L’idea di trattare il tema della religione in relaziona alle destre europee è diventato quanto mai attuale grazie allo scisma in atto nella chiesa cattolica.
Lo “scisma di destra” nella Chiesa Cattolica fa riferimento principalmente al movimento tradizionalista lefebvriano. Questo gruppo intransigente rifiuta il Concilio Vaticano II e le sue riforme. Il fenomeno coinvolge la parte più tradizionalista e conservatrice del mondo cattolico. Le tensioni riguardano tematiche come:
- Il rifiuto della riforma liturgica (legata alla messa in latino).
- Il rigetto del dialogo interreligioso e della laicità dello Stato.
- La resistenza alle aperture pastorali e alle riforme di Papa Francesco e dei suoi successori.
Questi gruppi, pur rappresentando una minoranza, hanno un forte peso simbolico e mediatico, cercando spesso alleanze con movimenti politici di destra radicale e populista (come l’area MAGA – vedi nota 1)
E’ interessante soprattutto il tema del rifiuto della laicità dello stato, perché si sposa bene con le teorie remigrazioniste che abbiamo trattato in precedenza che parlano della “tradizione cristiana dell’Europa”.
Quando parliamo dei fondamentalismi delle religioni del libro, cioè della Bibbia, ci soffermiamo da tempo sul fondamentalismo islamico, più recentemente sul fondamentalismo ebraico, ma questo scisma ci aiuta a ricordare che in quanto a tradizione fondamentalista il cristianesimo non è secondo a nessuno.
Possiamo dire che il pensiero cristiano è sempre stato un pensiero dinamico, che si è adattato a tanti contesti e a tante tendenze. Si consideri che il cristianesimo nel mondo si divide in cinque principali confessioni: Cattolicesimo, Ortodossia, Protestantesimo, Anglicanesimo e le Chiese ortodosse orientali. Sebbene tutte abbiano come fondamento Gesù Cristo, si differenziano per dogmi, autorità centrale e liturgia. Queste grandi famiglie si suddividono ulteriormente in migliaia di chiese e denominazioni indipendenti.
Si definisce cristiana circa un terzo della popolazione mondiale (vedi nota 2) e benchè i cattolici rappresentino il 16,9 % della popolazione del mondo cui si somma un altro 16,5 % delle altre confessioni, si riconosce la supremazia rappresentativa del cattolicesimo come congregazione più grande.
Se il cristianesimo si è sviluppato come blanda forma di riscatto per le classi meno abbienti nell’impero romano, la sua diffusione nel nord Africa e nel sudovest dell’Asia del tempo, zona in cui Costantino spostò la capitale dell’impero che non a caso si chiamava Costantinopoli, indussero l’imperatore a porsi il problema di come governare questo nuovo culto. Decise dunque di diventarne il capo, poiché l’imperatore era capo di ogni culto religioso dell’epoca, convocandone il primo concilio. L’obiettivo era quello di sedare le continue liti dottrinali che caratterizzavano un culto relativamente nuovo come quello cristiano, ma proprio le liti dottrinali rappresentavano ed hanno sempre rappresentato la ricchezza del culto cristiano. Come ogni idea umana, le circostanze determinano l’evolversi delle idee e, lentamente, la religione che diventerà religione imperiale con Teodosio, si rivelerà assai funzionale alle necessità di una realtà cosmopolita come quella romana, ma si può anche dire che la visione cosmopolita del cristianesimo è generata dal contesto nel quale si potè sviluppare. Del resto anche il diverso destino del cristianesimo nell’impero romano d’oriente che si relaziona ad un potere centrale del quale resta subalterno, si differenzia da quella dell’impero romano d’occidente che è in sfacelo e produce la necessità di costruire una struttura che tenga insieme il cristianesimo in un contesto politico in continua trasformazione. Lentamente il patriarca di Roma contende il primato a quello di Costantinopoli, fino a fondare due diverse interpretazioni dottrinali che produrranno due destini differenti a quelle che diventeranno due strade differenti della stessa matrice originaria.
Si noti: non è stata la chiesa romana a perseguire un ideale strategico di dominazione, ma lo sfarinamento dell’impero la rese l’unica struttura imperiale destinata a continuare nel tempo.
