Già negli anni ’90 una rinomata ditta della bergamasca venne scoperta a delinquere, in quanto non compieva il ciclo completo di trattamento e riciclo dei rifiuti (fanghi di depurazione) che raccoglieva dalle industrie, facendosi pagare, e distribuiva i predetti materiali, ancora inquinati, ma spacciati per fertilizzanti nei campi agricoli, fornendo mezzi agricoli, personale, e compiendo direttamente le operazioni.
Stesso copione oggi nel bresciano ed in altre province della Lombardia; però con un’estensione maggiore dell’attività criminosa.
Il meccanismo era dunque noto ad Autorità Amministrative; Enti preposti e competenti e ai servizi di vigilanza e poteva essere facilmente verificato con adeguati controlli presso le aziende, peraltro abbastanza numerose, che operano nel settore, in particolare nella nostra provincia.
Ebbene, la WTE – cioè la società responsabile di tali più recenti fatti ha potuto operare indisturbata distribuendo fanghi inquinati in vari comuni della provincia di Brescia, di altre province lombarde, ma anche in quelle, fuori regione, di Verona, Novara, Vercelli e Piacenza.
Non è stato sufficiente che molti cittadini si lamentassero degli odori molesti provenienti dai campi; non è bastato che la salute di molte persone venisse messa a repentaglio per convincere quegli Uffici Amministrativi, per legge preposti (e perciò retribuiti) ai controlli, a verificare e intervenire. È stato necessario l’intervento dell’Autorità Giudiziaria.

Queste aziende ottengono autorizzazioni e permessi sulla base di autocertificazioni che sono in lunga parte false e non rispettate. Ma nessuno verifica tali falsità, o inosservanze, anche se la legge lo prevede.
Due anni fa circa, l’Assessore Regionale Cattaneo difese apertamente l’uso dei fanghi, anche di origine industriale, in agricoltura.
Tale difesa si manifesta oggi come un’oggettiva copertura ai delinquenti, dato che il tema non è più stato approfondito in Regione.
In definitiva, la vicenda sta dimostrando due cose:
Da una parte la sostanziale sordità delle Autorità e degli Uffici preposti alla vigilanza e al controllo rispetto ai cittadini, che sono i veri (e unici) custodi dei territori. Dall’altra la inadeguatezza dell’apparato amministrativo, che non solo non svolge le opportune (e necessarie) verifiche, ma si sottrae anche alla propria responsabilità.
Distorsioni come queste esistono in tutti i settori, a partire da quelli produttivi, ma sembra prevalere quasi sempre la compiacenza con chi produce e fa affari, rispetto alla prevenzione della tutela della salute pubblica e dell’incolumità delle persone.
L’epidemia di COVID ha dimostrato che dove prevalgono gli interessi economici si diffonde più facilmente la malattia.
Il Tavolo Provinciale Basta Veleni ringrazia i comitati Cittadini di Calcinato, Visano Respira, Cittadini di Quinzano e Ambiente Futuro Lombardia, per il lavoro profuso in questi anni per riaffermare i diritti di tutela dell’ambiente dei territori coinvolti dall’ennesimo disastro ambientale consumato nella nostra martoriata provincia.
Basta Veleni, come molti altri comitati di cittadini e associazioni, non cesserà mai di affermare che, a fronte della tutela della salute, qualsiasi interesse si deve piegare e la Pubblica Amministrazione ne deve essere garante.

Comunicato di “Basta veleni” Brescia