Documento ufficiale* solo in inglese. Traduzione non ufficiale** in italiano di Maurizio Montipò Spagnoli

* Fonte: https://www.ohchr.org/sites/default/files/documents/hrbodies/hrcouncil/sessions-regular/session60/advance-version/a-hrc-60-crp-3.pdf

** Per facilitare una lettura fluida e facile, nella traduzione si omettono le note a piede di pagina.

Tavola dei contenuti

I. Introduzione …………………………………………………………………………………………………………………………………………. 3

II. Quadro normativo…………………………………………………………………………………………………………………………………. 4

III. Atti costitutivi di genocidio …………………………………………………………………………………………………………………… 7

A. Uccisione di membri del gruppo……………………………………………………………………………………………………………… 7

i. Quadro normativo ………………………………………………………………………………………………………………………………….. 7

ii. Resoconto dei riscontri fattuali ……………………………………………………………………………………………………………….. 7

iii. Analisi e conclusioni ……………………………………………………………………………………………………………………………. 15

B. Lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo……………………………………………………………….. 16

i. Quadro normativo………………………………………………………………………………………………………………………………….. 16

ii. Resoconto dei riscontri fattuali……………………………………………………………………………………………………………….. 17

a. Lesioni gravi sofferte per effetto della distruzione ambientale ……………………………………………………………………. 17

b. Lesioni gravi sofferte per effetto di attacchi contro i civili e le infrastrutture civili ……………………………………….. 18

c. Lesioni gravi sofferte durante e per effetto del processo di evacuazione e

di espansione della zona cuscinetto……………………………………………………………………………………………………………… 19

d. Lesioni gravi causate da maltrattamento ………………………………………………………………………………………………….. 20

e. Lesioni gravi causate da violenza sessuale e di genere ………………………………………………………………………………… 21

iii. Analisi e conclusioni ……………………………………………………………………………………………………………………………… 23

C. Il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare

la sua distruzione fisica, totale o parziale………………………………………………………………………………………………………. 26

i. Quadro normativo……………………………………………………………………………………………………………………………………. 26

ii. Resoconto dei riscontri fattuali…………………………………………………………………………………………………………………. 27

a. Distruzione di strutture e terre essenziali per i palestinesi ………………………………………………………………………….. 27

b. Distruzione e divieto di accesso a strutture e unità mediche ………………………………………………………………………. 29

c. Lo sfollamento forzato e il suo impatto ……………………………………………………………………………………………………… 34

d. Interrompere l’entrata di aiuti umanitari, elettricità, acqua, e combustibile a Gaza ………………………………………. 35

e. La violenza riproduttiva e il suo impatto sulla salute e l’alimentazione delle donne ………………………………………. 41

f. Impatto della riduzione dell’assistenza sanitaria e del cibo sui bambini ……………………………………………………….. 42

iii. Analisi e conclusioni ……………………………………………………………………………………………………………………………… 44

D. Misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo …………………………………………………………………………. 47

i. Quadro normativo ………………………………………………………………………………………………………………………………….. 47

ii. Resoconto dei riscontri fattuali ……………………………………………………………………………………………………………….. 47

iii. Analisi e conclusioni ……………………………………………………………………………………………………………………………… 48

IV. Il dolus specialis (dolo specifico) del genocidio………………………………………………………………………………………… 48

A. Quadro normativo………………………………………………………………………………………………………………………………….. 48

B. Valutazione dei riscontri fattuali ……………………………………………………………………………………………………………… 51

i. Dichiarazioni degli attori statali israeliani …………………………………………………………………………………………………. 51

ii. Modello di condotta ……………………………………………………………………………………………………………………………….. 54

a. Uccisioni e lesioni gravi all’integrità fisica o mentale …………………………………………………………………………………. 55

b. Distruzione di strutture e spazi culturali, religiosi ed educativi …………………………………………………………………… 56

c. Assedio, fame e blocco degli aiuti umanitari ……………………………………………………………………………………………… 57

d. Attacco diretto al sistema sanitario ………………………………………………………………………………………………………….. 61

e. Violenza sessuale e di genere …………………………………………………………………………………………………………………… 62

f. Attacco diretto ai bambini ……………………………………………………………………………………………………………………….. 63

C. Conclusioni …………………………………………………………………………………………………………………………………………… 64

V. Incitamento diretto e pubblico a commettere genocidio …………………………………………………………………………….. 64

VI. Conseguenze legali sugli Stati e sui loro obblighi ……………………………………………………………………………………… 67

A. Stato d’Israele ……………………………………………………………………………………………………………………………………….. 67

B. Stati Terzi ……………………………………………………………………………………………………………………………………………… 69

VII. Conclusioni ………………………………………………………………………………………………………………………………………… 71

VIII. Raccomandazioni ………………………………………………………………………………………………………………………………. 71

Capitolo 3. Atti costitutivi di genocidio A. Uccisione di membri del gruppo

i. Quadro normativo

18. Il significato dell’atto di uccisione può essere come quello di ‘causare la morte’. I requisiti applicabili all’uccisione in quanto atto genocida sono equivalenti a quelli applicabili all’omicidio come atto di lesa umanità e all’uccisione intenzionale in quanto crimine di guerra. Non è richiesto un numero minimo di vittime perché l’atto costituisca un atto genocidario di uccisione, ed è irrilevante il metodo impiegato per uccidere.

