Stamane la Corte di Appello di Brescia ha sostanzialmente confermato (con alcune modifiche migliorative) la condanna inflitta un anno fa al nostro compagno Flavio Guidi ed a Brescia Anticapitalista. In assenza dell’imputato (non ammesso all’udienza per i protocolli anti-Covid19) ed alla presenza dei due avvocati, il difensore, avv. Manlio Vicini, e l’avvocato del proprietario della Motive (possiamo chiamarlo “padrone”?), la corte ha deciso, a quanto pare (ma bisognerà aspettare la pubblicazione delle motivazioni) di assolvere il nostro compagno dalla precedente condanna per aver definito Giorgio Bosio un “negriero” e per averlo paragonato al padrone immortalato dalla canzone di Della Mea (“O cara moglie”). Ma ha mantenuto la condanna per averlo definito “arrogante padroncino” (non si sa se per l’aggettivo o il diminutivo) e la sua “subcultura razzista” come “subcultura da letamaio”. La multa è stata ridotta da 200 a 140 euro, il risarcimento da versare a Bosio da 1000 a 600 euro. Contemporaneamente sono cresciute le spese processuali, da 1440 a 2340 euro: in totale, insomma, si è passati dai 2640 euro ai 3080 euro. Al di là della beffa di vedere, contestualmente alla “vittoria” parziale, crescere de facto la sanzione pecuniaria grazie al lievitare delle spese processuali, resta il fatto grave di vedere di nuovo sanzionata la libertà di espressione, in barba al dettato costituzionale e alle famose libertà di parola e di stampa formalmente in vigore nella democrazia borghese italiana. Come rivoluzionari, non ci stupiamo: il diritto (borghese o di qualsiasi altra natura) è sempre frutto dei rapporti di forza reali in una determinata società. E gli anni Settanta, quando c’erano i famosi “pretori d’assalto” sono molto lontani. Le “toghe rosse” sono sempre esistite solo nella fantasia malata del sig. Berlusconi. Magistratura, polizia, governo, parlamento, sono tutte articolazioni del potere della classe dominante, al di là delle parziali contraddizioni che emergono qua e là, e non nutriamo nessuna illusione al riguardo. Ma non possiamo non vedere con preoccupazione i “salti di qualità” repressivi: è già molto grave l’accanimento giudiziario contro i compagni “colpevoli” di azioni concrete di solidarietà (picchetti, manifestazioni, ecc.); ora si colpisce (per quanto in modo ancora lieve) persino il diritto di dare del padrone e del razzista ad un padrone e ad un razzista. Non si può accettare passivamente questo ulteriore inasprimento repressivo. Quasi sicuramente il nostro compagno sarà costretto a ricorrere nuovamente, questa volta in Cassazione, a Roma. E, nel caso non fosse accettato il suo ricorso, a sborsare ulteriori 2.000 euro per le spese processuali. A meno che non rinunci a far valere le sue (e nostre) ragioni, accettando di essere messo a tacere (o quanto meno a limitare le sue critiche secondo i voleri di Lor Signori). Per solidarizzare con Flavio ed aiutarlo a pagare le spese di questi processi è possibile versare un contributo economico (di qualsiasi entità, anche minima) sul seguente conto corrente, specificando la causale “Io sto con Flavio”

Codice IBAN IT07L0301503200000000205606 di Fineco Bank intestato a Flavio Guidi.