Sembra incredibile: quella che è stata sempre propagandata come “la democrazia” per antonomasia fa ormai acqua da tutte le parti, persino per i ciechi e i sordi (quelli che si son sempre rifiutati di considerare quanto è “zoppa” la cosiddetta democrazia yankee, persino dal punto di vista del liberalismo borghese). Non solo gli USA perdono colpi dal punto di vista economico (ma non è una novità, sono più di 40 anni che arrancano), sociale (qui non sono mai stati all’avanguardia, si sa), culturale (stendiamo un velo pietoso), ma adesso faticano addirittura a contare i voti (peggio dell’India, e questa sì è una novità). Gli resta solo la forza militare, un po’ come quei bulli tutti muscoli e niente cervello che spesso sono protagonisti nei film di serie B della loro produzione (che peraltro, sia detto per inciso, annovera da sempre anche grandi capolavori). E, per ora, una sorta di “egemonia” inerziale nella cosiddetta “cultura di massa”, vedremo fino a quando. La cosa positiva mi sembra la polarizzazione crescente, con mobilitazioni di massa da entrambe le parti, tra i settori reazionari fan di Trump e i settori progressisti anti-Trump. Una buona notizia, che contribuisce a rendere sempre meno credibile agli occhi di milioni di nordamericani (e a molti altri milioni nel resto del mondo) un sistema politico un tempo famoso per la sua stabilità. Sono ormai alle spalle i tempi dell’accettazione “tra gentlemen” dell’alternanza indolore. In attesa dei dati definitivi, ho riassunto in una tabella i dati delle elezioni presidenziali nordamericane dell’ultimo secolo. Come si vede, se la stabilità basata sull’alternanza tra Repubblicani e Democratici è il dato di fondo, non mancano le sorprese (una delle quali sfata in parte il luogo comune che vuole la sinistra sostanzialmente assente, almeno dal punto di vista elettorale, dal panorama politico USA). Ecco la tabella, coi dati aggiornati nella serata del 14 novembre (scrutinati circa il 98% dei voti).

anno% votantivoti Dem (x 1000)% Demvoti Rep.% Repaltri% altriDi cui sinistra (verdi, trotskisti, socialisti, ecc.)% sinistrapartito vincitorepresidente eletto
2020?78.60650,873.07047,23.0952,0??DemocraticoJ. Biden
201654,765.85348,262.98546,110.8275,71.5311,1RepubblicanoD. Trump
201254,965.91651,160.93447,22.2361,75800,4DemocraticoB. Obama
200858,269.49952,959.94845,71.9161,49010,7DemocraticoB. Obama
200456,759.02848,362.04150,71.2231,06280,5RepubblicanoG. Bush jr
200051,251.00048,450.45647,93.9493,72.8832,7RepubblicanoG. Bush jr
199649,047.40149,239.19740,79.66910,16850,7DemocraticoW. Clinton
199255,244.91043,039.10537,420.40919,6740,1DemocraticoW. Clinton
198850,241.80945,648.88753,48991,02170,2RepubblicanoG. Bush sr
198453,337.57740,654.45558,86210,61980,2RepubblicanoR. Reagan
198052,635.48041,043.90350,77.1278,33350,4RepubblicanoR. Reagan
197653,540.83250,139.14948,01.5511,91900,2DemocraticoJ. Carter
197255,229.17337,547.16960,71.4021,82560,3RepubblicanoR. Nixon
196860,931.27242,731.78443,410.14413,9850,1RepubblicanoR. Nixon
196461,943.12761,127.17638,53360,4780,1DemocraticoL. Johnson
196062,834.22149,734.10849,65030,7880,1DemocraticoJ.F. Kennedy
195660,626.02842,035.57957,44140,6540,1RepubblicanoD. Eisenhower
195263,327.37544,334.07655,23010,52010,3RepubblicanoD. Eisenhower
194853,024.17949,621.99145,12.6235,31.3402,7DemocraticoH. Truman
194455,925.61353,422.01845,93460,71240,3DemocraticoF. D. Roosevelt
194062,527.31454,722.34844,82400,51800,4DemocraticoF. D. Roosevelt
193661,027.74760,816.68036,51.2132,72800,6DemocraticoF. D. Roosevelt
193252,622.82157,415.76139,71.1702,91.0292,6DemocraticoF. D. Roosevelt
192856,915.01540,821.42758,23651,03430,9RepubblicanoH. Hoover
192448,98.38628,815.72454,04.98717,24.89916,9RepubblicanoC. Coolidge
192049,29.14034,116.14460,31.4815,61.2104,5RepubblicanoW. Harding