E’ interessante notare la differenza tra il cristianesimo cattolico e quello della terza separazione, quella del protestantesimo. La si vede molto bene nel diverso atteggiamento imperiale messo in atto da tre diverse ex superpotenze imperiali: la Spagna, la Francia e poi l’Inghilterra.
D’entrata possiamo dire che le due potenze coloniali cattoliche, Spagna e Francia, pur attuando politiche tremende di conversione forzata, non avevano un atteggiamento genocidario come quello tenuto dalla potenza inglese nella colonizzazione della America del Nord.
Vediamo quali sono, a grandi linee i tre atteggiamenti dottrinali:
Spagna.
Nella Spagna del XVI secolo non fu l’Inquisizione a giudicare lo spirito dei nativi americani, bensì la Corona e la Chiesa cattolica, tramite la celebre Giunta di Valladolid. Il dibattito si concentrò su due visioni opposte: per il filosofo Juan Ginés de Sepúlveda erano “schiavi naturali” privi di ragione, mentre per il vescovo Bartolomé de Las Casas avevano piena dignità e anima immortale.
Nonostante l’Inquisizione spagnola fosse attiva nelle colonie, la sua giurisdizione riguardava quasi esclusivamente i coloni europei accusati di eresia o i convertiti (ebrei e musulmani), non i nativi, che venivano considerati “neofiti” della fede.
La concezione dell’anima indigena passò attraverso tre fasi principali:
- La natura dubbia (Inizio ‘500): Sotto Cristoforo Colombo, gli indigeni venivano considerati creature primitive o selvagge, ma presto i missionari (soprattutto i Domenicani, come Antonio de Montesinos) si opposero allo schiavismo riconoscendo in loro esseri umani dotati di anima, capaci di comprendere il Vangelo.
- La Controversia di Valladolid (1550-1551): Papa Paolo III aveva già stabilito che gli indios erano uomini liberi con un’anima, ma Carlo V volle un dibattito etico per giustificare la conquista. Da una parte Sepúlveda sosteneva che fossero “barbari” e inferiori; dall’altra Las Casas ne difendeva l’umanità, descrivendoli come miti e pacifici.
- La conversione forzata e l’Inquisizione: Riconosciuta l’anima, la Corona impose un massiccio programma di evangelizzazione. L’Inquisizione intervenne indirettamente reprimendo le pratiche religiose e culturali tradizionali native—considerate superstizioni o patti col demonio—imponendo loro il cattolicesimo con la forza.
Francia.
Le giustificazioni teologiche dell’imperialismo francese si fondono con il concetto di missione civilizzatrice (la mission civilisatrice), un’ideologia che ha unito profondamente l’universalismo cattolico e il progetto coloniale dello Stato francese. Le principali argomentazioni teologiche e morali includevano:
- Evangelizzazione e Provvidenza: La convinzione che la Francia avesse un mandato divino per diffondere la “vera fede” tra i popoli non cristiani (definiti comunemente “pagani” o “infedeli”). Le congregazioni e i missionari—come i Padri Bianchi e le Suore Bianche fondati dal Cardinale Lavigerie—vedevano nell’espansione imperiale l’opportunità di compiere l’opera di redenzione delle anime.
- La Chiesa come “Gesta Dei per Francos”: Un antico concetto teologico-politico che identificava la nazione francese e il suo esercito come gli strumenti prescelti da Dio per difendere e diffondere la civiltà cristiana nel mondo.
- Lotta contro la schiavitù e riscatto morale: Figure carismatiche come il Cardinale Lavigerie (nominato da Papa Leone XIII primate d’Africa) giustificarono l’intervento imperialista come crociata umanitaria e religiosa necessaria per debellare la tratta araba degli schiavi ed elevare la dignità umana dei popoli colonizzati.
- Il dovere di “tutela” dei popoli: Ispirandosi alla teologia della cura pastorale, i teorici cattolici sostenevano che le popolazioni sottomesse fossero in uno stato di “minorità” spirituale e culturale, e che la Francia avesse il dovere morale di guidarle verso la salvezza e l’emancisione.
Al di là della differenza tra teoria e pratica, tra principi e peccati che la chiesa concedeva ai suoi sudditi, la concezione cristiana inglese si differenzia notevolmente.
Inghilterra.
