Da Bernie Sanders al papa passando per studenti e lavoratori: mezza America si oppone al dominio delle Big Tech. Nel mirino della protesta ci sono i data center dell’intelligenza artificiale, simboli di disumanizzazione. La Cina gongola: ogni ostacolo per gli Stati Uniti è un’occasione per recuperare terreno. La nuova puntata del podcast di Limes firmata da Giuseppe De Ruvo: ❝ …Come ci si oppone a un insieme di formule matematiche? Come si chiede il rispetto e la dignità di chi lavora, o di chi vorrebbe farlo per campare, se davanti a noi c’è un’entità di cui non conosciamo neppure il modo di ragionare?  L’operaio della Manchester dell’Ottocento sapeva benissimo come ragionava il padrone. Il magazziniere di Amazon non sa come ragiona l’algoritmo che decide se può o non può andare in bagno. Anche perché, a dire la verità, non lo sa nemmeno l’ingegnere che l’ha progettato. E lo Stato? Specie in America sarebbe da stendere un velo pietoso. Marx, in questo forse troppo pessimista per i suoi tempi, bollava lo Stato mero comitato d’affari della borghesia. Chissà cosa avrebbe detto oggi.  A Washington la privatizzazione dei settori strategici e la dissipazione delle funzioni sovrane, oramai delegate ad attori tecnologici privati, rendono vana qualsiasi richiesta da parte dei lavoratori. Magari lo Stato fosse un comitato d’affari dei tecnovassalli! Questi piuttosto paiono dire lo Stato siamo noi. Difficile dargli torto. 
Da res pubblica a res privata il passo pare ormai essere stato compiuto. Il risultato è che l’intelligenza artificiale genera alienazione psicologica e sociale, alimenta le disuguaglianze e genera una vera e propria rivoluzione evolutiva che Lucio Caracciolo ha correttamente definito “devoluzione della specie”. […] Qualcuno, i democratici, teme per il clima, qualcuno, i repubblicani, teme per la libertà, qualcuno, soprattutto i giovani, teme per il lavoro. Insomma, sono tante cose che sono spesso in conflitto tra di loro. Per esempio, è difficile pensare che in un paese come l’America la proposta di Bernie Sanders, ovvero nazionalizzare una parte dei data center, possa essere accolta.  Ma il dato resta, la polemica sull’intelligenza artificiale, fomentata anche dal papa americano, si sta oramai imponendo negli Stati Uniti. Peccato che essa non verrà ascoltata. Perché? Be’, la risposta è semplice, perché c’è la Cina, che ogni giorno erode un pezzo di primato tecnologico americano.  Può davvero l’America pensare di regolare, o per dirla col papa, rallentare, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale in nome della Magnifica Humanitas? Ovviamente sì, potrebbe farlo, a patto però di essere raggiunta e poi superata da Pechino. E quindi la risposta dei tecnovassalli alle proteste è molto semplice, e suona più o meno così: “Benissimo, noi siamo brutti, sporchi e cattivi, va bene lo ammettiamo, dunque preferite i cinesi? Mossa astuta, che però non funziona più… ❞  Continua ad ascoltare la puntata del podcast di Limes a questo link.

da: Limes


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