Capitolo 3. Atti costitutivi di genocidio

D. Misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo

i. Quadro normativo

148. Al fine di stabilire l’actus reus (l’azione criminale) nell’ambito di questa fattispecie, la Commissione osserva che le misure imposte non devono necessariamente essere di natura fisica, ma possono anche essere di natura psicologica o sociale, ad esempio quando i membri di un gruppo possono essere indotti, tramite minacce, traumi o disposizioni di legge, a non poter concepire o a decidere di non procreare.

149. Per quanto riguarda la mens rea (l’elemento soggettivo o l’intezione criminale), occorre accertare che la misura fosse volta a privare la vittima della capacità e della possibilità di concepire e di partorire. Pertanto, non è necessario dimostrare l’effettiva prevenzione delle nascite all’interno del gruppo, purché si accerti che le misure imposte fossero volte a impedire le nascite.

ii. Resoconto dei riscontri fattuali

150. Gli attacchi alle strutture sanitarie, comprese quelle che offrono assistenza e servizi di salute sessuale e riproduttiva, hanno colpito circa 545.000 donne e ragazze in età riproduttiva a Gaza. Gli attacchi diretti contro i principali reparti di maternità dell’Ospedale Shifa e del Complesso medico Nasser a Khan Younis ne hanno reso impossibile il funzionamento per alcuni periodi. Le strutture specificatamente designate come centri di assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva sono state prese di mira direttamente o costrette a cessare le operazioni. Tra queste figurano l’Ospedale ostetrico degli Emirati, l’Ospedale Awdah e l’Ospedale Sahabah, che rappresentano le principali strutture di assistenza sanitaria materna nel sud e nel nord di Gaza. Parallelamente, diversi reparti di maternità in altri ospedali sono stati costretti a chiudere, compreso il reparto di maternità dell’Ospedale Aqsa nel gennaio 2024. Nel luglio 2025, è stato riferito che l’erogazione dei servizi di salute riproduttiva è aumentata, con 13 ospedali e quattro ospedali da campo che fornivano assistenza ostetrica; tuttavia, queste strutture erano ostacolate dalla carenza di personale, dalle lacune nelle forniture e dalle infrastrutture danneggiate, che limitavano la capacità delle donne incinte di raggiungere tali strutture.

151. In particolare, la Commissione ha indagato l’attacco contro la clinica di fecondazione in vitro Al-Basma, la più grande clinica di fertilità di Gaza. La clinica è stata bombardata nel dicembre 2023; secondo quanto riferito, l’attacco avrebbe distrutto circa 4.000 embrioni e 1.000 campioni di sperma e ovuli non fecondati. Secondo quanto riportato, il centro di fecondazione in vitro Al-Basma accoglieva da 2.000 a 3.000 pazienti al mese, effettuando circa 70-100 procedure di fecondazione in vitro al mese. L’assedio di Gaza e la conseguente mancanza di rifornimenti di azoto liquido, utilizzato per mantenere freddi i serbatoi di stoccaggio, hanno creato notevoli difficoltà al funzionamento della clinica e alla conservazione del materiale riproduttivo durante i primi mesi di guerra. Il materiale riproduttivo conservato è andato completamente perduto quando la banca genetica è stata attaccata all’inizio di dicembre 2023. Durante l’attacco, il laboratorio di embriologia è stato colpito direttamente e tutto il materiale riproduttivo conservato al suo interno è stato distrutto.

152. La Commissione ha stabilito, attraverso l’analisi visiva delle fotografie provenienti dalla scena, che i gravi danni riportati dall’esterno e dall’interno dell’edificio sono stati causati da un proiettile di grosso calibro, con ogni probabilità un colpo sparato da un carro armato delle forze di sicurezza israeliane. Le immagini satellitari indicano che l’area circostante la clinica ha subito danni estesi a causa delle ostilità. Il Centro era un edificio indipendente, chiaramente contrassegnato con il nome della clinica. In una dichiarazione rilasciata all’emittente statunitense ABC News, un portavoce delle forze di sicurezza israeliane ha affermato che queste non erano a conoscenza di tale specifico attacco.

Le forze di sicurezza israeliane hanno inoltre dichiarato di adottare misure ampie per mitigare i danni ai civili e nella gestione di strutture che richiedono una protezione speciale, e di non aver deliberatamente preso di mira infrastrutture civili, incluse le cliniche di fecondazione in vitro. La Commissione non ha rinvenuto alcuna informazione credibile che indichi che l’edificio fosse utilizzato per scopi militari. La Commissione ha accertato che le autorità israeliane erano consapevoli che il centro medico fosse una clinica per la fertilità e che ne hanno intenzionalmente pianificato la distruzione. Pertanto, la Commissione ha concluso che la distruzione della clinica di fecondazione assistita Al‑Basma costituisce una misura volta a impedire le nascite tra i palestinesi a Gaza.

iii. Analisi e conclusioni

153. La Commissione sottolinea che la clinica di fecondazione in vitro Al‑Basma costituiva il principale centro di procreazione medicamente assistita nella Striscia di Gaza. Le forze di sicurezza israeliane hanno lanciato un proiettile di carro armato che ha colpito direttamente la clinica, provocando l’esplosione di cinque serbatoi di azoto liquido e distruggendo, di conseguenza, tutto il materiale riproduttivo lì conservato per future concezioni di persone palestinesi. La Commissione evidenzia inoltre che questa clinica di fecondazione in vitro è stata l’edificio che ha subito i danni più gravi rispetto alle strutture adiacenti, circostanza che indica che essa fosse l’obiettivo principale dell’attacco. Considerando: (i) che le forze di sicurezza israeliane hanno lanciato un proiettile che ha colpito direttamente la clinica, un edificio indipendente situato all’interno di un complesso; (ii) la precisione del colpo che ha causato l’esplosione dei serbatoi di azoto; (iii) l’assenza di qualsiasi minaccia credibile proveniente dalla clinica; e (iv) l’entità dei danni riportati dalla clinica rispetto agli edifici circostanti, risulta ragionevole concludere che le forze di sicurezza israeliane fossero a conoscenza della funzione della struttura e intendessero colpirla e distruggere il materiale riproduttivo al suo interno. È rilevante notare che la Commissione ha anche ascoltato un testimone, il quale ha riferito che i periti balistici consultati sono stati in grado di concludere che la clinica era stata “sottoposta a un attacco diretto significativo”.

154. Sebbene la prevenzione effettiva delle nascite non sia necessaria per accertare la commissione di questo atto genocidario sottostante, la Commissione richiama comunque l’attenzione sulla testimonianza resa alla Commissione da una dottoressa esperta in medicina riproduttiva. Secondo l’esperta, l’attacco alla clinica di fecondazione in vitro “avrà ripercussioni per le generazioni a venire. I bambini che avrebbero dovuto nascere da questi 5.000 campioni riproduttivi non esisteranno mai. Le famiglie saranno per sempre cambiate e le linee genealogiche potrebbero interrompersi a causa della perdita di questi tessuti riproduttivi.” La Commissione ha già concluso, in un precedente rapporto, che la distruzione della clinica di fecondazione assistita Al‑Basma costituisce una misura volta a impedire le nascite tra i palestinesi a Gaza.

155. Per tanto, la Commissione conclude che l’actus reus (azione, o elemento oggettivo del delitto) e la mens rea (intenzione o elemento soggettivo del delitto) relativi all’“imposizione di misure volte a impedire le nascite all’interno del gruppo”, ai sensi dell’articolo II(c) della Convenzione sul genocidio, risultano accertati.


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