Novant’anni sono passati da quel luglio terribile (ma anche aperto alla speranza di un nuovo e ancor più radicale “assalto al cielo”). Già, perché è vero che “los Moros que trajo Franco”, con tutta la feccia militare, monarchica, fascista e clericale che ammorbava la terra e il cielo de “las Españas” (e del Marocco spagnolo, da cui partì la funesta crociata antiproletaria) iniziarono, quel maledetto 17 luglio, la rivolta che riuscirà a riportare indietro, dopo quasi tre anni di guerra civile, la società spagnola di almeno un secolo. E che, non dimentichiamolo, fu il prodromo del più grande massacro della storia umana, iniziato solo pochi mesi dopo la vittoria franchista. Ma è altrettanto vero che per milioni di lavoratori, da Barcellona, Madrid, Valencia, Bilbao, Malaga fino al resto del mondo la risposta, armi alla mano, al golpe militare appoggiato da Mussolini ed Hitler, fu l’inizio di un’epopea rivoluzionaria (o anche solo antifascista) che ancor oggi riesce a mandare qualche bagliore di luce nell’oscurità della barbarie crescente in cui il capitalismo decadente sta conducendo l’umanità.
Domenica prossima, 19 luglio, 90° anniversario dell’insurrezione proletaria che a Barcellona e nei due terzi dello Stato Spagnolo riuscì a sbaragliare il golpe militare, avrei voluto partecipare a una grande manifestazione di massa nella mia città, Brescia, anche per ricordare i 57 volontari bresciani (miliziani e brigadisti internazionali) che si recarono a combattere contro il terrore franchista di cui parla diffusamente il bel libro del compianto compagno Roberto Cucchini (1). Mi sarebbe piaciuto perlomeno ripetere qualcosa di simile a quella bella iniziativa che organizzammo (allora eravamo un po’ tutti in Rifondazione Comunista, il partito che sponsorizzò il convegno) nel ‘96, per il 60° anniversario, alla Camera del Lavoro, con Giovanni Pesce, Livio Maitan, Pierre Broué e molti altri. Il salone Bruno Buozzi in Piazza Repubblica era strapieno, in quel fine settimana di confronto, dibattito, polemica. Oppure ripetere almeno il percorso che propose l’associazione “Livio Maitan-Camillo Berneri” insieme alla sezione ANPI “Caduti di Piazza Rovetta” e altre realtà politiche e culturali della sinistra bresciana in occasione dell’80° della fine della guerra di Spagna, poco più di sette anni fa, nell’ambito di Carmine Resistente. Ci venne il presidente dell’AICVAS, Italo Poma, ci venne da Barcellona Andy Durgan (consulente storico del film “Terra e Libertà” di Ken Loach), ci partecipai pure io, con Saverio, per parlare dei nostri due libri, così diversi, su Camillo Berneri durante la guerra di Spagna (2). Ma i tempi sono cambiati, e in peggio, ed io sono diventato vecchio. Quanta gente, anche tra la “mia” gente, la cosiddetta “compagneria”, prova ancora un po’ d’interesse per quelle vicende lontane poco meno di un secolo? A volte ho l’impressione di essere una specie di ultimo dei mohicani, a commuovermi quando vedo un vecchio documentario su Durruti, o l’ennesima proiezione di “Terra e libertà”, o ad ascoltare “Hijos del pueblo” o “El ejercito del Ebro”. La Spagna nel cuore, diceva il vecchio slogan dell’Aicvas. Ed io ce l’ho fin da ragazzino, fin da prima che il boia Franco garrotasse, il 3 marzo 1974, Salvador Puig Antich, o che fucilasse, il 27 settembre 1975, i cinque ultimi (!?) combattenti antifranchisti per i quali demmo fuoco alle succursali d’Iberia e ai pullman spagnoli a Roma. E invece di passarmi con l’età (ricordate il trito e ritrito detto, pseudo-saggio “a 20 anni incendiario, a 40 pompiere”?) mi si è incrostata tra la testa e le viscere, questa storia. Per cui credo che andrò in via Sebino, n.40, a Brescia, dove c’è una lapide che recita così:
A FRANCISCO FERRER
MARTIRE
PERCHÉ VOLLE L’UMANITÀ LIBERA
NEL PENSIERO NELLA COSCIENZA
BRESCIA
CHE IL MARTIRIO DE’ SUOI FIGLI
REDENSE
PER VOTO DEL CONSIGLIO COMUNALE
28 OTTOBRE 1909
Proprio così, il Consiglio Comunale, allora gestito da liberal-progressisti zanardelliani e radicali (i cattolici, per fortuna, non votavano ancora per protestare contro l’annessione dello Stato Pontificio del 1870) aveva dedicato una lapide, ispirata da Pietro Gori, ad un libero pensatore catalano in odore di anarchia! E l’aveva affissa in centro! Si vede proprio che è passato più d’un secolo. E sono cento e passa anni portati proprio male, per molta gente! Poi i fascisti, leccapiedi non solo dei padroni, ma pure del papa e dei clericali, l’avevano fatta togliere negli anni Venti, finché nel dopoguerra anarchici e repubblicani (sic!) la recuperarono dal magazzino comunale e la fecero ricomparire al pubblico, sebbene non in centro (per ora, mi piace pensare). Mi siederò davanti alla lapide, ci metterò un bel fiore rosso, e brinderò con un buon bicchiere di vino alla salute degli unici tre sopravvissuti alla guerra civile spagnola che ho conosciuto personalmente: il compagno ed amico Wilebaldo Solano (1916-2010), dirigente nel 1936 della Juventud Comunista Ibérica (3), il compagno Abel Paz (1921-2009), dirigente all’epoca delle Juventudes Libertarias (4) e il compagno Giovanni Pesce (1918-2007), combattente della Brigata Garibaldi in terra di Spagna (e poi in Italia) (5).
Certo, politicamente mi sento molto più vicino ai primi due, che speravano di fare la rivoluzione sociale (e in parte ci riuscirono, almeno fino al maggio del ‘37). Ma anche Giovanni, che pur si accontentava di “fermare il fascismo” e “difendere la democrazia”, e che è morto, pochi anni fa, con del piombo franchista ancora in corpo, merita tutto il mio rispetto (6). E non ho molta voglia, oggi come oggi, di polemica storico-politica, per quanto giustificata. Hasta siempre, camaradas.¡No pasarán!
Flavio Guidi
1) “I soldati della buona ventura”, R. Cucchini, Brescia, 2009
2) “Nostra patria è il mondo intero”, Flavio Guidi, Milano, 2010; “Il caso Berneri”, Saverio Pechar, Roma, 2017
3) La gioventù del POUM, il partito comunista antistalinista, il principale partito marxista in Catalogna fino al maggio del 1937
4) La gioventù anarchica, legata alla FAI e alla CNT, principali organizzazioni proletarie in Catalogna e in genere nello stato spagnolo negli anni Trenta.
5) Militante del Pcd’I, il partito comunista stalinista guidato da Palmiro Togliatti tra il 1927 e il 1964 (dopo il 1944 PCI).
6) Soprattutto perché le sue pallottole, diversamente da Lister, le usò solo contro i franchisti (e più tardi contro i fascisti repubblichini e i nazisti).



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