19. L’actus reus (l’atto illecito o l’omissione che costituisce la componente fisica del crimine) dell’omicidio o dell’uccisione è quindi un’azione o un’omissione che provoca la morte di un individuo. La morte può essere accertata mediante prove dirette o circostanziali e il nesso causale richiesto è che la vittima sia deceduta a seguito di atti od omissioni dell’imputato o di una o più persone di cui l’imputato è penalmente responsabile. Per quanto riguarda la mens rea (il dolo) dell’atto sotteso di «omicidio», occorre stabilire che l’autore abbia avuto l’intenzione di uccidere – o causare la morte – della vittima o di causare lesioni così gravi da poter ragionevolmente prevedere che avrebbero provocato la morte.

ii. Resoconto dei riscontri fattuali

20. Il 7 ottobre 2023, Israele lanciò la sua offensiva militare contro Gaza, che si compone di attaccchi aerie e operazioni terrestri. Da allora le ostilità hanno provocato decine di migliaia di morti, ivi comprese intere famiglie allargate palestinesi di diverse generazioni completamente sterminate a Gaza. Dal 7 ottobre 2023 al 31 luglio 2025, sono stati uccisi 60.199 palestinesi, 18.430 dei quali erano bambini e 9.735 erano donne. Secondo quanto riferito, l’aspettativa di vita (in media, considerando entrambi i sessi insieme) a Gaza è diminuita da 75,5 anni nell’anno precedente all’ottobre 2023 a 40,5 anni nei primi 12 mesi di guerra, con un drastico calo di 34,9 anni di aspettativa di vita (46,3%), quasi la metà rispetto al livello di speranza di vita riscontrabile prima della guerra. È importante considerare che questa cifra non prende in considerazione gli effetti indiretti del conflitto sulla mortalità, per esempio le morti dovute all’impossibilità di accedere al sistema sanitario o alla malnutrizione; la speranza di vita sarebbe inferiore qualora tale informazione divenisse disponibile.

21. Secondo l’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (OHCHR), su un totale di 58.380 morti verificate fino al 15 luglio 2025, almeno il 46 per cento dei palestinesi uccisi a Gaza dal 7 ottobre 2023 erano donne (9.497) e bambini (17.921). In particolare, le vittime tra donne e bambini hanno rappresentato quasi il sessanta per cento del totale dei decessi registrati dal 18 marzo 2025 al 25 marzo 2025, data della ripresa delle operazioni militari israeliane. In particolare, le vittime tra donne e bambini hanno rappresentato quasi il sessanta per cento del totale dei decessi registrati dal 18 marzo 2025 al 25 marzo 2025, data della ripresa delle operazioni militari israeliane. Secondo l’OHCHR, nella Striscia di Gaza dal 18 marzo al 9 aprile 2025 vi sono stati 224 attacchi israeliani su edifici residenziali e tende in cui si rifugiano le persone sfollate. “In 36 attacchi nei quali l’Ufficio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha potuto corroborare l’informazione, le vittime mortali registrate erano solo donne e bambini.” Il 25 marzo 2025, Save the Children ha riferito che nella prima settimana dalla ripresa delle operazioni militari israeliane a Gaza sono stati uccisi più bambini che in qualsiasi altra settimana dal 7 ottobre 2023. La Commissione prende atto con allarme di una relazione secondo cui, fino al mese di maggio del 2025, i servizi segreti israeliani hanno dichiarato morti o probabilmente morti 8.900 militanti di Hamas e della Jihad islamica palestinese a Gaza. Considerando che, a questo punto, 53.000 palestinesi sono stati uccisi dagli attacchi israeliani, ciò significa che l’83% delle vittime a Gaza erano civili.

22. Israele ha utilizzato munizioni pesanti non guidate con un ampio margine di errore in aree residenziali densamente popolate. Il risultato di questi attacchi è coerente con la strategia dichiarata

adottata da Israele. Come ha dichiarato un portavoce delle forze di sicurezza israeliane, “Ci concentriamo su ciò che provoca il massimo danno.” La Commissione ha osservato che le forze di sicurezza israeliane hanno ripetutamente sottoposto le aree urbane della Striscia di Gaza a pesanti bombardamenti con armi esplosive ad ampio raggio, anziché con armi a guida di precisione (o “intelligenti”), causando la completa distruzione di interi quartieri. Il numero di bombe utilizzate da Israele dal 7 ottobre 2023 è straordinario anche rispetto ad altri conflitti mondiali. Un esperto militare ha affermato che “Israele sta sganciando in meno di una settimana ciò che gli Stati Uniti hanno sganciato in Afghanistan in un anno, in un’area molto più piccola e densamente popolata“. La Commissione ha constatato che l’Aeronautica Militare Israeliana (”IAF”) utilizza un’ampia gamma di aerei da combattimento equipaggiati con munizioni che hanno una grande capacità distruttiva, specialmente se utilizzate in aree popolate.

