Di Antonello Zecca

Kyle Rittenhouse, diciassettenne del Wisconsin, ha ucciso due manifestanti durante le notti di protesta contro l’aggressione poliziesca di Jacob Blake a Kenosha, Wisconsin, USA.

Il giovane, il cui motto è “Blue Lives Matter” (Le vite dei poliziotti contano), aveva fatto parte di un programma di inserimento nella polizia locale per una carriera nelle forze dell’ordine. Nelle foto dei suoi profili social si è spesso fatto ritrarre brandendo diverse armi, tra cui il letale mitra AR-15. Ultimamente, aveva partecipato a una delle kermesse di Trump.

La sera in cui ha falciato i due manifestanti, Rittenhouse aveva raggiunto la polizia schierata in assetto antisommossa in qualità di privato cittadino, per assistere in veste non ufficiale la polizia e proteggere la proprietà (sic!).

Il capo della polizia di Kenosha, interrogato sull’accaduto, ha dichiarato che “se le gente non fosse scesa in strada violando il coprifuoco, non sarebbe accaduto nulla”. Di fatto, una copertura del brutale omicidio e dello stesso omicida. Siamo arrivati al punto che un ufficiale di un’istituzione statale giustifica l’attività di un vigilante privato, probabilmente suprematista e sicuramente razzista. (ecco la realtà profonda dello “Stato democratico”, che reagisce con la brutalità che gli è propria quando si sente minacciato…)

Sbaglierebbe chi si meravigliasse di questa situazione. E’ il frutto della polarizzazione e della radicalizzazione che Trump ha alimentato sin dall’inizio del suo mandato. Tuttavia, non è una situazione “creata” da Trump, che ne ha “solo” sfruttato lo sviluppo, ma l’esito di contraddizioni profonde della struttura politico/istituzionale degli Stati Uniti, a sua volta indissolubilmente legata allo sviluppo del capitalismo USA e del suo Stato. Esso, e le sue istituzioni, sono infatti indelebilmente segnate dal marchio del colonialismo e del razzismo, e sono pertanto irriformabili.

L’esperienza del processo di lotta e di mobilitazione di massa nel paese sta favorendo sempre più la maturazione di una visione radicale che mette in discussione lo stesso ordine costituito sin dalle sue fondamenta, ed è per questo che questa esperienza è di un’importanza cruciale, che non è possibile in alcun modo sottovalutare.

Se i Repubblicani e Trump da un lato provano ad approfittare della situazione per accentuare la polarizzazione e cementare una base politica ed elettorale, dall’altro i Democratici si sforzano di depotenziare il movimento, neutralizzandolo e riconducendolo nell’alveo delle compatibilità di sistema, così uccidendolo.

Le prossime elezioni presidenziali ci daranno una fotografia (per quanto non nitida) della situazione politica complessiva, ma è chiaro che ormai il tappo è saltato, ed è iniziata una lotta di lunga durata che non sarà possibile ricondurre nell’alveo delle istituzioni costituite.

Una lotta la cui importanza è globale, e riguarda tutti, anche noi