In Mali è caos politico a seguito del colpo di Stato militare della notte tra lunedì 24 e martedì 25 maggio. L’esercito ha arrestato il presidente di transizione, Bah N’Daw, e il primo ministro, Moctar Ouane, che poco prima avevano annunciato un rimpasto del governo: una decisione che non è evidentemente piaciuta a parte dei militari.

I due sono stati così condotti a forza nella base militare di Kati, alle porte di Bamako, mentre la situazione nel Paese rimane confusa.

Come spiega il portale africa-express.info, il primo a dare la notizia di fatto in tempo reale, “il nuovo esecutivo sarà composto da 25 ministri, non tutti però sono stati sostituiti. Parecchi tra loro hanno mantenuto la loro posizione attuale o hanno semplicemente cambiato dicastero. Tra i new entries figura anche Boubacar Sidiki Samake, ex procuratore del pool anti-terrorista, che guiderà il ministero di Giustizia”.

Assieme ai militari, altri posti vanno invece al principale partito, Movimento 5 Giugno, “che ha maggiormente contribuito – aggiunge sempre africa-express.info – alla caduta del vecchio regime, il cui leader era il presidente Ibrahim Boubacar Keïta, spodestato con un golpe militare lo scorso anno”.

In questo contesto verranno inviati nei prossimi giorni reparti scelti dell’esercito italiano con elicotteri e mezzi corazzati a sostegno del governo… quale governo?

La motivazione è la lotta al terrorismo e difesa degli interessi italiani, sotto l’egida dell’esercito francese. Quali sono gli interessi degli italiani in Mali? Quelli delle multinazionali italiane condannate per corruzione, famose per i saccheggi e devastazione dei territori in Nigeria, Libia ecc?

Questo “aiutiamoli a casa loro” ha creato solo le condizioni perché milioni di africani non potessero più vivere sulle loro terre e dovessero migrare a qualunque costo.

Sono di ieri le immagini dei cadaveri di bambini e donne sulle spiagge libiche. Altra terra di forte presenza di interessi e militari italiani.

L’esercito italiano è inviato come sempre a sostegno e sviluppo dei profitti di un pugno di multinazionali sul sangue di milioni di persone.

Nel silenzio dei grandi media.