23. La Striscia di Gaza, con approssimativamente 2,3 milioni di residenti in un’area di 360 kilometri quadrati, ha una densità di popolazione alta di circa 6.300 persone per kilometro quadrato, tra le più densamente popolate al mondo. A Gaza le operazioni dell’esercito israeliano hanno preso di mira posizioni localizzate in aree densamente popolate da civili. Hanno preso di mira infrastrutture civili come gli edifici alti e i condominii residenziali di Gaza. Queste azioni hanno raso al suolo interi isolate urbani e quartieri residenziali sottoposti a pesanti bombardamenti prolungati. In molte occasioni, i bombardamenti israeliani hanno distrutto palazzi e complessi residenziali, uccidendo quasi tutti i civili che si trovavano al loro interno.

24. La Commissione ha indagato gli incidenti di vasta portata verificatisi tra l’ottobre e il dicembre del 2023, durante i quali le forze di sicurezza israeliane hanno attaccato quartieri civili, provocando un elevato numero di vittime tra la popolazione civile. Ad esempio, il 20 ottobre 2023, l’abitazione della famiglia Al‑Aydi nel campo profughi di Al‑Nuseirat è stata colpita da un attacco aereo in un’area che l’esercito israeliano aveva designato l’otto ottobre 2023 come zona sicura per i residenti della Striscia di Gaza settentrionale. Secondo Amnesty International, l’attacco israeliano ha ucciso 28 civili, tra cui 12 bambini. Una sopravvissuta ha raccontato ad Amnesty International il devastante evento: “Eravamo seduti in casa, era piena di persone, di bambini, di parenti. All’improvviso, senza alcun preavviso, tutto è crollato sulle nostre teste. Sono morti tutti i miei fratelli, i miei nipoti, le mie nipoti… È morta mia madre, sono morte le mie sorelle”.

25. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (“OMS”), tra il 7 ottobre 2023 e il 30 luglio 2024 Israele ha effettuato 498 attacchi contro strutture sanitarie nella Striscia di Gaza. In quegli attacchi sono state uccise direttamente 747 persone. La Commissione ha rilevato che a seguito di attacchi diretti contro gli ospedali sono stati uccisi dei bambini. Nel suo precedente rapporto ha concluso che gli attacchi contro le strutture sanitarie hanno causato direttamente la morte di civili, inclusi bambini e donne incinte, che stavano ricevendo cure o cercavano rifugio. Inoltre, a causa dell’assenza di cure mediche essenziali, molti palestinesi feriti che erano riusciti a raggiungere un ospedale sono comunque deceduti per le loro ferite.

26. È importante sottolineare che, per quanto riguarda il bersagliamento dei palestinesi lungo le rotte di evacuazione e nelle zone sicure, la Commissione ha rilevato che i palestinesi, comprese donne e bambini, sono stati direttamente presi di mira e uccisi, anche in assenza di ostilità nelle vicinanze e quando si trovavano da soli. Un episodio di questo tipo si è verificato il 13 ottobre 2023 in via Salah Al-Din, nella città di Gaza, dove un convoglio di evacuazione diretto verso sud è stato colpito da diversi proiettili nei pressi della stazione di servizio Esleem. L’attacco ha preso di mira non solo i veicoli civili in transito, ma anche i soccorritori e le squadre mediche chiaramente identificabili che stavano arrivando sul posto. Un testimone oculare ha riferito che circa 200 persone, per lo più donne e bambini, si trovavano sul suo stesso camion, vicino al luogo

dell’esplosione. Ha descritto come le esplosioni successive abbiano causato numerose vittime civili. Quando le squadre di emergenza sono arrivate e hanno iniziato a prestare assistenza ai feriti, si è verificato un altro attacco.

27. La Commissione segnala l’uccisione di cinque bambini vicino al distributore Faris, nel quartiere di Tel al Hawa, della Città di Gaza, il 29 gennaio 2024. In tale incidente, Bashar Hamada Hamouda e Enaam Mohammad Hamada sono stati uccisi delle forze di sicurezza israeliane mentre erano alla guida di un’automobile con cinque bambini a bordo (quattro bambine ed un bambino) tra cui Layan Hamada di 15 anni e la sua cuginetta di 5 anni, Hind Rajab. La Commissione ha accertato che l’auto della famiglia è stata presa di mira da colpi sparati da armi probabilmente montate su carri armati, uccidendo i genitori di Layan, Bashar ed Enaam, e altri tre fratelli, lasciando Layan e Hind ferite. La madre di Hind ha chiamato Bashar alle 12:00 e Layan ha risposto alla chiamata. A quel punto, il resto della famiglia era già stato ucciso. Layan era ancora viva almeno fino alle 14:45, quando ha risposto a una chiamata della Società della Mezzaluna Rossa Palestinese (SMRP). Durante questa chiamata, ha informato la SMRP che lei e Hind erano ferite e che c’era un carro armato nelle vicinanze. Layan è stata probabilmente uccisa intorno a quell’ora, poiché nella chiamata si sono sentiti degli spari e la linea è caduta. Le forze di sicurezza israeliane hanno anche sparato un un ordigno di carro armato contro l’ambulanza inviata sul posto, impedendo l’accesso alle vittime, tra cui Hind, che era ancora viva in quel momento. Hind è rimasta viva almeno fino alle 19:00 di quel giorno ed è poi deceduta.

