Dichiarazione della Direzione nazionale di Sinistra Anticapitalista – 18 gennaio 2021 – 

In questi giorni, nel dibattito e nei commenti politici che si sono sviluppati intorno alla scelta di Matteo Renzi di sottrarre l’appoggio del suo partito al governo giallo-rosa, è stato più volte citato il caso del senatore Turigliatto, che nel 2007 si rifiutò di votare a favore delle scelte militariste del governo di centro sinistra guidato da Romani Prodi. Il comportamento di Franco Turigliatto, in quei commenti, viene descritto come esemplificativo delle attitudini dei politici a “tradire” il proprio mandato, cioè il proprio elettorato.

Ma i fatti stanno a smentire questo amalgama interessato e falso. Il comportamento di Matteo Renzi si commenta da solo. Dopo aver fallito l’avventura del referendum costituzionale del 2017 ed avere disatteso clamorosamente le sue dichiarazioni di volersi ritirare dall’attività politica, dopo essersi fatto eleggere lui e i suoi seguaci più stretti come leader del PD, non appena quel partito, con i propri meccanismi statutari, ha scelto di sostituirlo con un altro leader, ha deciso di abbandonare il gruppo parlamentare portandosi dietro un cospicuo pacchetto di parlamentari a lui “fedeli” e qualche giorno fa ha rimesso in discussione il sostegno fino ad allora dato al governo Conte2.

Profondamente ed eticamente diverso è il caso di Franco Turigliatto, oggi dirigente di Sinistra Anticapitalista, al quale esprimiamo la nostra più completa solidarietà per l’offesa che gli viene arrecata avvicinando il suo nome e le sue scelte a quelle di inqualificabili soggetti. Turigliatto venne eletto senatore nelle elezioni politiche del 2006 nelle liste di Rifondazione Comunista, cioè di un partito che era stato il punto di riferimento politicamente più importante del grandioso movimento per la pace dei primi anni 2000, quello della parola d’ordine “No alla guerra senza se e senza ma”, movimento che per altro fu determinante nel mettere in crisi il governo Berlusconi e determinarne nel 2006 l’insuccesso, seppure di misura, nelle urne.

Il fatto poi che l’anno successivo, nonostante la decisione della maggioranza del PRC di sostenerla per motivi di posizionamento politico, Turigliatto scegliesse di opporsi alla mozione del ministro degli Esteri D’Alema, che confermava e motivava la presenza  delle truppe militari italiane in Afghanistan e in tanti altri teatri della disastrosa “guerra permanente” voluta dal presidente degli USA Bush, ha evidenziato semmai la fedeltà del senatore non solo al programma del suo partito, ma anche e soprattutto al mandato di quei milioni di elettrici e di elettori pacifisti che erano stati determinanti per garantire il successo dell’alleanza di centro sinistra e in particolare delle liste del PRC.

Allora fu uno scontro politico e ideale su contenuti tra loro alternativi; oggi siamo agli antipodi di quella esperienza, si tratta di uno scontro tutto di potere tra uomini di potere e che il potere lo esercitano.

Più in generale, in questa terribile tragedia che attraversa il nostro paese, con la spaventosa contabilità dell’epidemia che sta correndo verso le centomila vittime, non possiamo che segnalare la nostra distanza siderale dal teatrino politico che caratterizza lo scontro tra i partiti che hanno composto fino ad oggi il governo e tanto più dalle forze dell’opposizione di destra, reazionaria, razzista ed anche fascista.

Il vecchio governo Renzi si caratterizzò per la cancellazione dell’art.18, la rottamazione dei diritti dei lavoratori, il taglio alla sanità e i massicci regali ai padroni. L’attuale governo Conte ha continuato a fare regali ai padroni non meno massicci e a sperperare miliardi nelle spese militari, rifiutandosi di introdurre qualsiasi misura fiscale sulle grandi ricchezze per finanziare un vasto piano di rilancio della sanità pubblica e, va da sé, anche della scuola. Sono queste le politiche che hanno prodotto la disgregazione sociale e aperto la strada al successo delle destre sempre più aggressive e sfacciatamente filo padronali, allo sviluppo delle ideologie fasciste, portatrici di programmi liberticidi, come i “decreti Salvini” hanno ben dimostrato.

Noi, al contrario, lavoriamo alla ricostruzione di un movimento delle classi lavoratrici che sappia farsi portatore di un’alternativa democratica e sociale a partire da un forte intervento dello stato che rilanci la sanità pubblica per affrontare l’epidemia,  garantendo a tutti i diritto alla salute, per la difesa della scuola pubblica e dei servizi sociali, per garantire un reddito a tutti quelli che ne sono privi, per garantire l’occupazione attraverso la riduzione dell’orario a parità di salario. E i soldi per realizzare queste misure si devono prendere là dove ci sono, nelle classi agiate che hanno continuato ad arricchirsi, sia nei periodi favorevoli che in quelli di crisi, e con il drastico taglio delle spese militari e il ritiro delle truppe italiane dai vari teatri di guerra.