Riceviamo e pubblichiamo dal Circolo di Iniziativa Proletaria “G. Landonio” (Rivoluzione Comunista)
Dopo 17 anni da quel lontano 29 giugno 2009 quando a Viareggio morirono 32 persone bruciate vive nelle loro case, arriva la verità “giuridica”, perché quella storica è arrivata molto prima.
Moretti viene condannato a 5 anni (insieme ad altri 11 imputati) in quanto allora amministratore delegato delle Ferrovie.
Così anche un tribunale, e i tribunali non sono mai teneri … con le vittime, dice quello che da 17 angosciosi anni dicono i familiari delle 32 vittime: le stragi nascono prima di tutto nelle eleganti sale dei Consigli di Amministrazione delle società pubbliche e private, dove con un tratto di penna si cancellano le spese “inutili” come la manutenzione e la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini.
La strage, insomma, è frutto della ricerca del massimo profitto.
Brevemente ricordiamo ciò che mancava (e manca tuttora visto che gli incidenti e le stragi – come quella di Brandizzo – ce lo dicono) al treno che attraversava Viareggio quella notte: un giunto arrugginito riverniciato invece che sostituito; alta velocità anche nei centri urbani del trasporto di materiali pericolosi; i macchinisti non disponevano di “alert” antincendio; nessuna carrozza “scudo”, ecc. ecc.
Se la strage costò “solo” 32 vittime e un centinaio di feriti lo si deve solo ed esclusivamente alla prontezza dei due macchinisti e della capostazione di Viareggio: ai lavoratori, insomma.
Mauro Moretti: ex dirigente della CGIL Trasporti, fa carriera in varie società legate a Ferrovie fino ad essere nominato amministratore delegato diventando il super- manager che “risanerà “ i bilanci di Ferrovie dello Stato tagliando i servizi; l’uomo che definì la strage “uno spiacevolissimo incidente”; che non ha mai chiesto scusa. Mauro Moretti, che diventerà nel 2014 (già indagato per la strage) amministratore delegato di Leonardo SpA, allora Finmeccanica e che, giudicato dalla società poco “presentabile” riceverà comunque una buona uscita di 9.262.000 euro (tolti dalle nostre tasche) ; che il presidente della repubblica Mattarella, quello che ad ogni morte sul lavoro piange lacrime … da coccodrillo, nominerà “Cavaliere del Lavoro” nel 2010…… e ci fermiamo qui!
Non è un caso isolato: è di ieri la notizia che il ministro dei Trasporti (???) Salvini licenzia il l’amministratore delegato di Ferrovie e lo sostituisce con Giampiero Strisciuglio… indagato per la strage di Brandizzo, costato la vita a 5 operai travolti e maciullati da un treno.
Alle volgari parole dell’avvocata di Moretti (“stasera fanno un concerto per festeggiare”) risponde Daniela Rombi, presidente dell’Associazione Il Mondo che Vorrei che riunisce i familiari delle 32 vittime, alla cui testarda e coraggiosa battaglia si deve questo risultato : “il concerto si fa non per festeggiare ma per RICORDARE, perché mia figlia (Emanuela Menichetti, 21anni, ustionata sul 90% del corpo, morta dopo 42 giorni di agonia) STASERA NON TORNERA’ A CASA”.
E noi, vittime dell’amianto che non abbiamo invece mai avuto “uno straccio di giustizia” (coloro che hanno avuto giustizia nei tribunali contro il killer che ancor oggi fa vittime sono per il 90% militari… gli operai non contano), come Daniela Rombi definisce la sentenza, siamo al fianco dei familiari delle 32 vittime, condividiamo con loro il “sollievo” perché finalmente anche nelle carte di un tribunale sta scritto qual è il vero assassino: la società del profitto che uccide uomini e natura.
Onore a chi non si è mai arreso, onore a chi lotta non solo per sé ma soprattutto per gli altri.
Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
Sesto S.Giovanni, 26.6.2026
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Diciassette anni fa, il 29 giugno 2009, alle 23:50, un treno carico di gpl deragliava alla stazione di Viareggio (Lucca). Da una cisterna squarciata fuoriuscì il gas che innescò un’esplosione. Le fiamme inglobarono strade e case vicine alla ferrovia. Le persone bruciarono nei propri letti. Alla fine i morti furono 32. Tra questi 4 minori e 4 ventenni. Altri sono rimasti ustionati a vita. Un anziano, non aggiunto alla lista ufficiale dei decessi, è morto d’infarto.
Le vittime
Rosario Campo, 42 anni, falegname, fu polverizzato mentre passava in motorino a 300 metri dalla stazione. Lo stesso è accaduto ad Antonio Farnocchia, 51 anni, che camminava sulla passerella sopra i binari per andare al lavoro. Era panettiere e padre di due figli. Le fiamme hanno sterminato intere famiglie in un colpo solo: gli sposi Elena Iacopini e Federico Battistini, 32 anni, e i genitori di lei, Emanuela Milazzo, 63, e Mauro, 60. Sara Orsi, 24 anni, giocava a carte sul letto con l’amica e collega Emanuela Menichetti, 21 anni (insieme avevano aperto un’agenzia immobiliare) quando arrivò l’esplosione, che portò via anche la madre di Sara, Roberta Calzoni, 54 anni. Luca Piagentini, 4 anni, è morto carbonizzato in auto, dove i genitori l’avevano messo per fuggire. Con lui non ce l’hanno fatta il fratello Lorenzo, 17 mesi, e la mamma Stefania Maccioni, 40 anni. Solo il primogenito Leonardo, oggi 13 anni, è rimasto illeso, protetto da un materasso che gli era piombato addosso. Il papà Marco, 45 anni, è tornato ad abbracciarlo dopo 6 mesi passati in ospedale a Pavia, con ustioni riportate sul 95 per cento del corpo. Il volto ancora segnato, oggi combatte per la sicurezza in ferrovia. Hamza Ayad, 16 anni, aveva un cuore di leone: riuscì a emergere dalle macerie e tornò tra le fiamme a cercare la sorellina Iman, 3 anni. Soffocato dal gas, svenne prima di poterla salvare. Sono morti entrambi, insieme ai genitori Aziza e Mohammed, 46 e 51. Degli Ayad si è salvata solo Ibitzen, oggi 26 anni. Ana Habic, 42 anni, fu assalita dalle fiamme con in mano la maniglia, mentre usciva per cercare aiuto per il suo assistito, Mario Pucci, 90 anni. Si trovavano in via Ponchielli per pochi giorni, il tempo di ristrutturare casa, Nadia Bernacchi e Claudio Bonuccelli, 59 e 60 anni, anche loro nel conto delle vittime. Alla lista vanno aggiunte le sorelle Ilaria e Michela Mazzoni, 36 e 33 anni, Magdalena Cruz Ruiz Oliva, 40 anni, Alessandro Farnocchia e Marina Galano, 45, Maria Luisa Carmazzi e Andrea Falorni, 49 e 50 anni, Abdellatif e Nouredine Boumalhaf, 34 e 29 anni, Rachid Moussafar, 25, e Angela Monelli, un’anziana stroncata da un infarto. L’ultima a morire è stata Elisabeth Silva, 36, che lottò per 6 mesi in ospedale.
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