Le giustificazioni teologiche per l’annientamento o l’assimilazione forzata dei nativi americani (spesso indicate come “pellerossa”) si basavano sull’interpretazione puritana ed eurocentrica del Vecchio Testamento. I coloni anglosassoni e anglicani facevano ricorso a specifici paradigmi biblici per legittimare la conquista del territorio:
- Il Nuovo Israele: I coloni si identificavano come il “nuovo popolo eletto” da Dio. Le Americhe venivano viste come una nuova “Terra Promessa” offerta ai Cristiani, in parallelo all’Esodo biblico.
- La Deumanizzazione degli Indigeni: Le popolazioni native venivano assimilate ai Cananei o agli Amaleciti, popoli menzionati nell’Antico Testamento come idolatri o ostili, considerati ostacoli da rimuovere per compiere il disegno divino.
- La “Provvidenza” e il Vuoto: Attraverso la dottrina della Provvidenza, le malattie e le catastrofi che decimavano i nativi venivano interpretate come un “giudizio di Dio” che spianava la strada (anche tramite lo sgombero delle terre) alla civiltà cristiana.
- Il Fardello dell’Uomo Bianco (Paternalismo): Dal punto di vista missionario, i nativi erano visti come “selvaggi” privi di leggi e religione (o legati a culti demoniaci). La colonizzazione veniva teologicamente giustificata come un’opera di civilizzazione e salvezza delle loro anime, spesso attuata attraverso la rimozione forzata dai contesti culturali originari (come nei boardings schools) per assimilarli alla cultura occidentale. (vedi nota 3)
Queste descrizioni ci aiutano a vedere sia le differenze tra i diversi imperialismi, sia la comunanza ideologica tra il cristianesimo protestante nordamericano e il fondamentalismo sionista attuale. Nell’America del sud non ci sono “riserve indiane” ed enclavi di Apartheid ed il meticciato è la caratteristica fondamentale di quel quadrante del pianeta. Con questo non si vuole dare nessuna patente di “eticità” al colonialismo dei regimi cattolici e in questo aiuta rileggere un passo del libro “Calibano e la strega” di Silvia Federici.
<<Come accadeva spesso quando gli europei venivano a contatto con le popolazioni native dell’America, i Francesi erano rimasti colpiti dalla generosità dei Montagnais-Naskapi e soprattutto dal loro senso di collaborazione e dall’indifferenza verso il potere sociale, ma erano scandalizzati dalla loro “mancanza di morale”. Vedevano che i Naskapi non avevano il concetto della proprietà privata e neanche dell’autorità, della superiorità maschile e si rifiutavano di punire i bambini. I gesuiti decisero di cambiare tutto ciò e si apprestarono a istruire gli indiani sugli elementi base della civiltà, convinti che fosse necessario insegnare loro che l’”uomo è il padrone”, che “in Francia le donne non comandano i mariti” e che il corteggiamento notturno, il divorzio ottenuto solo per volontà di uno dei due partner e la libertà sessuale di entrambi i coniugi, prima o dopo il matrimonio, dovevano essere proibiti. Riportiamo qui un significativo scambio che Le Jeun ebbe a questo proposito con un uomo naskapi:
gli dissi che non era decoroso per una donna amare qualcuno che non fosse suo marito e che, a causa di questa perversione, lui non poteva essere sicuro che suo figlio, che era li con lui, fosse davvero suo. Mi rispose: “Quello che dici non ha senso. Voi francesi amate solo i vostri bambini, ma noi amiamo tutti quelli della nostra tribù.” Cominciai a ridere a questo filosofare da cavalli e muli.>>
Ancora una volta vediamo che il concetto della libertà sessuale, della gioia, della responsabilità sociale siano tutti conculcati, cioè combattuti e distrutti, dal pensiero cristiano-coloniale.
<<Gli uomini montagner-naskapi dovettero il loro addestramento alla supremazia maschile al fatto che i Francesi volevano instillare in loro l’”istinto “ alla proprietà privata, per indurli a diventare delle controparti affidabili nel commercio delle pellicce.>>
Come dimostra il testo non esiste nessun “istinto alla proprietà privata”.
