Come i nostri lettori sanno il nostro approccio, alle vicende internazionali, non è geopolitico e giudichiamo la natura, le azioni dei governi e l’organizzazione della società con criteri di classe.

Mai l’ostilità al nostro “avversiario principale” ci ha fatto da guida nel giudizio. L’affermazione astratta che il nemico del mio nemico è mio amico, che ha creato grandi catastrofi nelle scelte del movimento operaio, ci fa orrore. Ma capire i meccanismi della geopolitica, delle motivazioni che spingono stati a determinate scelte è comunque importante.

Per questo pubblichiamo una interessante nota ripresa dal sito di Limes.

SAUDITI E SIRIANI [di Corrado Čok]

Il capo dell’intelligence saudita, generale Khalid Humaidan, si è recato a Damasco per un bilaterale con il generale Ali Mamlouk, vice del presidente Bashar al-Assad, nel primo incontro tra figure di vertice dei due paesi a quasi dieci anni dalla rottura delle relazioni per via della guerra in Siria.

Perché conta: Il bilaterale tra Humaidan e Mamlouk s’inserisce in un percorso di riavvicinamento tra Damasco e Riyad le cui prime avvisaglie risalgono a novembre 2020. Due sono le azioni previste nel prossimo futuro. La prima sarebbe la riapertura delle rispettive ambasciate, che secondo fonti anonime di Riyad potrebbe avvenire a maggio. La seconda, anch’essa imminente, sarebbe la luce verde dei sauditi al ritorno della Siria nella Lega araba dopo (gli Emirati Arabi Uniti si sono detti favorevoli a tale ipotesi a marzo).

I motivi di questo riavvicinamento sono principalmente due: la Russia e l’Iran.

I rapporti russo-sauditi sono in netta ascesa. I sauditi guardano a Mosca per diversificare le proprie alleanze, necessità emersa con il parziale ritiro americano dal Medio Oriente e accelerata dalle tensioni con l’amministrazione Biden. Dal canto suo, la Russia ambisce da lungo tempo a staccare la petromonarchia dall’orbita americana. A tali propositi fantasiosi si abbina un più concreto interesse in comune. Mosca condivide con Riyad l’ostilità a Teheran, contro cui è da anni in silenzioso conflitto per il controllo della Siria. Tale scontro passa per la ricostruzione del paese martoriato dalla guerra, un’operazione che non potrà avvenire senza i fondi del Golfo. Il Cremlino se ne rende conto e perciò spinge verso un maggior coordinamento con Arabia Saudita ed Emirati sulla Siria; non a caso lo stesso Ali Mamlouk è il perno dell’influenza russa in Siria.

L’altra ragione del riavvicinamento è di nuovo legata all’Iran. Sebbene formalmente alleati, Bashar al-Assad vuole affrancarsi dall’ingombrante presenza di Teheran e cerca una sponda nel Golfo. Per i sauditi, come per gli emiratini, si tratterebbe invece di strappare un alleato fondamentale all’avversario persiano. Inoltre, la rivelazione dell’incontro tra Humaidan e Mamlouk aiuterebbe al contempo a far pressione sulla Repubblica Islamica nei colloqui in corso a Baghdad tra lo stesso Humaidan e l’intelligence iraniana su questioni cruciali per la sicurezza del regno, quali lo Yemen.