Il primo Congresso di Democracia Socialista (DS- Democrazia Socialista) si è aperto a San Juan lo scorso fine settimana con un dibattito sulla crisi climatica e sull’ecosocialismo come alternativa. Le attività del Congresso sono iniziate venerdì 5 agosto con una presentazione del professor Jorge Colón dal titolo “La crisi climatica e l’alternativa ecosocialista”.

La presentazione, aperta al pubblico e alla quale hanno partecipato più di 50 persone, si è trasformata in uno spazio di dibattito, scambio e coordinamento per i leader e i membri delle organizzazioni che si battono per la difesa dell’ambiente, la protezione dei nostri ecosistemi e la rapida transizione verso le fonti di energia rinnovabili.

Secondo Jorge Lefevre, portavoce di DS, l’attività ha superato gli obiettivi prefissati. “Il compagno Jorge Colón ha presentato chiaramente il bivio in cui ci troviamo”, ha detto riferendosi alla crisi climatica. “La logica del sistema capitalistico richiede che l’economia cresca senza limiti. Quando l’economia non cresce, c’è la crisi. La crescita che il capitalismo richiede per evitare e superare le crisi, l’espansione senza limiti del mercato e l’accumulo di profitti, sono in contraddizione con il bisogno dei popoli di sopravvivere alla crisi climatica che ci troviamo ad affrontare”, ha aggiunto. “La sopravvivenza dell’umanità di fronte alla crisi climatica è incompatibile con il capitalismo. La prospettiva socialista ci permette di riconoscere che gli effetti distruttivi di questa crisi genocida sono avvertiti principalmente dalle masse popolari e dai gruppi sociali più vulnerabili (donne, persone di colore, popolazioni indigene, contadini, abitanti del Sud globale, ecc.) Abbiamo bisogno di un’alternativa ecosocialista, di una forma democratica di organizzazione della società e di pianificazione dell’economia per sopravvivere alla crisi di civiltà in cui l’umanità sta precipitando”, ha sostenuto il leader sindacale. “Non si può sostenere un sistema che richiede la crescita quando la sopravvivenza dell’umanità richiede la decrescita”, ha aggiunto.

Preceduta da una relazione di Andreu Coll, militante di Anticapitalistas nello Stato spagnolo e membro della direzione della Quarta Internazionale, l’organizzazione ha analizzato la situazione internazionale nell’ambito dei suoi lavori. La congiuntura internazionale è segnata da quelli che vengono definiti “conflitti interimperialisti”. La crescente tensione tra Stati Uniti e Cina, esacerbata pericolosamente la scorsa settimana con la visita di Nancy Pelosi a Taiwan, lo scontro tra NATO e Russia per l’espansione delle rispettive zone di influenza e la guerra provocata dall’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo, sono manifestazioni di questi conflitti.

All’attività hanno partecipato anche i professori Félix Córdova Iturregui e Iyari Ríos, che hanno presentato la loro analisi della situazione attuale e hanno evidenziato la natura strutturale della profonda crisi dell’economia portoricana. Lefevre ha aggiunto che “la crisi economica che si è manifestata con la cosiddetta recessione del marzo 2006 contiene diversi livelli storici molto complessi. Non si tratta di una crisi ciclica, frutto del movimento delle contraddizioni insite nel ciclo del capitale, ma del risultato dell’accumulo di crisi a diversi livelli storici, i principali dei quali sono il crollo dell’agricoltura capitalista e tradizionale che ha accompagnato l’epoca d’oro del progetto di industrializzazione tra il 1947-1974; il crollo del progetto petrolchimico tra il 1974-1985; la scomparsa di praticamente la metà di tutti i posti di lavoro nel settore manifatturiero, a partire dalla scomparsa definitiva della Sezione 936″. [1]Non è un caso che la cosiddetta recessione iniziata nel marzo 2006 abbia coinciso con la fine del periodo di grazia concesso alle imprese ai sensi della Sezione 936, prima che questa scomparisse senza che venisse elaborata alcuna alternativa valida per sostituirla”, ha dichiarato il portavoce.

Lefevre, membro del Comitato politico dell’organizzazione, ha sottolineato l’importanza di un’analisi a livello storico della crisi portoricana, per poter rompere con la crisi e con il capitalismo stesso. “L’analisi di una situazione concreta deve essere rigorosa e servirci come bussola per guidare i nostri compiti e le nostre azioni”. Oltre a Lefevre, María E. Suárez Santos, Natalia Santos Orozco e Manuel Rodríguez Banchs compongono il Comitato politico.

[1] La Sezione 936 del Codice Fiscale Federale degli Stati Uniti permetteva alle filiali di imprese statunitensi operanti a Porto Rico di non pagare imposte federali sui loro profitti portoricani, anche se questi profitti venivano prelevati da Porto Rico e inviati negli Stati Uniti.