La destra ha perso le elezioni sarde per un pugno di voti. Tenuto conto che anche gli altri due candidati, oltre alla “vincitrice”, erano contro la destra, in realtà, dal punto di vista dei rapporti di forza (elettorali) la destra ha comunque perso. Soprattutto rispetto a cinque anni fa, quando aveva non solo vinto in termini di consiglieri, ma anche di voti effettivi. Come sempre su questo blog, a noi interessano i numeri (soprattutto quelli assoluti), che rappresentano molto più seriamente di seggi, presidenti e quant’altro, quali sono gli schieramenti. Diamo un’occhiata più da vicino.
| Partito | voti 2024* | %24 | voti 2022 | %22 | voti 2019 | %19 |
| FdI | 93122 | 13,6 | 161761 | 23,6 | 33716 | 4,7 |
| Forza Italia | 43171 | 6,3 | 58849 | 8,6 | 57430 | 8,0 |
| PSdAz | 36997 | 5,4 | np | 70434 | 9,9 | |
| Lega | 25609 | 3,7 | 42860 | 6,3 | 81421 | 11,4 |
| Udc | 19056 | 2,8 | np | 26948 | 3,8 | |
| Altri destra | 115918 | 17,0 | 45.434 (a) | 6,6 | 115639 | 16,2 |
| TOTALE DESTRA | 333873 | 48,8 | 308904 | 45,1 | 385588 | 54,0 |
| PD | 94411 | 13,8 | 128438 | 18,7 | 96235 | 13,5 |
| M5S | 53066 | 7,8 | 149460 | 21,8 | 69573 | 9,7 |
| AVS | 31856 | 4,7 | 34858 | 5,1 | 27077 (f) | 3,8 |
| Altri centrosinistra | 111387 | 16,3 | 5949 | 0,9 | 117564 (d) | 16,5 |
| PRC | 4506 | 0,7 | 10735 (b) | 1,6 | 4308 | 0,6 |
| Azione-Più Europa | 10554 | 1,5 | 47179 (c) | 6,9 | ||
| Altri per Soru | 39509 | 5,8 | ||||
| Sardigna R-esiste | 4040 | 0,6 | 13657 (e) | 1,9 | ||
| TOTALE CENTRO e SINISTRA | 349329 | 51,2 | 376619 | 54,9 | 328414 | 46,0 |
| TOTALE LISTE VOTATE | 683202 | 100 | 685533 | 100 | 714002 | 100 |
*Risultati provvisori
a) Noi moderati, Italexit, Italia Sovrana e Popolare, Vita.
b) Unione Popolare
c) Con Italia Viva
d) Compreso il Partito dei Sardi, su posizioni di centro-sinistra.
e) Autodeterminatzione, di sinistra
f) Liberi e Uguali
Ovviamente non è facile fare i raffronti tra regionali e politiche, perché nelle prime c’è un proliferare di liste più o meno estemporanee, legate a singoli individui desiderosi di accaparrarsi fette di potere locale (oppure, a volte, mossi da più nobili scopi e realisticamente convinti dell’impossibilità di concorrere alle politiche nazionali). Ma, data l’ormai assodata volatilità di un elettorato sempre meno politicizzato (per non dire sostanzialmente qualunquista e in gran parte ignorante), fare i raffronti con 5 anni prima diventa ancor meno significativo di 20 o 30 anni fa. Basti pensare che, nei quattro anni e mezzo tra le politiche del 2018 e quelle del 2022, abbiamo assistito prima al boom dei grillini, quindi dei salviniani e poi ancora dei meloniani, boom sgonfiatisi da un anno all’altro. Comunque, in confronto ad un anno e mezzo fa, la destra è progredita di 25 mila voti (+3,7%), nonostante il crollo dei post-fascisti di FdI (quasi dimezzati, dieci punti in meno) e dei leghisti (che perdono il 40% dei loro elettori, già non molto numerosi). Più che la relativa tenuta dei forzitalioti (che perdono “solo” il 30% circa degli elettori, meno 2,3 punti), è la crescita degli “altri” partitini di destra, che evidentemente succhiano voti ai tre maggiori partiti, a permettere alle formazioni reazionarie di avvicinarsi al 50% dell’elettorato sardo. Rispetto invece alle regionali di 5 anni fa, il quadro è più preoccupante per gli alfieri della reazione: oltre 50 mila voti in meno (e -6,2%). Qui va meglio sono per i fratellini della Meloni (che erano allora ancora i soci di minoranza della coalizione berlusconian-legaiola), che quasi triplicano i voti (e registrano 9 punti in più) succhiando dal serbatoio di Lega e PSdAz (oltre la metà dei voti persi, -12 punti), ma anche dei berlusconidi e paleodemocristiani di UDC (un quarto di voti in meno, -4 punti). Solo i partitini locali reggono, mantenendo gli stessi voti e più o meno la stessa percentuale.