28. In tutti i casi analizzati dalla Commissione in relazione agli attacchi lungo le vie di evacuazione e all’interno delle aree designate come sicure, la Commissione ha rilevato che le forze di sicurezza israeliane erano pienamente a conoscenza della presenza di civili palestinesi lungo le rotte di evacuazione e all’interno delle aree sicure, ma ciononostante hanno sparato e ucciso civili, alcuni dei quali (compresi bambini) tenevano in mano bandiere bianche improvvisate. Alcuni bambini, Alcuni bambini, anche di tenera età, sono stati colpiti alla testa dai cecchini.

29. La Commissione evidenzia anche i decessi causati dal blocco degli aiuti umanitari, in particolare di medicinali e attrezzature mediche, di cui si è impedito l’ingresso a Gaza. Il personale medico ha informato la Commissione di un aumento della morbilità materna e dei decessi neonatali e intrapartum, probabilmente dovuti alle condizioni estremamente difficili, tra cui la mancanza di spazio, farmaci e attrezzature. La Commissione ha intervistato un ginecologo‑ostetrico che ha parlato dei decessi delle pazienti in gravidanza da lui curate, che ha definito “vittime indirette della guerra”. Molti di questi decessi sono stati causati dalla mancanza di farmaci e trattamenti adeguati. In un caso, una donna incinta poco più che trentenne è morta all’ospedale Al‑Emirati di Rafah a causa di un’infezione (setticemia) insorta dopo un parto cesareo complicato. Il ginecologo‑ostetrico ha parlato anche di un’altra donna incinta da lui trattata all’Ospedale Europeo; la donna, che era diabetica, è morta per la mancanza di farmaci e cure adeguate.

30. La Fondazione Umanitaria per Gaza (GHF) un’organizzazione israeliana e statunitense creata per distribuire aiuti a Gaza, ha iniziato le sue operazioni nel maggio 2025. La Commissione osserva con allarme che, al 31 luglio 2025, “almeno 1.373 palestinesi sono stati uccisi mentre cercavano cibo; 859 nei pressi dei siti della Gaza Humanitarian Foundation e 514 lungo le rotte dei convogli alimentari”, da quando la GHF ha assunto la gestione della distribuzione degli aiuti a Gaza. Secondo le informazioni a disposizione della Commissione, alcuni di questi atti sono attribuibili a contraenti statunitensi. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) ha dichiarato che la maggior parte di queste uccisioni è stata compiuta dall’esercito israeliano. Secondo un portavoce dell’OHCHR, le uccisioni sono iniziate poco dopo l’avvio delle operazioni della GHF il 27 maggio 2025, “aggirando le Nazioni Unite e altre ONG consolidate” che operavano a Gaza prima della creazione della GHF. Il 27 giugno 2025, MSF ha pubblicato sul proprio sito web che,

quotidianamente, le sue équipe vedevano pazienti uccisi o feriti mentre cercavano di ottenere cibo da uno dei punti di distribuzione. Diversi medici hanno riferito ai Commissari che molti palestinesi, inclusi bambini, sono stati colpiti da spari mentre si trovavano presso i siti della GHF. Un medico d’emergenza a Gaza ha detto alla Commissione che il Complesso Medico Nasser aveva ricevuto un numero massiccio di feriti provenienti dal sito di ditribuzione della GHF a Rafah. Secondo il medico, le vittime — inclusi bambini — provenienti dal sito di distribuzione della GHF presentavano ferite da arma da fuoco, da schegge e da quadricottero. Ha riferito alla Commissione che tra le vittime minorenni vi erano una bambina di un anno e mezzo colpita da un singolo proiettile al torace mentre era tra le braccia della madre e, in un giorno diverso, una ragazza di 13 anni anch’essa colpita al torace. Un altro medico, anch’egli presente nel Complesso Medico Nasser, ha detto alla Commissione di aver ricevuto numerose vittime minorenni provenienti da due siti della GHF, tutte con ferite da arma da fuoco. Il 21 giugno 2025, il Commissario Generale dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei Rifugiati Palestinesi nel Vicino Oriente (“UNRWA”), riferendosi alla GHF, ha dichiarato che il “cosiddetto ‘meccanismo di aiuto’ è un’aberrazione che umilia e degrada persone disperate. È una trappola mortale, che costa più vite di quante ne salvi. Il cibo è trasformato in un’arma e i palestinesi sono disumanizzati, senza conseguenze.”

