Di Antonello Zecca

Dalla negazione dell’esistenza della classe operaia e del suo ruolo insostituibile nella lotta contro il sistema del Capitale al sostegno a controriforme antidemocratiche e neooligarchiche è un attimo. Confessiamo che ci ha lasciato basiti l’articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano del 12 agosto a firma di Salvatore Cannavò, dal titolo “Taglio dei parlamentari. La sinistra dica si” (qui il link: https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/08/12/taglio-dei-parlamentari-la-sinistra-sostenga-il-si/5897531/). Non solo per la tesi in sé, che ovviamente avversiamo nel modo più netto, ma anche per gli argomenti speciosi, costruiti con ardite arrampicate sugli specchi. Evidente necessità per giustificare l’ingiustificabile, e per negare ciò che fino a qualche tempo fa lo stesso Cannavò sosteneva (a scanso di spiacevoli equivoci, Cannavò non fa parte, né ha mai fatto parte di Sinistra Anticapitalista, da cui si divise perché non condivideva più assi di fondo per noi irrinunciabili). A proposito, a questo punto perché la riforma targata M5S sì, e quella analoga targata Renzi no? Misteri della fede…. Ad ogni modo, è una capriola da far girare la testa, ma soprattutto un esercizio di malafede, dal momento che non vogliamo pensare che egli creda a ciò che scriva, poiché ne conosciamo l’acume. Irritante è, in particolare, l’abuso di categorie che andrebbero trattate in profondità e non come formulette buone per tutte le stagioni. Nell’articolo in questione c’è la chiara l’insinuazione che una vittoria del Sì introdurrebbe elementi di “democrazia diretta” nel sistema istituzionale Italiano. Una menzogna colossale, al cospetto di una controriforma che restringerebbe i già esangui diritti democratici, favorendo il rafforzamento, caldeggiato dalle associazioni imprenditoriali e dalle forze politiche borghesi, di procedure fondate sulla centralità dell’esecutivo, già tra l’altro ampiamente praticate con l’abuso dei decreti legge e della decretazione d’urgenza negli ultimi trent’anni. Non siamo esegeti del parlamentarismo, e ci battiamo per una forma superiore di democrazia, quella fondata su strutture di potere di tipo consiliare, ma sappiamo riconoscere senza ombra di dubbio controriforme che rendono più difficile la lotta di classe degli sfruttati e degli oppressi, restringendo ulteriormente spazi di democrazia. D’altro canto è una costante che emerge ogniqualvolta si abbandoni il marxismo e la lettura materialistica e dialettica della complessa totalità capitalistica per utopie pre-marxiane che alla fin fine possono accompagnarsi solo a un aggettivo: reazionarie. Votare NO al referendum del 20 e 21 settembre è dunque un atto minimo di igiene politica al quale nessuno che sia anche solo coerentemente democratico può sottrarsi#iovotoNO