di Fabrizio Burattini


I nove prigionieri politici catalani condannati a pene detentive che vanno dai 9 ai 13 anni sono finalmente usciti dalle loro celle mercoledì 23 giugno 2021, dopo tre anni di detenzione di troppo, a seguito di un provvedimento di grazia annunciato lunedì 21 giugno da Pedro Sánchez (primo ministro PSOE del governo spagnolo).
Si tratta di una notizia importante per loro, per le loro famiglie, ma anche per tutto il popolo catalano. Sono tornati liberi, nelle loro case i rappresentanti di grandi associazioni culturali (Assemblea Nacional Catalana e Omnium) e alcune donne e uomini della Generalitat. Si tratta di un primo passo e di una prima vittoria nella battaglia condotta da centinaia di migliaia di democratici, della Catalogna, di tutto lo stato spagnolo ma anche di tutti i firmatari dei numerosi appelli che si sono diffusi in tutto il mondo. Ma il successo è solo parziale, perché la scarcerazione priva comunque gli ex prigionieri dei propri diritti politici, è condizionata, sottoposta a controlli ed è definita “reversibile”, cioè i giudici potrebbero annullarla. Peraltro, in questi stessi giorni sono numerosi i pronunciamenti di esponenti dell’apparato giudiziario, della polizia e dell’esercito che contestano la scarcerazione e numerosi sono stati i ricorsi presentati da parlamentari della destra e dell’estrema destra, anche se la manifestazione indetta contro gli indultos in piazza Colon a Madrid è stata un flop.
Come hanno ricordato i nove ex prigionieri nelle loro prime dichiarazioni, non si deve dimenticare che ci sono ancora 3.000 persone accusate in Catalogna per la partecipazione al referendum del 1° ottobre

2017 e alle manifestazioni che ne sono seguite. Tra di loro si contano anche 700 sindaci di altrettante città catalane.
Né va dimenticato che proprio il giorno precedente alla liberazione dei 9 prigionieri, la Corte dei Conti spagnola si è scagliata contro 41 esponenti politici accusati di aver finanziato la propaganda per quel referendum, convocandoli per i prossimi giorni. Tra questi ci sono anche 5 dei prigionieri recentemente rilasciati.
Peraltro gli esponenti politici catalani che sono dovuti andare in esilio per evitare la repressione restano ancora sotto mandato di cattura internazionale.
Perciò occorre continuare ad essere vigili e mobilitati per chiedere l’annullamento di tutti le accuse, il ritorno degli esiliati e un’amnistia generale. Il conflitto per l’indipendenza della Catalogna deve uscire dal campo giudiziario e trovare soluzione nel campo politico. La grande maggioranza del popolo catalano, lo ha dimostrato il referendum, aspira a poter esercitare pacificamente il proprio diritto a decidere del proprio destino. L’autodeterminazione non è un crimine, è un diritto democratico che deve essere riconosciuto e rispettato.