31. I palestinesi a Gaza sono stati attaccati nelle loro case, negli ospedali, nei rifugi (incluse scuole e luoghi di culto), durante le evacuazioni e nelle zone sicure designate. In diverse occasioni, civili, giornalisti, operatori sanitari, lavoratori umanitari e altre persone protette sono stati direttamente presi di mira e uccisi. Secondo il Ministero della Sanità di Gaza, al 15 aprile 2025 erano stati uccisi 1.400 operatori sanitari. Il 31 marzo 2025, il Commissario Generale dell’UNRWA ha dichiarato che un totale di 408 operatori umanitari erano stati uccisi a Gaza dal 7 ottobre 2023. Dal 7 ottobre 2023 al 23 luglio 2025, oltre 330 membri del personale UNRWA sono stati confermati come uccisi. Secondo quanto riportato, al 3 marzo 2025 almeno 170 giornalisti e operatori dei media erano stati uccisi a causa delle operazioni militari israeliane.

32. Le uccisioni sono avvenute persino durante i periodi di cessate il fuoco, in violazione dei termini del cessate il fuoco e senza alcun preavviso. Ad esempio, intorno alle 02:30 del mattino del 18 marzo 2025, mentre l’accordo di cessate il fuoco era ancora in vigore, Israele ha lanciato ondate di attacchi aerei su Gaza (Gaza nord, Gaza City, Deir el‑Balah, Khan Younis, Al‑Mawasi e Rafah) senza preavviso, uccidendo più di 404 palestinesi e ferendone oltre 562 entro mezzogiorno. Più della metà delle persone uccise erano bambini e donne: almeno 170 bambini e 80 donne. Defense for Children Palestine ha riferito che il numero di bambini uccisi in seguito a questi attacchi è stato uno dei più alti registrati in un solo giorno dal 7 ottobre 2023. Gli operatori sanitari della Striscia di Gaza hanno riferito alla Commissione di aver prestato cure a vittime minori con ferite da arma da fuoco riconducibili a colpi di cecchino e quadricottero. I medici hanno informato la Commissione che, in base alle testimonianze dei genitori, i minori erano soli quando sono stati colpiti (ad esempio, un bambino si trovava all’esterno per raccogliere legna da ardere) oppure che gli adulti presenti erano rimasti completamente illesi.

33. Le forze di sicurezza israeliane hanno affermato che i massicci attacchi condotti il 18 marzo 2025 o dopo tale data sono stati effettuati contro “obiettivi terroristici” appartenenti a Hamas “in conformità con il livello politico”, presumibilmente intendendo che fossero eseguiti su ordine del governo israeliano. Le aree colpite includevano rifugi che ospitavano sfollati palestinesi. Secondo il Ministro delle Finanze Israeliano Bezalel Smotrich, tali attacchi facevano parte di un processo graduale pianificato fin dall’inizio del Marzo del 2025.

34. La Commissione ha rilevato nei suoi precedenti rapporti che le forze di sicurezza israeliane hanno deliberatamente preso di mira e ucciso personale medico e operatori umanitari. Tra il 7

ottobre 2023 e il 30 luglio 2025, 48 membri dello staff e volontari della Società della Mezzaluna Rossa Palestinese (“PRCS”) sono stati uccisi, tra cui 28 mentre erano in servizio. Il personale medico ha dichiarato di ritenere di essere stato intenzionalmente preso di mira. Ad esempio, in relazione all’attacco del 29 gennaio 2024 contro una famiglia, inclusi cinque bambini, a bordo di un veicolo e contro un’ambulanza della PRCS, la Commissione ha concluso che la 162ª Divisione delle forze di sicurezza israeliane stava operando nell’area ed era responsabile dell’uccisione della famiglia di sette persone, così come del bombardamento dell’ambulanza, che ha causato la morte dei due paramedici al suo interno.

35. Un massacro particolarmente grave di operatori sanitari e umanitari palestinesi si è verificato a Tal as‑Sultan, nell’area di Rafah, il 23 marzo 2025. La Commissione osserva che vi sono stati almeno tre distinti episodi avvenuti lo stesso giorno nell’area di Tal as‑Sultan a Rafah. Le conclusioni riportate di seguito si riferiscono a due di questi episodi e si basano sull’indagine della Commissione.

