Quando ho scritto il breve articolo sullo sciopero generale e la grande manifestazione a Brescia, non si sapeva ancora dei tafferugli scatenati dalle cosiddette “forze dell’ordine” all’ingresso nord della galleria. Circa 700/800 giovani, in maggioranza studenti medi reduci dalla loro probabile prima esperienza, quella del 17 ottobre, hanno deciso di proseguire il corteo, che la maggioranza dei partecipanti aveva considerato finito in Piazza Loggia. Tentando di aggirare i cordoni della polizia tra Piazza Loggia e Piazza Duomo (destinazione finale del corteo di due settimane fa) sono risaliti per via San Faustino, Fossa Bagni e tentato di entrare in galleria da nord. Lì hanno preso un po’ di manganellate e qualche lacrimogeno dai solerti “difensori dell’ordine costituito”, cioè del regime attuale ed in genere dell’ordine capitalistico. Qualche ragazzo/a contuso/a, per fortuna in modo non grave. Durante il pomeriggio, sulle varie chat “di movimento” sono apparsi molti commenti. La maggior parte di solidarietà con i ragazzi. Ma non pochi sono stati piuttosto critici con la loro scelta di proseguire con un corteo “selvaggio”. Alcuni perché ritenevano rischioso, in questo clima di regime poliziesco, dar vita a cortei “non autorizzati”, tenuto conto dei rapporti di forza sfavorevoli (dal punto di vista della capacità di usare la violenza, infinitamente maggiore da parte dei corpi repressivi). Altri, molto discutibili, erano condizionati da un approccio legalitario e rinunciatario che ha poco a che fare non solo con la sinistra rivoluzionaria, ma persino con la sinistra tout court. A parte il fatto che in Italia non dovrebbe esistere il concetto di “manifestazione autorizzata”, visto che la Costituzione, al di là dei suoi limiti notori, prevede solo il “preavviso” di manifestazione. Che può essere soggetta a divieti (in casi eccezionali) o a “prescrizioni” (limitare alcune piazza, alcuni percorsi, ecc.). Parlare di “autorizzazioni” vuol dire, visto che le parole sono pietre, accettare il linguaggio dell’avversario. Un avversario che, nel caso specifico dell’attuale regime, ha il DNA fascista, temperato dal doppio petto (sempre molto relativo e fragilissimo) innescato dallo “sdoganamento” berlusconiano ormai più che trentennale del MSI, poi AN, poi FdI. Per questi “post” fascisti (ma i leghisti non sono da meno) l’unico residuo di democrazia borghese e liberale che sono disposti a concederci è quello di andare alle urne ogni 5 anni per scegliere quale padrone deve governarci. E non escluderei che, prima o poi (come fece il loro ispiratore un secolo fa) si decidano a togliere pure questo residuo “diritto”. Tornando ai nostri commentatori “moderati”, scandalizzati o comunque scontenti del ribellismo spontaneistico di queste centinaia di giovanissimi, mi sentirei di invitarli ad uscire dal ruolo di “bacchettatori” dei giovani inesperti e “avventuristi”. Astrattamente, preferirei pure io che si tornasse ai cortei super-organizzati di mezzo secolo fa, con gli spezzoni ben ordinati in cordoni, con un servizio d’ordine efficiente, con slogan, bandiere e striscioni super-politicizzati, ecc. Ma, appunto, è passato mezzo secolo. Mezzo secolo di sconfitte sempre più disastrose. Mezzo secolo in cui il “pensiero unico” del capitalismo (liberista, sovranista, protezionista, poco importa) ha, se non spazzato via, ridotto ai minimi termini l’influenza dei rivoluzionari (nel senso più ampio e generoso del termine). Addirittura il riformismo socialdemocratico appare oggi quasi “sovversivo”, al punto che, se rinascesse Turati, non mi stupirei di trovarlo iscritto ad uno dei tanti partitini o centri sociali della sinistra “radicale”. Questi ragazzini sono nati dopo la fine del movimento “alterglobalista”. Per loro non solo il ’68 o il ’77 sono Storia lontanissima, ma persino Genova 2001 è, se va bene, una lontana eco raccontata, forse, dai genitori. Per cui cerchiamo di lasciare che si “facciano le ossa” (evitando se possibile di farsele rompere dai manganelli di PS e Carabinieri), facendo un passo indietro. E difendendo il loro diritto a “volere tutto”, come facevamo noi alla loro età, senza che gli sgherri dell’ordine costituito decidano a manganellate cosa possono o non possono fare.

Flavio Guidi


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