Intervento di Eliana Como, assemblea generale CGIL, 4 novembre 2021

Credo che oggi sia uno di quei momenti in cui si devono tirare le somme. Per questo faccio alcuni passi indietro, per ricostruire come siamo arrivati qui e perché non condivido la scelta che prendiamo oggi di non proclamare sciopero generale. Chi ha scritto che stiamo zitti e buoni, è stato cattivo, ma ha detto la verità.

Primo passo indietro: primavera del 2021, Draghi non è ancora presidente del consiglio e il segretario generale in una diretta televisiva si complimenta con lui e con la “autorevole” scelta di Mattarella. Il giorno dopo dichiara che Draghi “ci porterà fuori dalla precarietà”. Solo Bonomi si spende in lodi altrettanto grandiose per il nuovo presidente del Consiglio. Si parla nelle nostre riunioni di un ritorno della concertazione, modello Ciampi. Qualche giorno dopo, lodiamo pure il suo discorso programmatico, quello in cui delinea cosa intende fare delle risorse del PNRR, senza mai citare il ruolo dello stato sociale pubblico. Nel frattempo Brunetta (ma anche Giorgetti e tutti gli altri) diventa Ministro, ma nemmeno questo ci suggerisce di usare qualche cautela in più nei confronti del nuovo Governo. Anzi, con Brunetta firmiamo subito subito un accordo su contenuti per i quali anni prima lo avevamo duramente e giustamente contestato, compresa la flessibilità organizzativa del settore pubblico, il welfare integrativo per i pubblici dipendenti e l’apertura del perimetro pubblico a quello privato (modello sanità lombarda).

Meno di 2 mesi dopo, scopriamo che sul PNRR non c’è alcun confronto e non siamo chiamati al tavolo. Esce un comunicato a firma Cgil Cisl Uil in cui la parola confronto (“manca il confronto”) si ripete 6/7 volte in poche righe. Viene il dubbio che il problema non siano i contenuti del piano, ma il metodo, la mancanza appunto del confronto. Nonostante, il PNRR palesemente proponga un modello tutto centrato su risorse alle imprese, al mercato e alla competitività, dove la sanità è l’ultima delle voci di spesa e il ruolo stesso dei servizi pubblici, compresa scuola e università è funzionale al mercato, alla digitalizzazione e alla riconversione energetica delle imprese, per le quali con il piano nazionale il governo sta indebitando le generazioni future. 

A inizio maggio, dopo aver sprecato l’occasione del 1 maggio per non parlare di niente, tanto che quasi Fedez è sembrato un gigante della difesa dei nostri diritti, dopo l’ennesima morte tragica in una fabbrica tessile, quando finalmente anche media e social si accorgono che ci sono da anni 1000 morti all’anno sui posti di lavoro, approviamo in Assemblea Generale, l’ultima fino a oggi, un odg che dà mandato alla segreteria nazionale di decidere la necessaria mobilitazione sulla sicurezza, fino allo sciopero generale, per la cronaca, se vi ricordate, diciamo “anche da soli”. Uno sciopero che non abbiamo mai fatto. 

Nel frattempo, si avvicina la scadenza della fine del blocco dei licenziamenti. Decidiamo finalmente una mobilitazione: è di sabato, fuori tempo massimo perché proprio pochi giorni prima del 30 giugno, ma comunque riempiamo le piazze, a Torino, Firenze e Bari. Dalla piazza di Torino, nel comizio finale, il segretario generale grida, giustamente, “non un passo indietro”. Ma la settimana dopo, su una fragilissima promessa di discutere di ammortizzatori sociali a settembre, firmiamo la presa d’atto, con le raccomandazioni e tutto il resto. Pochi giorni dopo iniziano i licenziamenti collettivi, Giannetti, Gkn, Whirlpool e via dicendo…

In estate il tema dei licenziamenti diventa centrale nell’agenda del paese, grazie soprattutto alle lotte che sono in campo, in particolare per la forza di quella esemplare di Gkn a Firenze. Persino il governo deve parlare di legge contro le delocalizzazioni. Dopo un po’ di promesse, in pieno agosto, esce un possibile testo che pochi riescono a leggere, molto debole, ma che viene ritirato nemmeno il giorno dopo, perché Bonomi tuona da non mi ricordo quale palco che pure quel testo è inaccettabile, la libertà delle imprese di chiudere stabilimenti dopo aver preso i soldi dallo stato per andare a speculare altrove, non può essere messa in discussione. Il Governo fa immediatamente marcia indietro.

Non so più che fine abbia fatto la legge contro le delocalizzazioni, gli annunci che via via abbiamo letto sui giornali la fanno apparire una legge che più che altro al massimo proceduralizzerebbe le delocalizzazioni, ma soprattutto ancora non ho capito che posizione abbiamo noi su questo e soprattutto quale è la nostra proposta. Anche considerando che nel frattempo i nostri compagni di Gkn, da soli, hanno presentato in Parlamento una proposta alternativa contro le delocalizzazioni, sulla quale non ho mai sentito pronunciarsi questo gruppo dirigente. 

A inizio settembre, ho chiesto all’ultimo direttivo che si parlasse di questo e non solo di green pass. Avevamo passato tutto agosto a parlare solo di GP, peraltro – incredibilmente – senza farci capire. In quel direttivo, secondo me, abbiamo pure cambiato posizione sul GP, tanto che siamo passati dall’essere attaccati strumentalmente come no vax in estate a diventare ostaggio dei no vax in autunno, fino al brutale attacco alla nostra sede. Sotto attacco lo siamo tuttora, con un clima nel paese e nei posti di lavoro che ormai sfiora la follia.

