La questione dell’unità è sempre stata uno degli argomenti più dibattuti nel movimento dei lavoratori. Non tanto attorno alla ovvia constatazione del fatto che se si è uniti si è anche di più e che dunque si è più forti, ma in particolare sul punto fino a cui si può allargare l’unità senza pregiudicare le impostazioni di fondo della lotta che si sta conducendo. 

Un argomento così importante da essere stato e da essere ancora un nodo dirimente in tante circostanze. Lo fu nell’Internazionale comunista degli anni 20 del secolo scorso, quando si discusse accanitamente su se, quanto e come trovare unità anche con i socialdemocratici. Lo fu negli anni 30, quando il nodo era se spingere la divisione al punto tale da definire i socialdemocratici come “socialfascisti”. Lo fu negli anni 40, quando si dibatté se l’unità antifascista dovesse coinvolgere anche i partiti borghesi antifascisti o limitarsi ai soli partiti operai. Lo è stato negli anni 60-70, nella estreme sinistra di allora, per discutere l’atteggiamento da avere nei confronti di chi militava nel PCI. 

Poi il dibattito si concentrò sulla cosiddetta “unità nazionale”, sulla legittimità dell’idea berlingueriana di “compromesso storico” da stipulare tra la sinistra e la democrazia cristiana. Queste riflessioni mi sono tornate in testa quando ho visto l’appello “Uniamoci per salvare l’Italia”, sottoscritto dall’ANPI, dall’ARCI, dai sindacati confederali, dai partiti di governo (PD, M5S, Articolo1, Sinistra Italiana), dalle “Sardine” e dal PRC. Ho anche letto il lungo schizofrenico articolo con il quale Maurizio Acerbo, il segretario nazionale del Partito della Rifondazione comunista cerca di spiegare insieme i motivi per i quali quell’appello non si dovrebbe firmare e i motivi per cui il suo partito ha ritenuto di aderire. 

Errare è umano, perseverare è diabolico. Devo dire che, nonostante la mia più condiscendente volontà, proprio non riesco a capire i motivi di questa firma, se non quella di reiterare gli errori che hanno portato nella storia (ma anche nelle cronache più recenti) ai peggiori disastri per la sinistra e, da ultimo, una quindicina di anni fa, alla sua sostanziale sparizione dal panorama politico italiano, contribuendo a lasciare i ceti popolari in balìa prima della demagogia qualunquista dei 5 Stelle e poi di quella semifascista di Salvini e Meloni. Non riesco a capire come possa un partito che si pretende di opposizione sottoscrivere un appello con i partiti di governo. 

Unità “democratica e antifascista”, in “difesa della Costituzione” con chi ha proposto di riconciliarsi con i repubblichini di Salò, con chi, con le sue politiche neoliberali e antipopolari ha costruito autostrade per la presa della destra più becera (prima Berlusconi, poi Salvini e ora Meloni) nei quartieri popolari, con chi ha stravolto la Costituzione praticando la guerra, introducendo il tarlo dell’autonomia regionale, modificando profondamente le leggi elettorali? 

Unità per “dare vitalità alla partecipazione democratica” con chi l’ha avvilita e svuotata riportando la politica a una faccenda da cui tenersi alla larga, con chi ha progressivamente svuotato il ruolo del parlamento con tante (contro)riforme in nome di una presunta efficienza decisionale? 

Unità in difesa “della pace e dei diritti” con chi ha partecipato e continua a partecipare alle peggiori avventure militari della “guerra permanente” dichiarata dalla NATO e dagli USA, con chi vende armi e stringe la mano al dittatore egiziano Al Sisi, responsabile dell’assassinio di Giulio Regeni e della criminale detenzione di Zaki? 

Unità antirazzista con chi ha approvato i “decreti Salvini” e con chi non ha avuto il coraggio di abrogarli? 

Unità a difesa dei lavoratori con chi ha devastato lo Statuto dei diritti, ha votato a favore del Jobs Act, della Legge Fornero? 

Unità contro le diseguaglianze: con chi ha messo in atto riforme fiscali che hanno detassato i redditi più alti aumentando l’arricchimento dei ceti più abbienti? 

Unità perché, dopo la pandemia, non ci sia la “restaurazione dei vecchi e fallimentari modelli economici e valoriali” con chi quei modelli ha cavalcato in nome della “modernità”? 

Una parola anche sui sindacati. Che cosa unisce le lavoratrici e i lavoratori che Cgil, Cisl e Uil pretendono di rappresentare con le forze politiche del governo Conte Bis se non la smania del ceto burocratico dirigente delle organizzazioni confederali di essere cooptato nel mondo del governo e di presumere così di partecipare al governo del paese? 

Unità per salvare l’Italia. Beh, quanto alla cosiddetta “Unità nazionale”, devo ammettere, per tutti coloro che non lo sapessero, che su questo terreno sono un disertore, che non ho mai creduto di stare sulla stessa barca degli Agnelli, degli Elkan, dei De Benedetti, dei Berlusconi, dei Ferrero, dei Del Vecchio, dei Marcegaglia e di tutti i loro simili. Loro navigano a bordo di transatlantici a prova di iceberg, mentre io e tantissimi altri andiamo alla deriva su materassini semisgonfi… senza parlare di tutti quelli che affogano davvero (e non metaforicamente). Ma dimenticavo: quelli hanno la pelle diversa e l’Italia, quella che l’appello vorrebbe salvare, è quella che li ha lasciati e li lascia affogare l’altroieri con Minniti, ieri con Salvini e oggi con Lamorgese.

Fabrizio Burattini