di Fabrizio Burattini

La legislatura più anomala della storia repubblicana si appresta a dare la fiducia ad un banchiere.

Non è una novità. E l’esperienza ci dice che per le lavoratrici e per i lavoratori non è affatto una buona notizia. Ed è stato un crescendo di disgrazie.

Nel 1992, il banchiere Guido Carli, nella veste di ministro del Tesoro nominato da Giulio Andreotti, appone la firma, a nome dell’Italia, al trattato di Maastricht. Grazie a quel trattato sono state adottate regole di bilancio che hanno provocato centinaia di miliardi di tagli nei servizi pubblici del nostro paese (trasporti, scuola, sanità…).

Nel 1993, il banchiere Carlo Azeglio Ciampi, in qualità di presidente del consiglio, sovrintende agli accordi del luglio: con quegli accordi si sistematizza la definitiva cancellazione della scala mobile delle retribuzioni, che fino ad allora aveva tutelato i salari dall’erosione dell’inflazione, si sancisce un nuovo modello contrattuale basato sulla moderazione salariale che provoca un progressivo ma rapido impoverimento dei lavoratori dipendenti, grazie al meccanismo truffaldino dell’ “inflazione programmata”.

Nel 2011, il banchiere Mario Monti, anche lui presidente del consiglio, smantella il sistema pensionistico italiano, cancellando le pensioni di anzianità, portando l’età della pensione di vecchiaia al livello più alto nel mondo, impoverendo drasticamente le future pensioni per chi oggi è ancora giovane. Inoltre inizia la demolizione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori che poi verrà completata da Matteo Renzi.

Nel 2021, il banchiere Mario Draghi, appena incaricato presidente del consiglio…