E questo ci permette di tornare alla attualità: non c’è nessun istinto naturale alla proprietà dei corpi, al razzismo ed alla subordinazione ed è per questo che stanno cercando di “rieducarci”. Mentre la destra cerca di portarci a parlare della “trasgressione dei valori” compiuta da qualcuno di loro ogni giorno, la sinistra istituzionale si erge a paladina di una morale che continuano a presentarci come la “vera tradizione europea” della tolleranza. Da quello che abbiamo appena letto, possiamo affermare con certezza che la destra ha ragione nel dire che “loro” sono i rappresentanti della vecchia tradizione europea, fatta di intolleranza, sopraffazione, razzismo, subalternità femminile e sfruttamento coloniale.
La cosiddetta sinistra non ha né la lucidità né il coraggio per dire che i valori di solidarietà, antifascismo, femminismo, anticolonialismo ed antirazzismo sono il frutto della lotta di classe e di una Europa tutta da inventare e reinventare.
Ciò che però cerco di sfatare con determinazione con questi scritti, è che la narrazione della popolazione europea come fatalmente orientata verso un futuro reazionario, è falsa. Per i Maga (1) l’Europa è un nemico dichiarato proprio per la tradizione di lotta che caratterizza le nostre popolazioni che sono difficili da addomesticare. Sono certamente milioni le persone che, magari senza votare per le minestre riscaldate che propone la “sinistra istituzionale”, sono concretamente inassimilabili alle logiche della reazione: questo lo comprendono meglio i nostri nemici rispetto a quanto lo comprendiamo noi.
Sono piuttosto convinto che la realtà del percorso reazionario come un fenomeno “magnifico ed inarrestabile” sia, ancora, solamente una finzione scenica in cui sono bravi a farci credere. E’ un palcoscenico in cui la stessa scena si ripete sempre con piccole variazioni: una dichiarazione “scandalosa” di destra e ore e ore di commenti schifati. Qualche giovane riesce ad entusiasmarsi per le discussioni televisive?
Io non sono giovane, ma sono comunque schifato da questo spettacolo ignobile.
Questa politica non appassiona e temo che non possa appassionare proprio nessuna persona, a parte chi ama andare in televisione.
Proviamo ora ad approfondire il concetto di tradizione europea da un’altra angolazione attraverso il testo “Storia dell’intolleranza in Europa”, pubblicato nel 1979, di Italo Mereu, uomo di cultura liberale. A mio modo di vedere questo testo ci aiuta a focalizzare alcuni aspetti che caratterizzano ciò che è contrario alla nostra traiettoria.
I nostri nemici fanno, di quando in quando, riferimento ai valori cristiani della tradizione europea.
Credo che Mereu ci aiuti a comprendere la caratteristica fondamentale dei valori cristiani: “il fingersi praticanti secondo il modello imposto sarà più importante del vivere come cristiani”, scrive.
Per capire l’intolleranza, Mereu ci indica una strada precisa:
<<Perchè il modello cattolico.
…
a) Si è preferito la Chiesa cattolica perché è la prima istituzione europea che ha creato, e ha tradotto (o fatto tradurre) in leggi, i concetti fondamentali intorno a cui il sospetto ruota. L’idea di fede, di ortodossia, d’intolleranza, di persecuzione giuridica dell’eretico, del deviante, dello scismatico, dell’apostata, del pagano, dell’ebreo (cioè del deviante e del diverso) appaiono, la prima volta, nel diritto “romano-cristiano”, e fanno parte, da allora, dell’esperienza giuridica di tutta l’Europa. Del pari il “sospetto”, come tutto il sistema processuale penale e gli istituti che a quel concetto si richiamano, non sono che un’invenzione della Chiesa, fatta – in primo tempo – per combattere “l’eretica pravità”, ed estesa, poi, dal potere laico, che se ne è appropriato, a tutte le forme di “devianza“ politica che contrastino con la linea “totalizzante” (ortodossa) imposta da chi sta a capo delle istituzioni. (Ed ecco perché lo chiameremo il modello cattolico).>>
La prima obiezione che salta agli occhi attraverso questa scelta è che, in questo momento, la chiesa cattolica è quella che più di altre si pone come soggetto critico delle teorie della estrema destra. Se questo è vero, tuttavia non dobbiamo però privarci della possibilità di capire in che modo si è costruito il modello giuridico dell’intolleranza e di come la destra stia sabotando ma anche trasformando il modello giuridico per riposizionarlo a proprio favore.
La difesa acritica del diritto come si è sedimentato in Europa ed in molti paesi ad essa assoggettati, ci porta a dimenticare come possa e debba esistere una critica del diritto anche da sinistra ed una possibile strategia rivendicativa in merito al problema della libertà.