36. Il 23 marzo 2025, alle 03:49, due unità di ambulanza sono state inviate da località diverse per rispondere all’attacco contro un’abitazione civile. Una volta giunta sul posto e valutata la situazione, la prima unità di ambulanza ha confermato che non vi era bisogno di ulteriore assistenza e ha informato l’operatore della centrale che la seconda unità poteva rientrare alla base della PRCS (Società della Mezzaluna Rossa Palestinese). La prima unità di ambulanza è quindi rientrata alla base PRCS senza problemi. Tuttavia, poiché i tentativi di contattare la seconda unità non ebbero successo, la prima unità è stata nuovamente inviata alle 04:39 per cercare la seconda ambulanza. Alle 04:53, i membri della prima unità hanno visto la seconda ambulanza parcheggiata sul lato destro della strada e hanno immediatamente richiesto rinforzi, riferendo che l’equipaggio era sotto attacco. Di conseguenza, un convoglio composto da altre due unità di ambulanza della PRCS è stato inviato nell’area, accompagnato da due veicoli della Protezione Civile Palestinese. Le conclusioni della Commissione si concentrano sul primo attacco contro la seconda unità di ambulanza e su un successivo attacco contro il convoglio (la prima unità di ambulanza, altre due unità della PRCS e due veicoli della Protezione Civile Palestinese), i quali, a un certo punto, hanno tutti perso il contatto con la base PRCS.

37. La Commissione osserva che solo il 27 marzo 2025, quattro giorni dopo gli incidenti, una squadra guidata dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (“OCHA”) è stata finalmente autorizzata ad accedere al sito nell’area di Tal as‑Sultan, a Rafah. Quel giorno, la squadra ha trovato il corpo di un membro della Protezione Civile. Il capo dell’Ufficio OCHA nel Territorio Palestinese Occupato, Jonathan Whittall, ha dichiarato che “le ambulanze sono state sepolte nella sabbia. C’è un veicolo dell’ONU qui, sepolto nella sabbia. Una ruspa — una ruspa delle forze israeliane — li ha seppelliti.” Cinque giorni dopo l’incidente, in una dichiarazione all’Agenzia AFP del 28 marzo 2025, le forze di sicurezza israeliane hanno affermato che i veicoli “si erano avvicinati in modo sospetto alle truppe” e che i soldati “hanno risposto aprendo il fuoco contro i veicoli sospetti, eliminando un certo numero di membri di Hamas e della Jihad Islamica”. Il 30 marzo 2025, la squadra di soccorso tornò sul posto e recuperò altri 14 corpi (sepolti) in una fossa commune. In totale, furono recuperati 15 corpi: otto di membri della Società della Mezza Luna Rossa Palestinese (PRCS), sei delle Forze di Protezione Civile Palestinesi ed un impiegato dell’UNRWA.

38. Il 31 marzo 2025, un portavoce militare israeliano, Nadav Shoshani, ha dichiarato su X che le forze di sicurezza israeliane avevano aperto il fuoco contro “diversi veicoli non coordinati [che] erano stati identificati mentre avanzavano in modo sospetto verso le truppe [delle forze di sicurezza israeliane] senza fari o segnali di emergenza”. Ha aggiunto che le forze di sicurezza israeliane avevano eliminato un totale di nove militanti palestinesi. Il 2 aprile 2025, le forze di sicurezza israeliane hanno pubblicato un comunicato stampa che riecheggiava il post di Shoshani su X e

aggiungeva che le forze di sicurezza israeliane avevano “eliminato un certo numero di terroristi di Hamas e della Jihad Islamica” e che l’incidente era oggetto di indagine.

39. Un video è stato successivamente recuperato dal telefono cellulare di uno degli operatori umanitari uccisi il 23 marzo 2025. Il video, pubblicato dalla PRCS il 5 aprile 2025, ha confermato che “un convoglio di ambulanze e un camion dei pompieri, chiaramente contrassegnati, con fari e luci lampeggianti accesi, stava viaggiando verso sud su una strada a nord di Rafah nelle prime ore del mattino” del 23 marzo 2025. I primi soccorritori sono stati accolti da colpi d’arma da fuoco provenienti dall’area circostante per almeno cinque minuti e mezzo mentre tentavano di ispezionare l’ambulanza ferma sul lato della strada. È importante sottolineare che dal convoglio non era stato sparato alcun colpo prima dell’attacco, né durante l’intero episodio.

40. In base alle informazioni pervenute, un consulente forense che ha esaminato cinque dei corpi ha dichiarato che tutte le vittime sono morte per ferite da arma da fuoco e, in particolare riguardo a tre di esse, “si osserva che i proiettili erano diretti alla testa di una persona, al cuore di un’altra, e una terza era stata colpita da sei o sette proiettili al torso”. Il 4 aprile 2025, il dottor Younis Al‑Khatib, Presidente della PRCS, ha dichiarato in una conferenza stampa che gli operatori umanitari “sono stati presi di mira da distanza molto ravvicinata”.

41. Il 5 aprile 2025, un ufficiale militare avrebbe dichiarato che “c’erano dei terroristi lì, ma questa indagine non è conclusa” e che “la persona che fornisce il resoconto iniziale si sbaglia”.

