DI SERGIO BELLAVITA

I provvedimenti restrittivi che ieri hanno colpito otto attivisti sindacali di USB e Si Cobas sono fondati non su un teorema di illegalità praticata nell’esercizio del conflitto quanto invece sull’illegalità del conflitto stesso quando è agito per rivendicare la contrattazione aziendale, ovvero l’unica possibilità collettiva di ottenere miglioramenti economici.

Un diritto dei lavoratori peraltro, come sancito anche dai pessimi accordi Interconfederali di CgilCislUil Confindustria sul modello contrattuale.

Poco importa ad alcuni magistrati il tema del crollo dei salari, il ridimensionamento dei contratti nazionali a favore di quelli aziendali.
Sul banco degli imputati finisce il Sindacato con la S maiuscola. Finisce cioè l’organizzazione dei lavoratori che risponde al suo mandato, che è coerente con la propria ragione sociale: contratta, confligge, firma accordi quando sono convenienti.

Ovvero l’ABC del fare sindacato che insegnavano e insegnavamo in Fiom.

Eppure nessuna voce si è levata dal gruppo dirigente Cgil a denunciare la gravità del teorema giudiziario che tutti sappiamo finirà in una bolla di sapone.

Nulla dice Landini. Come sono lontani i tempi del NO a Marchionne in difesa dell’autonomia sindacale, del valore della contrattazione e della rappresentanza. Dodici anni fa eppure secoli, come mi ricorda Facebook con un post sulla mia elezione a segretario nazionale nella segreteria Landini…

Il ramo su cui poggiava la Cgil è segato da tempo. Quel ramo era forte di valori come indipendenza, rappresentanza degli interessi di una sola parte, antagonismo sociale, contrattazione. Con caparbietà e pazienza, un colpo alla volta quel solido ramo è infine precipitato insieme al sindacato che reggeva.

Un processo irreversibile per la Cgil. Il suo patema per le sorti di Draghi è tutto qui, nella sua indifferenza alle sorti dei lavoratori che lottano e dell’esistenza stessa di un sindacato libero in questo paese.

Tuttavia anche il sindacalismo conflittuale alternativo a CgilCislUil deve misurarsi con la caduta di quel ramo.

A distanza di trent’anni dalla sua nascita non appare ancora capace di costruire un’alternativa reale al potere di CgilCislUil.

Ovviamente paga un prezzo altissimo al sistema di potere che nega le minime libertà sindacali e la democrazia nel luoghi di lavoro. Tuttavia una parte di responsabilità è tutta sua.  Frammentazione, rissosità, scarsa indipendenza e democrazia etc. di cui buona parte è figlia del Novecento e dei ruoli.

Come se ne esce?

O riparte il conflitto e allora i problemi semplicemente verranno accantonati perché ci sarà acqua per nuotare per tutti oppure si mette in campo un processo Costituente che scioglie le diverse organizzazioni costruendo una nuova soggettività, plurale e democratica, proprietà unica degli iscritti e dei suoi gruppi dirigenti.

Mi sembra che nessuna delle due ipotesi abbia grandi speranze al momento.

Spero di sbagliare.

Da https://www.union-net.it/la-cgil-ha-segato-il-ramo-su-cui-era-seduta/