Non è qui il luogo per analizzare la storia dei due partiti principali, soprattutto la trasformazione dei Democratici, da partito “sudista” e “bianco”, a partito più o meno “liberal”, iniziata lentamente (e contraddittoriamente) già oltre un secolo fa, proseguita con Roosevelt negli anni Trenta e Quaranta e consolidatasi negli ultimi 60 anni. Ci limitiamo a considerare alcuni elementi, diciamo così, “statistici”. Innanzitutto la percentuale dei votanti, che oscilla mediamente poco al di sopra della metà dei votanti. Raramente si supera il 60% (Roosevelt durante il New Deal e negli anni Cinquanta e Sessanta), ancor più raramente si scende sotto il 50% (nella prima metà degli anni Venti e nel ’96 -secondo mandato di Clinton-). Il bipartitismo si è sempre imposto in questo secolo, ma con momenti di relativa crisi, come nel 1924 (candidatura di sinistra di La Follette), nel ’68 (candidatura di destra di Wallace) e negli anni Novanta (candidatura di Ross Perot), quando “gli altri” hanno sfiorato percentuali del 15% e oltre (il massimo nel 1992, con oltre 20 milioni di voti “altri”). Si può dire che la tendenza a far scricchiolare il bipartitismo “perfetto” sia andata calando dopo la metà degli anni Venti (in concomitanza con la crisi del movimento operaio e socialista negli USA), per riprendere dopo la fine della guerra fredda (a parte l’episodio Wallace del ’68). La recentissima polarizzazione creata da Trump ha un po’ indebolito, apparentemente, questa tendenza a mettere in discussione il duopolio Dem-Rep. In realtà lo spostamento a destra dei Repubblicani e il tentativo di spostare a sinistra i Dem (candidatura di Bernie Sanders) mi sembra vadano comunque inseriti in questa dinamica: siamo forse alla fine della “corsa al centro” che caratterizza il sistema politico USA? Due fatti aneddotici: il candidato Dem che ha raccolto la maggior percentuale di voti nell’ultimo secolo non è stato, anche se per un soffio, F. D. Roosevelt, bensì L. B. Johnson, il vice di Kennedy, col 61,1%, mentre in campo Repubblicano il “campione” (60,7%) è nientepopodimeno che l’ineffabile Nixon. Proprio lui, il boia del Vietnam, del Cile, ecc. Un’ultima riflessione sul peso elettorale della sinistra, diciamo così, “socialista” (nel senso anglo-sassone della parola, che equivale più o meno a “marxista” o quanto meno anticapitalista). Fino alla metà degli anni Trenta quasi tutto il voto esterno al duopolio è ancorato a sinistra (Socialisti, comunisti filo-sovietici, comunisti trotskisti, effimeri tentativi di blocchi social-progressisti, ecc.), con percentuali e cifre assolute importanti (come nel ’24, quasi 5 milioni di voti, non così lontano dagli 8 milioni dei Democratici). La cosiddetta “svolta a sinistra” rooseveltiana indebolisce, a partire dal 1936, la sinistra “socialista”, che scende a percentuali da prefisso telefonico dagli anni Quaranta agli anni Novanta (con la limitata eccezione del 1948, probabilmente per l’inerzia della “coalizione antifascista” della II guerra mondiale), toccando il fondo tra il 1956 e il 1968 (0,1%). A partire dalla fine degli anni Novanta (qualcuno si ricorda di Seattle, 1999?) c’è un discreto recupero, basato soprattutto sulla crescita del partito dei Verdi (che negli USA si definiscono anticapitalisti e favorevoli al socialismo). La battuta d’arresto successiva (che però non ha più riportato a cifre infinitesimali come negli anni precedenti) è probabilmente dovuta “all’effetto Nader”. Nel 2000 infatti Bush junior vinse (con meno voti e qualche broglio) su Al Gore anche grazie ai quasi tre milioni di voti andati al candidato ecologista. O per lo meno è ciò che venne diffuso a livello di massa: “un voto per Nader è un voto per Bush”, diceva l’establishment Dem, con l’appoggio di star di Hollywood e della TV. E nelle elezioni successive molti elettori di sinistra, turandosi naso, bocca e occhi, hanno scelto il “meno peggio” (vi ricorda qualcosa?), favoriti anche dalla scelta di candidati apparentemente più “liberal” (come Obama) da parte del partito dell’Asinello (simbolo dei Dem). La piccola ripresa del 2016 (un milione e mezzo di voti) è avvenuta in un contesto simile: ancora una volta il candidato più a destra (e che destra!) è stato eletto, nonostante avesse preso 3 milioni di voti meno della Clinton. E non sono mancate le accuse ai Verdi di aver favorito “oggettivamente” Trump. La spinta a turarsi di nuovo il naso, pur di sloggiare l’idiota col ciuffo dalla Casa Bianca, è stata fortissima, quindi, nelle elezioni di 11 giorni fa. Vedremo i risultati definitivi. Sperando che non ci mettano ancora due settimane.

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