42. La Commissione ha esaminato le testimonianze di due persone che hanno vissuto l’accaduto: una era un paramedico volontario della PRCS appartenente alla seconda unità di ambulanza inizialmente inviata alle 03:49 del 23 marzo 2025, e l’altra un medico che stava andando a pescare. Secondo quanto dichiarato dal paramedico volontario, l’ambulanza in cui questo si trovava è stata attaccata, e due dei suoi colleghi sono stati uccisi. Lui invece è stato picchiato sulla schiena con i calci dei fucili, gli hanno sputato addosso e lo hanno accusato di essere un terrorista. Separatamente, il medico e suo figlio dodicenne sono stati detenuti e, in un momento successivo, trattenuti insieme al paramedico volontario. Sia il paramedico volontario sia il medico hanno dichiarato che i fari e i segnali di emergenza dei veicoli del convoglio che si avvicinava all’area erano accesi e che i veicoli del convoglio erano fermi quando è iniziata la sparatoria. Il paramedico volontario ha detto che, successivamente, “circa 20 carri armati israeliani e circa 100 soldati israeliani sono arrivati sulla scena […] e hanno scavato quattro grandi buche nel terreno”. Il New York Times ha confermato che le immagini satellitari mostravano “le quattro ambulanze e il camion della Protezione Civile raggruppati sul lato della strada, vicino al punto in cui sono stati poi sepolti. Tre bulldozer, una ruspa e carri armati israeliani erano nelle vicinanze”. Il paramedico volontario ha detto che, quando era pieno giorno, ha visto un bulldozer Caterpillar D9 “schiacciare cinque ambulanze e il camion dei pompieri e spingerli in una delle buche”. Il medico ha detto di aver visto “il bulldozer spingere i corpi nel terreno insieme ai veicoli”.

43. Le Forze di sicurezza israeliane hanno pubblicato un riepilogo delle loro indagini il 20 aprile 2025, sostenendo che “l’incidente si è verificato in uno scenario di combattimento ostile e pericoloso” e che gli spari erano stati esplosi perché le forze di sicurezza israeliane (in particolare l’Unità di Ricognizione Golani) erano “minacciate in modo reale e immediato”. Il riepilogo aggiungeva inoltre che il “comandante inizialmente non aveva identificato che si trattasse di ambulanze, a causa della visibilità limitata durante la notte”. L’indagine ha inoltre concluso che “sono stati riscontrati diversi errori professionali e deviazioni dagli ordini, insieme a un’omissione nel riportare pienamente l’incidente”.

44. La Commissione ritiene che la risposta israeliana sia carente, erronea e fuorviante. In primo luogo, il video, girato da uno degli operatori umanitari prima di essere ucciso, ha smascherato la falsa narrativa delle autorità israeliane. Il video, reso pubblico il 5 aprile 2025, ha dimostrato che non si udiva alcun colpo attivo di arma da fuoco prima degli spari delle forze di sicurezza israeliane. In secondo luogo, anche se l’area fosse stata ostile, come sostenuto dalle forze di sicurezza israeliane, i veicoli del convoglio erano chiaramente identificabili tramite i loghi, le sirene e le luci di emergenza. Eppure, anche dopo la pubblicazione del video, le forze di sicurezza israeliane hanno rifiutato di assumersi la responsabilità e hanno liquidato le uccisioni come “un errore”. È significativo che l’indagine sia stata avviata solo a seguito di un’enorme pressione pubblica. In terzo luogo, la Commissione osserva che la condotta dell’unità Golani il 23 marzo 2025 era coerente con le istruzioni impartite dal suo comandante in un video datato 4 aprile 2025, nel quale diceva ai soldati: “Chiunque incontriate è un nemico. Se vedete una figura, aprite il fuoco, neutralizzate la minaccia e andate avanti. Non esitate, non dubitate”. La Commissione rileva inoltre un modello costante di comportamento da parte delle forze di sicurezza israeliane dopo gli attacchi, consistente nel negare e spostare le responsabilità finché non emergono prove che contraddicono la loro narrativa; e anche in tali casi, le forze di sicurezza israeliane hanno costantemente rifiutato di assumersi la responsabilità, attribuendo spesso la colpa a errori individuali. La Commissione conserva informazioni sull’identità delle persone di interesse all’interno delle forze di sicurezza israeliane per questo incidente. La Commissione ha presentato al governo israeliano una istanza al fine di ottenere il rapporto completo ma non ha, fino ad oggi, ricevuto alcuna risposta.

