di Gianni Sartori

Ancora tempi duri per i diseredati dell’India.

Dall’inizio di settembre centinaia di contadini provenienti da oltre un’ottantina di villaggi avevano manifestato ripetutamente e vigorosamente a Noida contro le leggi che introducono una spietata deregolamentazione nei mercati agricoli.

Il 27 settembre qui avevano bloccato le strade principali e una delegazione si era avviata verso la sede delle autorità locali per protestare anche contro l’appropriazione governativa di vaste aree agricole in quel di Abadi (dove si vorrebbe costruire un grande aeroporto). Venivano abbattuti i posti di blocco istituiti dalla polizia e alla fine si sono contati un migliaio e passa di arresti. 
Scenario pressoché identico quello di una quindicina di giorni dopo (il 10 ottobre) nel villaggio di Badal. Qui centinaia di agricoltori abbattevano ugualmente le barricate costruite dalle forze dell’ordine (rafforzate con mezzi blindati anti-sommossa) e assediavano l’abitazione del ministro delle Finanze che non aveva dato seguito alla promessa di un incontro con le loro delegazioni.
Davanti alla residenza del funzionario veniva allestita una tenda per una manifestazione di lunga durata e venivano bloccate entrambe le due strade d’accesso.

Invece le manifestazioni nel distretto di Hazaribagh nello stato di Jharkhand (contro l’inquinamento provocato dal trasporto di carbone da una miniera di Banadag) erano iniziate il 5 ottobre. I contadini lamentavano che i terreni agricoli sono regolarmente ricoperti da una polvere scura e maleodorante che uccide la vegetazione.
Ma dopo qualche giorno – il 10 ottobre – la protesta, inizialmente pacifica, si era trasformata in scontro aperto (pietre contro granate lacrimogene) quando la polizia ha cercato di rimuovere il blocco stradale allestito dai contadini.
Numerosi veicoli della polizia sono rimasti danneggiati, mentre tra i manifestanti si contavano almeno una ventina di feriti (quelli ricoverati in gravi condizioni, dato che la maggior parte ha preferito curarsi per proprio conto). 

Quasi contemporaneamente, il 12 ottobre, due donne e un uomo militanti del Partito Comunista dell’India (Maoista) venivano uccisi nella foresta di Tulasi nei pressi di Tulasipahad (stato di Odisha). Il fatto è accaduto non lontano dalla frontiera con il Chhattisgarh durante un rastrellamento operato dalle forze speciali anti-guerriglia nei confronti di un gruppo di circa trenta guerriglieri. All’operazione avevano preso parte sia le SOG (Special Operations Group), sia la DVF (District Volontari Force) che hanno riportato alcuni feriti tra i loro membri (poi evacuati con l’elicottero). Sul luogo venivano recuperati armi e materiale di propaganda.


Gianni Sartori