Analogo ragionamento (per quanto riguarda i partitini locali) vale per il centro-sinistra e il M5S: il PD (che torna ad essere il primo partito in Sardegna, dopo essere sceso al terzo posto nel ’22), perde 34 mila voti (un quarto degli elettori, – 5 punti). Meglio che ai fratellini meloniani, ma c’è poco da stare allegri. Molto peggio però va ai “grillini”, che perdono in un anno e mezzo quasi 100 mila voti (due terzi dell’elettorato, 14 punti in meno). Tiene solo, a malapena, l’alleanza Sinistra-Verdi, che perde solo 3mila voti (-0,4%). Anche qui, chi permette al “campo largo” di cantar vittoria è l’arcipelago local-personalistico, che moltiplica per 16 volte il suo elettorato (ma nel ’22 solo lo striminzito partitino di Di Maio si era presentato). In totale il campo largo “progressista” segna il passo: passa dai 318 mila voti del ’22 ai 290 mila di oggi, perdendo oltre tre punti. La strana coalizione di Soru (che fa comunque riferimento all’area di centro-sinistra) coi suoi 55 mila voti, permette ai centro-sinistri di ottenere comunque la maggioranza assoluta dei voti sardi (51%, 3 punti in meno rispetto al ’22). Rispetto a cinque anni fa il quadro risulta un po’ più roseo: il PD tiene, la sinistra-verdi cresce di un punto (+5 mila voti circa), e tengono pure i cespugli. Solo i grillini arretrano, seppur in misura minore rispetto alle politiche (2 punti in meno, -17 mila voti). Comunque, se ragioniamo per grandi aree, il voto sardo si è dimostrato relativamente stabile: in 5 anni i “progressisti” sono aumentati di soli 20 mila voti (mentre la destra, che aveva vinto nel ’19, perde oltre 50 mila voti, in gran parte verso l’astensione (cresciuta appunto di 30 mila voti). E torna ad essere minoranza tra gli elettori, seppur di poco, e non solo nell’aula del consiglio regionale.
E la sinistra? Quella “radicale” ottiene un ben scarso risultato: tra il PRC (inspiegabilmente alleato ai centristi nella “Coalizione Soru”) e gli indipendentisti di sinistra non si arriva neppure a 9 mila voti (1,3%), quasi 2 mila voti in meno del risultato di UP di un anno e mezzo fa. E ancor peggio se si fa il raffronto col 2019, quando si erano ottenuti 18 mila voti (2,5%), anche se soprattutto grazie alla sinistra indipendentista. Se consideriamo l’insieme della sinistra (compresi cioè Sinistra Italiana-Verdi) si superano di poco i 40 mila voti (6,5%), contro i 45 mila (6,7%) del ’22 e del ’19 (6,3%). Uno “zoccolo duro” piuttosto limitato, ma stabile.
Vittorio Sergi
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