Ora siamo qui, dopo una grandissima e bellissima manifestazione antifascista il sabato dopo quell’aggressione. Dopo la quale però non abbiamo in mano neanche la messa al bando delle organizzazioni neo-fasciste e nessun chiarimento da parte della Ministra dell’Interno per il fatto che le forze dell’ordine quel sabato non hanno mosso un dito di fronte ai fascisti che apertamente in piazza dal palco annunciavano che avrebbero assaltato la nostra sede e l’avrebbero letteralmente presa in ostaggio. Cosa che hanno fatto indisturbati. E quando Draghi è venuto il lunedì a portarci solidarietà gli abbiamo permesso di abbracciarci a uso e consumo delle telecamere e dei fotografi, senza curarci nemmeno che quel giorno fosse lo sciopero del sindacalismo di base, ma soprattutto senza pretendere da lui nemmeno questo chiarimento.

Ma ancora prima, a fine settembre, uscivamo a reti unificate per dire che finalmente si fa un grande Patto Sociale con le imprese e con il governo, sulla sicurezza. Il giorno stesso, muoiono sul posto di lavoro 5 persone.

E ci ritroviamo poi di nuovo in pieno autunno, poche settimane dopo, pochi giorni fa, con Draghi che non ci convoca sulla finanziaria, senza niente inmano sugli ammortizzatori sociale e con quota 102 e 104. E quando poi finalmente ci chiama a Palazzo Chigi, a un certo punto si alza e se ne va, indispettito perchè chiediamo troppo e lui non ha tempo da perdere!

Ecco, sono arrivata. Noi oggi 4 novembre, decidiamo di stare zitti e buoni, di fare la solita campagna di assemblee che poi ci diremo che non abbiamo fatto, qualche presidio territoriale con un po’ di apparato, senza manifestazione nazionale e senza sciopero generale, né sulla sicurezza (quello che “anche da soli” non abbiamo mai convocato!), né sul caro delle bollette, né sulle pensioni, né sulle delocalizzazioni. Decidiamo di stare zitti e buoni.

La decisione di rinviare la assemblea organizzativa a metà percorso è francamente assurda. Ma non tanto perché lo facciamo ora, a due settimane dalle assemblee regionali e nazionali di categoria, già organizzate. Credetemi, non mi mancheranno. Il punto è che non serviva l’oracolo di Delfi o Cassandra a immaginare che in autunno avremmo dovuto fare altro e saremmo stati impegnati nella vertenza contro il Governo. Ma davvero ce ne accorgiamo ora? Forse, la assemblea organizzativa era il caso di spostarla mesi fa…

In ogni modo, per me è un errore strategico incalcolabile non uscire ora con la dichiarazione di sciopero generale. Un errore che pagheremo tanto, come le 3 ore fatte nel 2011 per la Fornero. Sui posti di lavoro non saremo capiti, proprio ora che invece abbiamo la necessità urgente di tornare a farci capire dopo la bomba del GP. Ma questo non è solo un errore. È il frutto di una serie di scelte di subalternità a questo Governo, in primavera, poi a maggio, a giugno, in estate e ora qui a ridosso ormai dell’inverno. L’errore di credere ostinatamente, nonostante la realtà sia palesemente altra, che un Patto Sociale fosse possibile con questo Governo e con questa Confindustria. E ancora prima l’errore di essersi legati mani e piedi con i vertici di Cisl e Uil, che in piazza San Giovanni si permettono di parlare di “sindacato unico” e che non ne vogliono sapere di mobilitarsi, come dimostra benissimo la reazione di aggressione alla Fiom da parte di Fim e Uilm dopo la convocazione dello sciopero di categoria. Non hanno nessuna intenzione di mobilitarsi, nemmeno contro questo Governo, espressione da sempre delle banche, dell’austerità e della finanza, e con questa Confidustria, che, lo ricordo sempre, è quella del #bergamoisrunning e del “se morirà qualcuno pazienza”.

Per me è un errore. Per questo presenterò insieme ad altri/e un ODG che chiede a questa Assemblea Generale di mobilitarci subito, sulle pensioni, sulla sicurezza, contro le delocalizzazioni, per i salari e l’aumento del costo della vita, fino allo sciopero generale, il prima possibile, nazionale e di tutta la giornata. Ora, non a sconfitta avvenuta. E anche da soli. Anzi, probabilmente tutti sappiamo che la condizione per iniziare davvero questa vertenza con il Governo è proprio quella rompere con Cisl e Uil.

Ultima cosa. Nella relazione introduttiva non è stata detta nemmeno una parola sul vergognoso affossamento del DDL Zan. Abbiamo oggi decisioni importanti da prendere, non c’è dubbio: pensioni, salario, finanziaria… Ma chiedo a questa assemblea generale di riflettere sul fatto che il clima di odio fascista per il quale giustamente eravamo in piazza San Giovanni è parte dello stesso problema che, settimana scorsa, ha bocciato in Senato il DDL Zan. Anzi, l’odio omolesbotransfobico è altrettanto meschino, ma forse anche più pericoloso perché è più pervasivo. Questo gruppo dirigente ha il dovere di considerare i diritti civili altrettanto importanti di quelli economici che discutiamo oggi. Vi prego, non pensiate invece che questo è un tema che riguarda soltanto quante di noi sono impegnate nel movimento transfemminista e LGBT+. No, riguarda tutte e tutti noi. 

Eliana Como