Ieri pomeriggio, nell’ambito della festa provinciale di Liberazione in corso al parco 2 aprile di Bovezzo (tradizionale luogo della festa di Rifondazione) si è tenuta la prima (almeno a mia conoscenza) assemblea pubblica del “nuovo soggetto” politico-elettorale nato il 9 luglio dall’alleanza tra il PRC, Potere al Popolo e il movimento De.Ma dell’ex sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Quando quest’ultimo venne a Brescia, oltre un mese fa, si era intuito che qualcosa di simile bolliva in pentola, ma la formalizzazione dell’alleanza è avvenuta solo una ventina di giorni fa. Comunque, sotto l’enorme gazebo che funge da ristorante della festa era presente una cinquantina di compagni, in gran parte militanti di Rifondazione (e in misura minore di Potere al Popolo). Nessuno rappresentava la terza componente, De.Ma., che, a quanto pare, non è presente nella nostra provincia. C’erano anche alcuni compagni di Sinistra Anticapitalista, dei COBAS, del PCI, del PCARC, di Risorgimento Socialista più un certo numero di cosiddetti “cani sciolti”. La discussione, introdotta da Fiorenzo Bertocchi, segretario provinciale del PRC, è iniziata su questioni tecniche (nuovi collegi, sia plurinominali sia uninominali, composizione di genere, raccolta firme, ecc.), anche per l’emergenza imposta dalla scelta precipitata da parte dei “poteri forti” di indire le elezioni in tempi strettissimi. Il che ha impedito, secondo le parole di Dino Greco (altro esponente del PRC ed ex-direttore di Liberazione) di seguire il percorso di costruzione di UP che era stato pianificato in almeno 6 mesi di discussioni, assemblee di base, ecc. La discussione si è poi centrata sulla vexata quaestio del rapporto con le forze di centro-sinistra, in primis col PD. L’intervento di Sergio Aurora, un compagno molto impegnato sulla questione ambientale (e consigliere comunale a Sarezzo), che sollevava la possibilità di sondare il terreno nei confronti del centro-sinistra per un eventuale accordo tecnico nei collegi uninominali per impedire il paventato “cappotto” della destra, ha sollevato un diluvio di critiche. Da Giorgio Cremaschi, che ha sostenuto, tra l’altro, la maggior pericolosità del “draghismo” a trazione piddina rispetto alla presunta vittoria della destra melonian-salviniana, ad Alessandro della Val Camonica o Fernando Scarlata, che, pur non arrivando agli “estremi” di Cremaschi, hanno ribadito il rifiuto di cadere per l’ennesima volta nella suicida politica del “meno peggio” che tanti danni ha causato alla sinistra in Italia. Un po’ tutti gli interventi (forse con la sola eccezione di Wilma Poli, di Bovegno, che ha sottolineato la necessità di distinguere tra la “base” del PD e il gruppo dirigente completamente filo-padronale) hanno respinto ogni possibilità di avvicinamento al PD e al centro-sinistra, ritenuto quasi unanimemente il pilastro delle politiche antipopolari dell’ultimo decennio. Si è poi tornati a discutere di candidate e candidati. A questo proposito c’è stata pure la richiesta di inserire almeno un compagno di Sinistra Anticapitalista nella rosa dei nomi per la parte proporzionale. Proposta che, pur non essendo stata rifiutata in linea di principio, è rimasta in sospeso, in attesa della decisione della Direzione Nazionale di SA. Infatti l’organizzazione, pur contattata in questi ultimi giorni, non era stata invitata all’assemblea fondativa del 9 luglio, per cui non è, al momento, parte costitutiva di questa “alleanza”. Evidentemente, hanno sottolineato gli esponenti di SA, non è possibile un’adesione “locale”, in ordine sparso, ad un progetto politico nazionale che ha bisogno di una piena adesione con pari dignità di tutte le componenti. Comunque, in linea di massima, è emersa la disponibilità ad appoggiare (o dall’esterno o, in caso la DN di SA si dichiari d’accordo, dall’interno di UP) l’ennesima battaglia elettorale più o meno unitaria del grosso della “sinistra radicale” in Italia, pur chiarendo che la “cosa non parte molto bene” (ben peggio di 4 anni fa, quando la coalizione di Potere al Popolo fu costruita in gran parte anche dal basso, con assemblee territoriali partecipate e capillari). Un altro elemento peggiorativo è l’assenza (diversamente che nel 2018) del PCI, che ha deciso di tentare da solo la corsa, vista la negativa delle tre componenti di UP di accettare un simbolo che mettesse uno fianco all’altro i logo dei partiti. Sull’altra possibile lista che aleggia all’estrema sinistra (quella proposta dal PCL a SA, SCR e FGC) non si è discusso per nulla, come pure sulle alleanze rosso-brune proposte dall’onnipresente (dal punto di vista televisivo), ineffabile Marco Rizzo.

FG