A cura della redazione del Pungolo rosso

Abbiamo chiesto ad Aldo Milani, coordinatore nazionale del SI Cobas, una dichiarazione sulla affollata manifestazione di ieri a Bologna indetta dal SI Cobas contro il governo Draghi e contro il green pass – che ha avuto, per noi, sia luci (in larga prevalenza) che ombre.

Eccola qui di seguito.

“Vorrei fare una chiarificazione su quello che è avvenuto nell’iniziativa da noi convocata sabato 19 febbraio a Bologna.

“Bisogna chiarire che ci sono stati almeno due momenti fondamentali: il primo momento, quello della manifestazione vera e propria, con il presidio davanti all’Inps. Lì hanno partecipato almeno 2.000 persone. Per il 60-70% erano militanti del nostro sindacato, un altro 10% erano appartenenti alla Cub, il restante era composto da settori di studenti o di “movimento”.

“Al comizio in piazza, invece, vi erano dalle 4.000 alle 5.000 persone, una parte delle quali, in maggioranza no vax, erano già lì presenti in attesa dell’arrivo di quanti avevano manifestato davanti all’Inps. Una parte di coloro che si erano aggregati alla nostra manifestazione ha espresso nel comizio un appoggio più o meno chiaro alle ideologie “no vax”, esponendo tesi che noi non condividiamo.

“Noi non abbiamo questa posizione. Lo abbiamo detto con chiarezza, sia nelle iniziative del 14 febbraio a Milano, Napoli, Bologna e Brescia, che il 15 a Torino.

“Nel comizio di ieri a Bologna ci sono stati cinque interventi della nostra organizzazione, tre di compagni del nostro Esecutivo, che hanno espresso la nostra contrarietà sia al green pass che all’obbligo vaccinale, ma hanno anche spiegato che noi non siamo contro i vaccini in quanto tali, perché – davanti a centinaia di migliaia, a diversi milioni di morti – i vaccini hanno comunque avuto l’effetto di limitare i danni. La nostra posizione non ha trovato un assenso completo nella piazza, ma l’ha trovato tra i nostri lavoratori e una parte dei presenti.

“Anche sulla questione dell’Ucraina, sono state espresse nel comizio posizioni campiste, pro Russia, che non sono assolutamente le nostre. Per noi la guerra è uno scontro tra imperialismi, uno scontro tra paesi imperialisti. E il nostro compito è schierarci dalla parte dei proletari contro i rispettivi imperialismi, lavorare – come facciamo da sempre, ogni giorno, contro ogni ostacolo – per l’unità dei proletari di tutti i paesi, contro le proprie borghesie, i propri sfruttatori, di qualsiasi colore essi siano.

“Da questo punto di vista è chiaro che mi ha dato fastidio vedere in piazza o nel corteo un paio di bandiere tricolori, e qui, certamente, c’è stato un nostro deficit di organizzazione, tanto più perché siamo alla vigilia, forse, di una guerra in cui quella bandiera sarà strumento, come tante altre volte, di distruzione e di morte, come lo è stato in Jugoslavia, in Iraq, in Libia, etc. Non succederà un’altra volta, perché una cosa è che alle nostre iniziative possano prendere parte lavoratori e lavoratrici con ideologie di destra, un’altra cosa è che possano portarvi, legittimandoli, i propri simboli.

“Detto questo, però, il bilancio dell’iniziativa è senz’altro positivo. Anzitutto per la partecipazione, sia davanti all’Inps che in piazza. Avere richiamato alla protesta contro il governo Draghi alcune migliaia di lavoratori e lavoratrici ha un significato di per sé, specie di questi tempi in cui le stesse proteste “no vax” e “no green pass” sono in fase calante.

“Ma l’iniziativa di ieri a Bologna ha avuto un significato ulteriore rispetto al numero dei partecipanti, perché non siamo scesi in piazza solo per gli aspetti che riguardano la pandemia; siamo scesi in piazza contro l’insieme delle politiche del governo Draghi. Che non è solo, come dicono alcuni, l’espressione dei grandi poteri finanziari. Il governo Draghi è l’espressione di tutta la borghesia, e sta conducendo contro la classe lavoratrice un attacco su tutti i fronti e con tutti i mezzi, dal PNRR alla repressione delle lotte, dall’uso dell’inflazione alle manovre belliche.

“Con questa iniziativa, siamo riusciti ad allargare la nostra influenza anche al di là della città di Bologna, provando a dare anche a quei lavoratori che sono stati colpiti dalle misure discriminatorie del governo Draghi perché esitanti davanti ai vaccini o contrari, un punto di riferimento del tutto alternativo a quello dei vari mons. Viganò, Paragone, Adinolfi, etc.

“A mio avviso la riuscita di questa iniziativa del SI Cobas può essere utile al rilancio di quella politica fronteunitaria con altri organismi sindacali o di lotta, anche di lotta tra gli studenti, che abbiamo perseguito con tenacia negli ultimi anni. E preparare così sia per l’8 marzo che per la prossima primavera delle azioni di lotta a livello nazionale, e non solo, rilanciando l’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi con un approfondimento sulla pandemia e la risposta alle politiche borghesi.”

Da https://pungolorosso.wordpress.com/