Grandi manifestazioni per la commemorazione della caduta del regime di Ben Alì, 11 anni fa.

La polizia è intervenuta duramente con manganelli, lacrimogeni e idranti per impedire l’avanzata dei cortei verso il palazzo presidenziale. Sono stati arrestati decine di manifestanti.

Diversi giornalisti tunisini e internazionali hanno denunciato di essere stati picchiati e di aver subito il sequestro dei cellulari e di macchine fotografiche.

L’anniversario del 14 gennaio è stato l’occasione colta dall’opposizione, per dire no alle misure d’emergenza decise dal presidente Qais Saied il 25 luglio, con la cacciata del governo e il congelamento del Palamento. Per i partiti della precedente coalizione di governo si tratterebbe di un colpo di Stato, per portare al vertice del potere una sola persona.

Intanto è stato nuovamente ripristinato il coprifuoco notturno e sono vietati tutti gli assembramenti per due settimane per contrastare la rapida diffusione del Covid, una decisione che i critici hanno denunciato come finalizzata a fermare le proteste antigovernative. Il divieto di assembramenti e la richiesta di evitare spostamenti all’interno del Paese salvo emergenze sono arrivate due giorni prima delle manifestazione programmata per l’anniversario della rivoluzione, e contro il presidente, Kais Saied, indetta dai maggiori partiti politici.

“Saremo in Revolution Street per protestare a qualunque costo”, ha commentato ora Ghazi Chaouachi, capo della Corrente Democratica, che occupa 22 dei 217 seggi del parlamento sospeso. Le nuove misure hanno lo scopo di “impedire un’ondata di rabbia popolare che possono fronteggiare solo evocando le condizioni di salute”, ha affermato da parte sua il leader del piccolo partito Al Joumhouri, Issam Chebbi.