Tutti i mass media stanno parlando dello scisma dei cosiddetti “lefevriani” dalla chiesa cattolica capeggiata dal signor Prevost, soffermandosi sulle differenze tra le due sette. Nessuno però ha rilevato che da oltre un mese c’è stato un miniscisma interno alla più piccola delle due sette, quella detta appunto “lefevriana”. Il gruppo che ha rotto con i lefevriani circa un mese fa, che si fa chiamare dei “vecchi credenti” (ma che i maligni chiamano “eunuchi tradizionalisti”), capeggiato da un parroco di un villaggio castigliano, monsignor Francisco Adolfo Franco Oliveira de Salazar, non si differenzia dalle altre sette cattoliche per questioni teologiche, ma su questioni pratiche. Per esempio la messa va celebrata non in latino ecclesiastico (come per i lefevriani), ma nel latino del IV secolo, dell’epoca di Costantino (che i vecchi credenti adorano come santo n.1) che essi sostengono di conoscere perfettamente. Inoltre l’officiante non deve rivolgersi ai fedeli né di fronte (come i seguaci di Prevost) né di spalle (come i seguaci di Lefevre), ma di fianco (preferibilmente il destro, ma qui ci sono già discussioni foriere di un’ulteriore scisma). Per quanto riguarda il cosiddetto “ecumenismo”, ovviamente i nostri non solo non credono al dialogo con le altre sette (pardon, religioni) come predicato dai seguaci di Prevost-Bergoglio, ma sostengono la necessità di farla finita con tutte le “chiese” che non condividono il pensiero dei “vecchi credenti”, a cominciare da ebrei e musulmani, per poi “purificare” le 579 sette che si definiscono “cristiane”. Il dibattito sul “come” risolvere il problema è apertissimo. Pare che il parroco leader sia favorevole ad un uso moderato della coercizione (guidata dal nuovissimo “Santo Uffizio”, intitolato a Torquemada), limitandosi a forme blande di tortura e ad un numero esiguo di anni di carcere. Il suo vice, un curato di un villaggio della Vandea di cui non si è saputo il nome, sarebbe invece favorevole al ripristino del rogo, a suo avviso più “purificatore e tradizionalista”. Sulla questione della sessualità non si hanno notizie certe, per ora, anche se il nomignolo di “eunuchi tradizionalisti” affibiatogli dai lefevriani la dice lunga. D’altra parte, dei 25 aderenti alla setta, 18 sono anziane signore di oltre 80 anni, e i sette maschi oscillano tra i 72 e i 91 anni. Lo scarso numero non deve far pensare all’insignificanza dei “vecchi credenti”, in un’epoca in cui la ricerca di un’identità il più possibile “tradizionale” sta andando via come il pane. Infatti alcuni esponenti di Vox di Murcia, di Chega di Castelo Branco, del Rassemblement National della Vandea e di Futuro Nazionale dell’Alto Veronese hanno già chiesto contatti. Sentiremo ancora parlare di loro.
FEICNIUS
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