinare la distruzione di generazioni di palestinesi e da comportare la distruzione del popolo palestinese di Gaza in quanto gruppo.
146. La Commissione è a conoscenza della giurisprudenza relativa alla distruzione delle strutture scolastiche e del fatto che tale condotta possa essere rilevante ai fini della valutazione del dolus specialis (dolo specifico) del genocidio. La Commissione ritiene che la distruzione delle strutture scolastiche debba essere valutata anche nel contesto sociale e culturale specifico di Gaza e che, pertanto, tale distruzione debba essere presa in considerazione ai fini dell’accertamento dell’atto di genocidio ai sensi dell’articolo II, lettera c), della Convenzione sul genocidio. Le strutture scolastiche a Gaza non sono semplici edifici in cui i palestinesi ricevono un’istruzione. Le scuole, ad esempio, sono state utilizzate come luoghi di rifugio per i palestinesi sfollati. Per molti palestinesi, le strutture scolastiche rappresentavano quindi una fonte di sicurezza fisica e protezione. Gli attacchi contro queste strutture hanno provocato un ulteriore sfollamento dei palestinesi a Gaza, contribuendo così alle condizioni di vita insostenibili che vi regnano. Inoltre, la Commissione rileva che la perdita delle strutture scolastiche ha comportato per i palestinesi la perdita della loro fonte di stabilità, speranza e possibilità di un futuro. La Commissione ritiene che la distruzione del sistema educativo e la negazione delle opportunità di istruzione, compresa la scolarizzazione, contribuiscano alle condizioni di vita disumane imposte a molti palestinesi a Gaza, volte a provocare la distruzione fisica del gruppo. Distruggendo il sistema educativo di Gaza, che, a sua volta, compromette la capacità dei palestinesi di preservare la propria identità come popolo, le autorità israeliane hanno deliberatamente imposto a tale gruppo condizioni di vita volte a provocarne la distruzione fisica, in tutto o in parte. La Commissione ritiene pertanto che le forze di sicurezza israeliane abbiano preso di mira e distrutto le strutture scolastiche di Gaza per impedire ai palestinesi di trovare rifugio in tali luoghi e per cancellare l’identità palestinese.
147. La Commissione conclude che sono stati accertati l’actus reus (l’azione criminale) e la mens rea (l’intenzione criminale) di “sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale” ai sensi dell’articolo II(c) della Convenzione sul Genocidio.
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