Un appello ad accogliere i disertori russi.

Una settantina di personalità, deputati, sindacalisti, responsabili di associazioni umanitarie della Svizzera hanno lanciato, martedì 19 aprile, un appello al proprio governo, il Consiglio federale, in favore dell’accoglienza quali profughi dei disertori e renitenti alla leva russi chiedendo che gli venisse concesso il beneficio dell’asilo politico.

In Svizzera la diserzione, passibile della Corte marziale in tanti paesi, non é sin qui ritenuta come un valido motivo per richiedere l’asilo politico.

Nel momento in cui i governi occidentali condannano la guerra russa contro l’Ucraina ed il suo popolo, sostenere chi, fra le truppe di aggressione, rifiuta di combattere ed eventualmente morire per una guerra che non ha scelto di fare, significa dare un seguito concreto alla condanna.

Così come lo é l’annuncio pubblico dell’apertura delle porte a chi, in Russia, subisce la censura e la repressione del regime di Putin.

Per questo riteniamo che questo appello, su cui è possibile costruire iniziative concrete di solidarietà e accoglienza, debba essere fatto proprio e riproposto anche in Italia da tutti coloro che si stanno mobilitando contro l’invasione di Putin, considerato che il diritto a disertare da parte di cittadini di paesi terzi, è garantito dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (vediqui).

Asilo anche per loro!

APPELLO AL CONSIGLIO FEDERALE

Dallo scoppio della guerra di aggressione della Russia contro lo stato sovrano dell’Ucraina e il suo popolo, l’immensa solidarietà della popolazione svizzera ha portato il nostro governo a spalancare le porte del nostro paese e a concedere asilo illimitato a decine di migliaia di vittime ucraine di questa aggressione. Accogliamo con favore questa decisione.

Tuttavia riteniamo che il diritto d’asilo debba essere garantito anche ad altre vittime dell’aggressione e del potere dittatoriale di Vladimir Putin, e che quindi la Svizzera dovrebbe impegnarsi pubblicamente ad accogliere.

Si tratta soprattutto di giovani soldati che l’ordine militare di Putin sta trasformando, contro la loro volontà, in assassini al servizio di una barbara guerra di aggressione.

Per molti di questi ragazzi, tra i diciotto e i venti anni, la prospettiva di una guerra che non hanno scelto di combattere, è quella di morire sul campo di battaglia.

Altri, costretti ad uccidere, o a commettere crimini di guerra, sono condannati a un futuro di incubi allucinanti, di grandi disturbi psicologici a causa di questa guerra.

Rischiano di sperimentare il drammatico ritorno alla vita civile come molte reclute americane che imperversarono e uccisero in Vietnam o più recentemente in Iraq.

All’interno della stessa Russia, centinaia di migliaia di altri giovani rischiano di essere mobilitati, di essere mandati al fronte per compiere atrocità.

Come quanti sono già al fronte, non hanno altra scelta che disertare, sottrarsi al dovere militare, disobbedire, a rischio di pesanti sanzioni, persino di dover affrontare la corte marziale.

In Russia, l’inasprimento delle pene contro chiunque osi parlare della guerra e non di una “operazione speciale”, la brutale repressione dell’opposizione alla guerra e l’incarcerazione, rendono impossibile ai cittadini organizzare un vasto movimento contro la guerra.

Pertanto, riteniamo che anche tutte queste categorie dovrebbero beneficiare del diritto d’asilo perché anche loro sono vittime della logica dittatoriale e imperialista di Vladimir Putin.

Chiediamo quindi al Consiglio federale di annunciare pubblicamente la concessione dell’asilo in Svizzera a tutti i disertori russi, a tutti i giovani russi che rifiutano di essere arruolati e a tutte le persone che vivono in Russia e che, a causa delle loro opinioni sulla guerra, rischiano la repressione e la detenzione.

Il significato di un tale annuncio pubblico da parte del governo svizzero fungerebbe da incentivo alla disobbedienza di fronte a un governo ingiusto.

Primi firmatari

Josef Lang, Historiker, alt Nationalrat, GSoA-Vorstand, ZG; Paolo Gilardi, pensionato, sindacalista, GSoA, GE; Tobia Schnebli, obiettore di coscienza, presidente del Partito del Lavoro, GSoA, GE; Andreas Gross, politologo, ex consigliere nazionale ed europeo, JU; Simona Arigoni, deputata Gran Consiglio, TI; Jean Ziegler, sociologo, ex consigliere nazionale GE; Franco Cavalli, oncologo, ex consigliere nazionale, TI; Suzanne Peters, vice direttore DJP, VD; Lisa Mazzone, Consigliera di Stato, GE; Stefan Giger, GeneralSekretär VPOD, AG; Marie-Lou Perez, attrice, GE; Balthasar Glättli, Presidente VERDI Svizzera, ZH; Christian Marazzi, economista, TI; Fabienne Abramovic, collettivo di sciopero femminista, GE; Giuseppe Sergi, redattore solidarietà, TI; Anne Michel, collettivo di sciopero femminista, GE; Agostino Soldini, sindacalista SSP, VD; Felix Wettstein, Nationalrat, SO; Carlo Sommaruga, avvocato, membro del Consiglio degli Stati, GE; Guy Zürkinden, redattore, FR; Claudia Crivelli Barella, deputata in Gran Consiglio, TI; Cristina Gardenghi, deputata in Gran Consiglio, TI; Matteo Buzzi, deputato in Gran Consiglio, TI; Marco Noi, psicologo e psicoterapeuta, TI; Anne Fritz, collettivo di sciopero femminista, GE; Yan Giroud, co-presidente della Lega svizzera per i diritti umani, GE; Christophe Clivaz, consigliere nazionale, Les Vert-e-s VS; Maria Wuillemin, collettivo di sciopero femminista, GE; Olivier Parriaux, professore emerito, Università di Lione, Losanna, VD; Jocelyne Haller, membro del Gran Consiglio, GE; Geneviève De Rahm, femminista e sindacalista, VD; Samantha Bourgoin, coordinatrice della Verdi del Ticino, TI; Astrid Astolfi, femminista antimilitarista, GE; Danilo Catti, regista, TI; Jacques Pous, ex disertore dell’esercito francese in Algeria, GE; Roger Nordmann, consigliere nazionale, VD; Christian Dandrès, consigliere nazionale, GE; Angelica Lepori, deputata Gran Consiglio, TI; Charles Barbey, fisico, GE; Sébastien Abbet, Com. solidarietà con i popoli dell’Ucraina e con gli oppositori russi alla guerra, VD; Ueli Leuenberger, ex consigliere nazionale, GE; Dario Lopreno, sindacalista, Comitato di solidarietà con i popoli dell’Ucraina e con gli oppositori russi della guerra, GE; Matteo Pronzini, deputato Gran Consiglio, TI; Beat Ringger, ehm. Geschäftsleiter Denknetz, ZH; Nicolas Walder, consigliere nazionale, GE; Danilo Baratti, storico, obiettore di coscienza TI; Michel Vincent, insegnante, sindacalista, GE; Denis Schoeni, escluso dall’esercito per antimilitarismo e membro di un comitato di soldati, VD; Marie-Christine Berna, membro dello sciopero femminista, VD; Erika Deuber, ex parlamentare, storica dell’arte, GE; Stefanie Prezioso, consigliera nazionale (MP), Ensemble à Gauche, GE; Daniel Bonnard, storico, ZH; Luca Torti, animatore Comitato di sostegno al popolo ucraino e ai dissidenti russi, TI; Sonja Molinari, consigliere amministrativo Carouge, GE.