(Gianni Sartori)

Nuovi particolari inquietanti si aggiungono alla notizia del massacro, della strage razzista del 30 luglio in cui ben sette curdi (di cui tre donne) hanno perso la vita nel villaggio di Bahçeşehir (distretto di Meran, Konya).
Si torna a parlare di Engin Dinc, capo della polizia della provincia in cui il misfatto è avvenuto e che era stato nominato da Erdogan poco prima della strage. Membro dei Servizi, in passato Dinc venne portato in giudizio in quanto si riteneva fosse implicato nell’assassinio di un giornalista armeno, Hrant Dink.
Ma poi il reato era andato in prescrizione, Engin Dinc ha avuto una promozionee il sospetto autore materiale del delitto, Erhan Tuncel, sarebbe stato “arruolato” come informatore.
In precedenza Engin Dinc aveva diretto i Servizi nella provincia di Trabzon, all’epoca in cui alcuni familiari dei prigionieri politici di sinistra erano stati – letteralmente – linciati. Risaliva allo stesso periodo un attentato, presumibilmente per mano dello stesso gruppo implicato nell’uccisione di Hrant Dink e l’assassinio del sacerdote Andrea Santoro (2006).
Non solo. Nell’ottobre2015, quando erano ancora sottoposti alla sua direzione, i Servizi erano entrati in possesso dei piani dello Stato islamico per colpire un raduno per la pace ad Ankara. Per la precisione, solo qualche giorno prima del devastante attentato (in cui morirono un centinaio, tra curdi e militanti della sinistra turca), ma l’informazione veniva inoltrata alla direzione provinciale antiterrorismo solo il 10 ottobre,

Oltre ad aver assassinato sette appartenenti alla famiglia Dedeoglu, i “nazionalisti turchi” (come si erano definiti nel corso di una precedente aggressione risalente al 12 luglio) ne hanno ferito diversi altri e incendiato le abitazioni dei curdi. I cinque turchi fermati dopo la prima aggressione erano stati presto rilasciati per “mancanza di prove” e comunque appare evidente come gli autori di tali azioni criminali godano di una sostanziale impunità.
Manifestazioni di protesta si sono svolte in varie località e in particolare davanti alla sede di HDP a Tarde (provincia di Mersin) dove la deputata Fatma Kurtalane il copresidente provinciale del partito Bekir Anackaya hanno sfilato con uno striscione in cui si leggeva “Noi conosciamo i nomi degli assassini”. Sia a Tarde che a Diyarbakir (Amed) come nella provincia di Adiyamanla folla qui radunata scandiva slogan contro il fascismo.
Alcuni esponenti turchi dell’opposizione hanno chiesto che tali aggressioni siano oggetto di indagini approfondite.
A tale scopo una delegazione di CHP, guidata da Abdullatif Sener, si è recata a Meran per conoscere direttamente la situazione.


Gianni Sartori