A proposito di “Parco”, sapete cosa si intendeva in “origine” con questo termine? Era lo spazio dove i signorotti di un tempo rinchiudevano la selvaggina per darle la caccia e per arricchire quel luogo – per pochi ricchi – a scapito di un altro che invece era per tutti.
Quindi sfruttamento e recinzioni facevano e fanno ancora, purtroppo, parte del suo corredo genetico. E perciò sostenere che il “Luna Park” sia suo parente è un’affermazione tutt’altro che fuori luogo.
Quindi, perdonatemi, ma quando sento parlare di “Parco” non mi aspetto mai belle sorprese, anzi.
Prendiamo ad esempio “questo Parco delle Cave” che va prendendo pian piano forma, tra molto consenso interessato al proprio tornaconto e poco dissenso interessato invece solo alla difesa del territorio e della salute pubblica, specie in tempo di pandemia.
Non mi sorprende nulla di quanto fatto o solo, al momento, “annunciato”. Così accanto ai campi e agli orti avremo stalle e maneggio, laboratori di ogni genere, canoe, api, installazioni artistiche e molto probabilmente ristoranti e lidi attrezzati dove “svaccarsi” al sole sorbendo una fresca bevanda.
Il tutto avverrà su grandi terreni che sono ormai di proprietà pubblica ma dove il privato, gli imprenditori e le associazioni avranno in uso gli spazi per le più svariate attività, vanificando perciò lo spirito che ha mosso decine di cittadini al fine di regalare alla città qualcosa di molto diverso da tutto ciò.
Le associazioni potranno “goderne” gratuitamente mentre agli imprenditori viene richiesta una erogazione di denaro, forse – ma al momento non ci è dato sapere (!) – in vista di futuri accordi programmatici.
Esistono altri esempi di Parchi che nel nostro Paese sono partiti mossi da nobili intenzioni ma che, al contrario, celavano ben altri intenti. Un centro commerciale travestito da fattoria oppure una riserva protetta dove le agricolture contadine vengono celebrate per estinguerle meglio. E questo, credetemi, realizzato proprio come qua da noi su terreni pubblici. Che poi, si sa, magari col tempo, vista la necessità e la congiuntura… si fa presto a cambiare le carte in tavola, le destinazioni d’uso, i piani di gestione del territorio e a svendere alcuni terreni ai soliti amici, o agli amici degli amici, per poi costruirci sopra un bel complesso residenziale.
In una città come la nostra, quando si parla di parco, è più facile che s’intenda un parco divertimenti: paghi e giochi finchè dura il gettone, oppure – magari – non cacci direttamente denaro ma pagherai in termini di ennesima sottrazione di aree verdi alla loro naturalità e in scarsa qualità della vita (come se oggi a Brescia si respirasse aria di montagna).
In una città così, dove la gente si lamenta ma poi alza le spalle, è facile perciò che un Parco lo si veda come “una risorsa”, come qualcosa da trasformare in mercanzia. Perciò l’attuale amministrazione comunale si fa bella con paroloni del tipo “Parco Naturalistico, oasi verde, museo o casa della natura, polmone verde…” ma poi tende ad attirare – anche per tornaconto elettoralistico – le associazioni, gli investitori, gli imprenditori, lasciando perciò alla parola “parco” il compito di imbellettare lo scippo.
Ci sono parchi che disegnano il mondo come lo vorremo e altri che ci consolano per averlo perduto. Qualche metro di giardino ben rasato con le panchine, qualche gioco per bimbi e la speculazione diventa commestibile, un crimine dal volto umano.

Daniele Marini