Varie iniziative hanno animato la “giornata femminista per eccellenza”, tornata ad essere al centro di mobilitazioni vere e proprie negli ultimi anni, grazie alla spinta partita dall’Argentina col movimento “Ni una menos” e diffusasi rapidamente a livello mondiale (in particolare nell’area ispanica, Spagna ed Argentina in primis). Stamattina due iniziative: la prima, direttamente legata allo sciopero indetto dai sindacati di base su proposta di Non Una di Meno, la seconda organizzata direttamente dal gruppo bresciano di NUDM. La prima si è svolta di fronte a Confindustria Brescia, in via Cefalonia 60 (ex AIB). Presenti un centinaio di lavoratrici e lavoratori (soprattutto maschi), convocati dall’Assemblea delle Lavoratrici e dei Lavoratori Combattive/i, provenienti in gran parte dal settore della logistica (soprattutto del SICOBAS e dello SLAI Cobas per il sindacato di classe), ma anche dell’opposizione di sinistra della FIOM-CGIL (in particolare dalla Pasotti di Pompiano, unica fabbrica metalmeccanica a scioperare ogni 8 marzo). La scelta di manifestare davanti alla sede del padronato, una novità per l’8 marzo, ha significato sottolineare le pesanti responsabilità della classe capitalistica nel quadro generale dell’oppressione patriarcale e in particolare nella gestione criminale dell’emergenza pandemica. Contemporaneamente le compagne di NUDM manifestavano davanti al Giornale di Brescia per indicare le responsabilità dei mass-media nel diffondere la cultura patriarcal-maschilista che ammorba l’Italia (e non solo). Nel pomeriggio si è svolta la tradizionale manifestazione (stanziale in tempi di Covid) convocata da NUMD, in Piazza Bella Italia – Piazza Loggia. Oltre 200 le/i partecipanti, che hanno ascoltato i numerosi interventi, tutti al femminile, e la musica femminista diffusa dagli altoparlanti. Sia nel presidio mattutino, sia nella manifestazione pomeridiana erano presenti le/i compagne/i di Sinistra Anticapitalista, che da sempre sostengono l’urgenza di unificare i vari fronti di lotta, superando steccati e veti che impediscono ai vari movimenti di uscire dalle limitate dimensioni a cui sembrano destinati nel nostro paese negli ultimi anni.

FG