Oltre 56 milioni di brasiliani (più di un terzo degli elettori, quasi la metà di quelli che sono andati alle urne) ha votato per l’impresentabile figlio di un criminale. Lo stesso, più o meno, è accaduto in Colombia, Cile, Argentina, Perù, Turchia, ecc. Idem nei due piccoli lander della ex Germania orientale. Per non parlare di casa nostra, con i post-cripto-neo fascisti che non accennano a perdere terreno, anzi. Ogni volta che ci troviamo di fronte a risultati elettorali deludenti (per usare un eufemismo) il cosiddetto “popolo della sinistra”, anche quella minoranza, come il sottoscritto, che non pensa che dalle urne nascerà l’alternativa di sistema, reagisce molto spesso con due opposti atteggiamenti. Tutta colpa nostra, dicono gli uni, che non sappiamo “parlare al popolo”. Perché siamo troppo a sinistra, dicono i moderati. Perché siete troppo a destra, dicono i “radicali”. E perché siamo divisi, dicono gli uni e (quasi tutti) gli altri. Un’altra “scuola”, con atteggiamento speculare e vagamente aristocratico, si lamenta dell’imbecillità di massa, creata dai media, dai social, da una scuola che da tempo ha smesso di funzionare, dal consumismo cieco e individualista, dal riemergere dell’oscurantismo religioso, e chi più ne ha più ne metta. In definitiva lo scoramento si diffonde tra i fan dell’una e dell’altra versione. Probabilmente nessuno dei due ha del tutto torto. Da almeno un quarto di secolo, se non di più, almeno in Italia (ma, ripeto, il dato sembra generalizzato a buona parte del mondo) la “sinistra” ha difficoltà a “parlare” con i lavoratori, i pensionati, la povera gente. D’altra parte la presenza di masse numerose di cerebrolesi (per i motivi di cui sopra ed altri ancora), di persone incapaci di vedere anche da che parte sta il loro interesse, persino immediato, è innegabile. Molti, soprattutto nel secondo gruppo, con una lettura quasi antropologica, finiscono per dare per scontato che, nel binomio “socialismo o barbarie”, la seconda sia già in fase avanzata di realizzazione, e del primo, se l’umanità dovesse sopravvivere, resteranno gli accenni sui libri di Storia. La “scommessa” che il proletariato sarebbe stato capace di rovesciare il sistema capitalistico e quindi, in prospettiva, di liberare l’intera umanità da sfruttamento e oppressione è quindi data per persa. Resteranno i ricordi dei vari Spartaco moderni. Amen. Nel primo, caratterizzato in genere da un maggiore ottimismo (non si sa quanto fondato, ma probabilmente più produttivo dal punto di vista dell’agire concreto), si spera ancora che, con una virata a destra o a sinistra (a seconda dell’orientamento dei soggetti) si possa ancora recuperare e rovesciare la tendenza alla catastrofe. Per cui si festeggia la vittoria della Linke a Berlino, come si festeggiò la (relativa) vittoria del Nouveau Front Populaire in Francia un paio d’anni fa o quella di Lula (per un pelo!) nel 2022, ecc. ecc. Ad essere obiettivi esiste anche un terzo gruppo, probabilmente molto più piccolo dei primi due, che ha scelto una terza via: quella dell’adattamento all’esistente, al vento di destra che soffia impetuoso, sperando di addomesticare la bestia e, chissà, magari deviarla dal suo percorso con la furbizia e la “tattica”. Sono i “realisti”, quelli che hanno messo da parte (per ora, dicono loro) ogni illusione di mettere all’ordine del giorno qualsiasi ipotesi di “progressismo”, e hanno deciso di cavalcare qualche ronzino in nome del “superamento” delle contrapposizioni ideologiche obsolete tra “destra” e “sinistra”, in nome della lotta contro il “mostro” n.1 (l’unico che, secondo loro, val la pena di chiamare così). Sempre più difficile considerarli una componente del “popolo di sinistra”, ma si offendono se lo si mette in dubbio. Le impressioni, i desideri, i “sentimenti”, la “pancia” (direbbe qualcuno) vanno per la maggiore, nell’una e nell’altra tribù (per non parlare della terza!). Un’infima minoranza fa suo il principio di Spinoza “Non ridere, non piangere né detestare, ma comprendere“. E cerca di rimboccarsi le maniche, dopo aver compreso (o almeno tentato di farlo). Perché questo è l’unico mondo che abbiamo a disposizione, e di scorciatoie e vicoli ciechi se ne ha sinceramente abbastanza.

Flavio Guidi


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