Lula ha sconfitto Bolsonaro. Gli studenti serbi hanno vinto contro il blocco della destra nazionalista. In Bulgaria il candidato più “guerrafondaio” è in difficoltà. Sanchez e i suoi alleati del Frente Amplio stanno rimontando nei sondaggi. La Linke, che ha vinto le elezioni a Berlino, forma il governo del Land con Verdi e SPD. Devo rallegrarmi? Ebbene sì. Senza esagerare. Senza pensare che queste “vittorie” risolvano i problemi della nostra classe, della sinistra più o meno rivoluzionaria (radicale? antagonista? alternativa?). Nel migliore dei casi si tratta di una vittoria della sinistra riformista, di quelli che non vogliono certo rovesciare il capitalismo, ma al massimo ridistribuire un po’ di briciole (magari, visti i tempi che corrono, un po’ più grosse del nulla degli ultimi decenni) ai proletari, agli sfruttati. Per tenerli buoni? Certamente. Ma se permettete preferisco avere davanti a me ancora un po’ di tempo e di spazio per ri-organizzarmi, per fare propaganda e agitazione (che brutti termini vetero-leninisti). E preferisco che dedichino strade, piazze, parchi, ad un Andreu Nin o a un Salvador Segui (come è successo a Barcellona) che a Ramelli od Almirante (piccole soddisfazioni che sono solo mie e di pochi altri, lo so). Poco? Sicuramente. Devo rassegnarmi a ringraziare, col cappello in mano, i vincitori, e magari appoggiarli politicamente? Per nulla. Però insisto: meglio opporsi ai governi dei riformisti e dei centrosinistri che a quelli dei fascisti. Pur sapendo benissimo che non c’è più trippa per gatti, o ce n’è pochissima. Che i tempi delle “riforme” vere (che comunque non mi bastavano, perché volevo e voglio abolire il capitalismo in toto) sono tramontati da un pezzo. Ma preferisco, sarà per pusillanimità, che mi prendano a sberle piuttosto che a coltellate. In attesa di riuscire a costruire la possibilità di darle io, e quelli come me, quelle sberle. Definitivamente.
Flavio Guidi
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