iii. Analisi e conclusioni

45. La Commissione ribadisce le sue conclusioni secondo cui (i) le forze di sicurezza israeliane hanno ucciso intenzionalmente civili palestinesi a Gaza utilizzando munizioni ad ampio impatto che hanno causato un numero elevato di morti e (ii) tali azioni sono state condotte con la consapevolezza che avrebbero provocato la morte di civili palestinesi. Nel suo precedente rapporto, la Commissione ha rilevato che la condotta delle forze di sicurezza israeliane costituisce il crimine di guerra di uccisione intenzionale quando gli attacchi comportano la morte dei civili palestinesi. Dopo aver concluso nei suoi precedenti rapporti che sono stati commessi il crimine contro l’umanità di omicidio e il crimine di guerra di uccisione intenzionale, la Commissione ha analizzato la portata delle uccisioni e ha concluso che le uccisioni di civili palestinesi sono state condotte su larga scala, per un periodo di tempo significativo e in un’ampia area geografica. Le vittime dei bombardamenti non sono state selezionate o prese di mira come singoli civili. Al contrario, le vittime sono state prese di mira collettivamente a causa della loro identità di palestinesi. La Commissione ha pertanto concluso che le autorità israeliane hanno commesso il crimine contro l’umanità di sterminio nella Striscia di Gaza uccidendo civili palestinesi.Sebbene il numero delle vittime non sia rilevante affinché un atto costituisca un atto di genocidio, la Commissione osserva che tale numero può essere preso in considerazione per stabilire l’intento genocidario, come discusso di seguito.

46. Nel suo precedente rapporto, la Commissione ha rilevato che le forze di sicurezza israeliane intendevano prendere di mira e attaccare civili palestinesi, inclusi bambini, donne, persone con disabilità e anziani, durante la loro evacuazione, all’interno delle zone sicure designate e nei rifugi. In particolare, per quanto riguarda i bambini, la Commissione ha constatato che era prevedibile, in molte occasioni, che civili — compresi i bambini — si trovassero nelle aree colpite dalle forze di sicurezza israeliane (ad esempio, edifici residenziali, scuole dell’UNRWA, strutture mediche e zone sicure designate) e che le forze di sicurezza israeliane intendessero prendere di mira civili palestinesi a Gaza, inclusi i bambini.

47. Nei suoi precedent rapporti la Commissione ha anche riscontrato come le forze di sicurezza israeliane abbiano preso di mira e ucciso in modo deliberato il personale medico palestinese e il personale dei servizi di soccorso di Gaza. La Commissione rileva inoltre che le forze di sicurezza israeliane hanno sparato contro il personale di primo soccorso il 23 marzo 2025 e, che a causa della lunga durata della sparatoria, sia ragionevole concludere che le forze di sicurezza israeliane abbiano avuto l’intenzione di uccidere le loro vittime e sapessero che le vittime erano palestinesi.

48. Sulla base di quanto sopra, la Commissione rileva che le forze di sicurezza israeliane erano consapevoli che le loro operazioni militari dal 7 ottobre 2023 avrebbero causato la morte di palestinesi a Gaza. Inoltre, considerando la durata delle operazioni militari e le segnalazioni dell’alto numero di morti, è ragionevole ritenere che le autorità israeliane fossero a conoscenza dell’elevato numero di vittime a Gaza dal 7 ottobre 2023. Ciononostante, le autorità israeliane non sono intervenute per modificare i mezzi e i metodi di guerra impiegati; al contrario, le operazioni militari sono proseguite nel tempo e hanno causato un numero ancora maggiore di morti palestinesi. La Commissione conclude pertanto che le autorità israeliane intendevano uccidere il maggior numero possibile di palestinesi attraverso le loro operazioni militari a Gaza dal 7 ottobre 2023 e sapevano che i mezzi e i metodi di guerra impiegati avrebbero causato morti di massa tra i palestinesi, compresi i bambini. La Commissione osserva inoltre che le morti sono state il risultato dell’inflizione deliberata di condizioni di vita volte a provocare la distruzione dei palestinesi nella Striscia di Gaza, in particolare il blocco dell’ingresso di medicinali, attrezzature mediche, cibo e acqua. La Commissione rileva che le autorità israeliane sapevano che bloccare l’ingresso degli aiuti umanitari a Gaza avrebbe portato alla morte dei palestinesi nella Striscia. Per le ragioni sopra esposte, la Commissione conclude che le autorità israeliane intendevano uccidere e causare la morte dei palestinesi a Gaza attraverso le operazioni militari e le strategie di guerra impiegate.

49. La Commissione riscontra che l’uccisione dei palestinesi dal 7 di ottobre del 2023 è avvenuta principalmente attraverso tre diversi mezzi: (i) uccisioni mediante attacchi contro beni protetti (come abitazioni civili e strutture sanitarie) in cui erano presenti civili; (ii) presa di mira di civili e altre persone protette, ad esempio durante le evacuazioni, all’interno delle zone sicure o nei rifugi; e (iii) morti dovute all’inflizione deliberata di condizioni di vita volte a provocare la distruzione dei palestinesi nella Striscia di Gaza, come il blocco dei medicinali, delle attrezzature mediche e degli aiuti umanitari diretti a Gaza.

50. Per tanto, la Commissione conclude che sia l’actus reus (elemento fisico) che la mens rea (elemento psicologico) dell’atto di ‘uccisione di membri del gruppo’ ai sensi dell’articolo II(a) della Convenzione sul Genocidio sono dimostrati.


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