Quindi si chiude questa prima parte sulle religioni, con un’ultima citazione di Mereu, precisando che i due autori, Federici e Mereu, accompagneranno anche le riflessioni prossime venture.
<<Noi cercheremo di recuperare l’autonomia della storia del diritto agganciando i fatti giuridici a quelli politici, economici, religiosi, sociali, dimostrando la perfetta coincidenza e l’assoluta complementarietà, per cui non si può parlare degli uni senza gli altri, perché si svolgono assieme e reciprocamente si condizionano. E abbiamo portato il nostro esame proprio sul sospetto (inteso come presunzione di colpevolezza) perché tra tutti gli istituti è – insieme al segreto – una costante del diritto penale dell’Europa continentale, dal Medioevo ad oggi. Qui tracceremo prima lo schema di questo supporto giuridico e lo verificheremo subito dopo nel suo realizzarsi storico.>>
Note.
(1) MAGA (Make America Great Again). Acronimo (“Rendiamo di nuovo grande l’America”), derivato dalla locuzione “Let’s Make America Great Again” già utilizzata da R. Reagan e H.W. Bush nella campagna elettorale del 1980 e ripresa da D. Trump a partire dal 2012, con cui si designa il movimento di supporto politico all’ex presidente repubblicano in vista delle elezioni del novembre 2024. Lo slogan, che ha dato nome al brand di gadget diffusi nella base elettorale per la campagna di Trump del 2016, sintetizza efficacemente l’ideologia populista e ultranazionalista del movimento, contrapponendo una presunta identità collettiva statunitense a ogni forma di diversità etnica e culturale e delegittimando politicamente e moralmente le forze di opposizione. Le implicazioni programmatiche di tale assetto ideologico sono costituite da strategie isolazioniste e protezioniste a danno dei principali competitor commerciali, dalla negazione dei diritti civili alle categorie identificate come “altre” e dalla dismissione delle politiche sociali e di tutela ambientale contro cui Trump ha già assunto posizioni nette nel corso della sua presidenza. Il movimento, che mira inoltre alla delegittimazione delle istituzioni federali proseguendo l’azione sistematica intrapresa dai sostenitori delle teorie cospirazioniste di Qanon, converge intorno alla figura del candidato alla vicepresidenza J.D. Vance, rappresentante dell’ala estremista del partito e sorta di alter ego di Trump, impostosi tra le fila del movimento alimentando le ansie generiche della classe media e indirizzandole verso obiettivi unilateralisti e e xenofobi.
(2) Il cristianesimo, in una forma o nell’altra, è inoltre la religione di Stato dei seguenti 14 Paesi: Argentina (chiesa cattolica), Costa Rica (chiesa cattolica), Danimarca (chiesa di Danimarca), Grecia (chiesa ortodossa greca), Georgia (chiesa ortodossa Georgiana), Inghilterra (chiesa Anglicana), Islanda (chiesa nazionale d’Islanda), Liechtestein (chiesa cattolica), Malta (chiesa cattolica), Principato di Monaco (chiesa cattolica), Norvegia (chiesa di Norvegia), Tuvalu (chiesa di Tuvalu), lo stato della Città del Vaticano e lo Zambia.
(3) Il “Destino Manifesto” fu l’ideologia razzista e messianica del XIX secolo che dipingeva l’espansione degli Stati Uniti come una missione divina. Ha giustificato lo sterminio e la pulizia etnica dei nativi americani, considerati ostacoli inferiori al “progresso” e alla civiltà occidentale. Questa spinta ideologica si tradusse in atrocità documentate e politiche di sradicamento culturale.
L’espansione fu tragicamente caratterizzata da:
- Conquiste militari e massacri: Campagne sistemiche che culminarono in battaglie e vere e proprie stragi (come il noto Massacro di Wounded Knee nel 1890).
- Deportazioni forzate: Leggi come l’Indian Removal Act del 1830 costrinsero intere tribù a marciare verso ovest in condizioni disumane (il famoso “Sentiero delle lacrime”), falcidiate da fame, freddo e malattie.
- Rimozione culturale: La creazione di collegi federali (Boarding Schools) dove i bambini nativi venivano strappati alle famiglie per essere assimilati, cancellandone lingua e identità.
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