di Gianni Sartori

Sempre più spesso circolano inquietanti sospetti sul possibile utilizzo di armi nucleari tattiche da parte dell’esercito turco nel corso delle operazioni nel Basur (Kurdistan del Sud, Nord dell’Iraq).

Stando a quanto ha dichiarato un comandante del PKK, la Turchia avrebbe “cambiato tattica a causa delle forte resistenza incontrata” e quindi avrebbe “cominciato a utilizzare bombe di nuovo tipo per distruggere i tunnel”, quelli utilizzati dai combattenti curdi nelle montagne.

Questa la dichiarazione (del 2 settembre) di Murat Karayilan, comandante generale del Centro di Difesa del popolo (HSM, struttura a capo dell’organizzazione militare del PKK): “Un’inchiesta sul nuovo genere di bomba utilizzato dall’esercito turco contro le nostre posizioni nel sud-Kurdistan dal mese di agosto ha confermato che queste armi sono in dotazione alla NATO”. Aggiungendo che “abbiamo condotto diverse inchieste sulle caratteristiche di tale bomba. Appare evidente che si tratta una bomba nucleare tattica, un’arma che limita l’effetto della bomba stessa moderando il materiale nucleare utilizzato (…).E’ noto che in passato tale tipo di bombe sono state consegnate ad alcuni paesi membri della NATO di cui anche la Turchia fa parte. D’altra parte, non siamo a conoscenza dell’eventualità che la Turchia abbia avuto o meno l’autorizzazione per utilizzarle”.

Tale armi sono in grado di esercitare una potenza elevata, in grado di distruggere completamente un’area circoscritta. Non sarebbero comunque sottoposte a particolare restrizioni da parte dei trattati internazionali in quantol’effetto dell’esplosione sarebbe comunque circoscritto e comunque non paragonabile a quello di una bomba atomica vera e propria.

Questo per quanto riguarda il Kurdistan del Sud (Basur).

Nel frattempo (sempre il 2 ottobre) Ankara ha annunciato di essere in procinto di avviare una nuova operazione militare nel Kurdistan del nord (Bakur, in territorio turco) sempre per contrastare il PKK. Programmata per l’autunno-inverno e denominata “Blocus d’Eren”, avrebbe già portato alla mobilitazione di circa 1600 soldati e come da manuale verrebbe supportata dall’aviazione.

Nella notte del 2 ottobre due militanti del PKK e un poliziotto hanno perso al vita presso un posto di polizia nel distretto di Mezitli. Lo scontro a fuoco si è svolto in due momenti successivi e una guerrigliera, Dilşah Ercan, per evitare di essere catturata avrebbe fatto esplodere le granate che teneva nello zaino.

Altri presunti complici del gruppo curdo sarebbero stati arresti successivamente (tra cui l’autista del commando guerrigliero).

Gianni Sartori