PER DIFENDERCI DALLA PANDEMIA CAPITALISTICA
PER RILANCIARE LA BATTAGLIA SU SALARIO, SICUREZZA E SALUTE SUI
LUOGHI DI LAVORO
PER IMPEDIRE CHE I COSTI DELLA CRISI RICADANO ANCORA UNA VOLTA
SULLE SPALLE DEI LAVORATORI, DEI PRECARI E DEI DISOCCUPATI
PER RICONQUISTARE UNA VERA DEMOCRAZIA SINDACALE
COSTRUIAMO UNA GRANDE ASSEMBLEA NAZIONALE DI TUTTI I LAVORATORI COMBATTIVI, SUPERANDO OGNI STECCATO DI CATEGORIA O DI SIGLA SINDACALE

Cari compagni,

i quattro mesi di pandemia CoViD hanno determinato un disastro sul piano sanitario ed economico di dimensioni tali da mettere a dura prova la tenuta di ogni barriera sindacale e sociale all’offensiva padronale.
Fin dai primi giorni di marzo il fronte padronale, con Confindustria in testa e con la malcelata complicità del governo Conte, ha usato quest’emergenza come alibi per portare a termine un vero e proprio “regolamento di conti” con la classe lavoratrice:

• hanno imposto l’utilizzo a proprio piacimento della forza lavoro nelle fabbriche, nei magazzini e negli ospedali, mandando milioni di lavoratori allo sbaraglio senza adeguate misure di prevenzione e di protezione atte al contenimento dell’epidemia; con l’alibi della fornitura di beni di prima
necessità hanno tenuto aperte il 55% delle aziende provocando, nel quasi totale silenzio dei media asserviti, una vera e propria mattanza di operai e di lavoratori e, soprattutto nelle zone più colpite, la moltiplicazione di casi di contagio.

• Questo disastro è stato particolarmente evidente nel settore sanitario: gli ospedali, portati al collasso a causa della folle rincorsa ai profitti a scapito della tutela della salute, sono diventati un vero e proprio teatro di guerra, in cui i primi a farne le spese sono stati migliaia di infermieri, OSS e
addetti ai servizi accessori.

• Hanno usato gli ammortizzatori sociali come facile pretesto per scaricare i costi della pandemia sulle casse dell’Inps, e quindi sulla collettività, e in molti casi per liberarsi della presenza scomoda di sindacalisti e lavoratori combattivi, nel mentre continuavano a massimizzare i profitti speculando
sull’emergenza sanitaria, rifiutandosi in molti casi di anticipare gli importi di Cig e Fis, con migliaia di lavoratori che ancora oggi restano in attesa dell’erogazione degli ammortizzatori sociali.

• Ora, con la riapertura di tutte le attività, tentano di limitare e comprimere l’esercizio delle libertà sindacali e dell’esercizio del diritto di sciopero, con l’obbiettivo di colpire e isolare le organizzazioni del sindacalismo combattivo e le avanguardie di lotta sui luoghi di lavoro. I primi a farne le spese sono l’esercito dei precari, spremuti come limoni durante il lockdown e ora mandati a casa, al di là dei decreti governativi, non appena i contratti vanno in scadenza: la dura vertenza alla Fedex-TNT di Peschiera Borromeo rappresenta solo l’esempio più lampante dell’ondata di licenziamenti occulti che è in corso. Tutto ciò, come sempre, con l’aperta complicità dei vertici di Cgil-Cisl-Uil-Ugl!

I fatti di cronaca di questi giorni, con il riesplodere di grossi focolai pandemici nei magazzini della logistica di Bologna e in numerosi luoghi di lavoro in tutta Italia (ivi comprese le enclavi del super-sfruttamento del lavoro bracciantile come a Mondragone), non fanno che confermare la
fondatezza delle denunce che abbiamo portato avanti durante il periodo di picco dei contagi sul cinismo criminale di padroni e governi che hanno anteposto la sacralità del capitale e del profitto al diritto alla salute e alla vita di milioni di lavoratori, delle loro famiglie e dell’intera collettività, e la
giustezza delle iniziative di astensione collettiva dal lavoro, organizzate dal SI Cobas, come unico argine efficace alla diffusione dell’epidemia sui luoghi di lavoro e come unica leva per costringere le aziende ad applicare serie misure di prevenzione dei contagi attraverso la firma di protocolli che
possano garantire una maggior sicurezza, più pause del lavoro che permettano di togliersi le mascherine soprattutto in questo periodo estivo dove nei magazzini e nelle fabbriche si lavora in condizioni di alte temperature.

Si sta quindi già materializzando la dimensione di una crisi prodotta dal combinato disposto della pandemia e della crisi economica che si approfondisce sempre di più.

È in arrivo un’ondata di ristrutturazioni violente da parte delle imprese per ridurre l’occupazione e peggiorare sia le condizioni di lavoro che i livelli salariali. Confindustria ha le idee chiare e si organizza su una linea aggressiva tesa a destrutturare ciò che è rimasto, ben poco, del sistema di tutele e diritti collettivi, allo scopo di far pagare la crisi ai lavoratori.
Il mondo del lavoro, nella sua rappresentazione sindacale conflittuale e di classe, si presenta invece ad uno degli appuntamenti più difficili della sua storia frantumato, diviso dalle particolarità, spesso incapace di interpretare una realtà ben diversa dai suoi desideri, di offrire nell’immediato risposte
concrete a tutti quei lavoratori, e sono i più, che non hanno alcuna politicizzazione ma che pongono una domanda crescente di difesa delle proprie condizioni.

Ed è proprio a partire dai bisogni materiali che il sindacato può e deve organizzare una propria linea da contrapporre a quella di padroni e governo.

Una linea che va costruita attraverso un confronto franco e trasparente tra tutti coloro, individui ed organismi, che sono su un terreno conflittuale contro il sistema capitalistico e che si pongono il tema di come incidere concretamente sui processi in corso e di non fermarsi al semplice esercizio della testimonianza, della denuncia e della propaganda.

Un confronto che non può e non deve svolgersi (come finora è stato) secondo i soliti rituali delle riunioni tra i vertici di questa o quella sigla, ma deve aprirsi al protagonismo di tutte quelle soggettività (individuali e collettive) che con forme e modalità diverse hanno resistito all’offensiva
padronale, e a tutte quelle esperienze di lotta che in questi anni si sono affiancate e unite materialmente alle lotte sindacali a partire dalla comune esigenza di riappropriazione di forme di salario diretto e indiretto (su tutte i disoccupati organizzati e i movimenti per il diritto all’abitare); un confronto aperto e libero dalle “gabbie“ dell’appartenenza di categoria e di sigla sindacale che oggi è tanto più necessario di fronte alla nascita e allo sviluppo di realtà autorganizzate di lavoratori non tutelati e, per questo, duramente colpiti dall’emergenza sanitaria, come ad esempio i lavoratori
dello spettacolo e i precari della sanità.

L’unità di cui abbiamo bisogno va fondata non su un accordo intersindacale o di intergruppi ma sulla partecipazione e il protagonismo delle lavoratrici e dei lavoratori a partire dalla riconquista di una vera democrazia sindacale sui luoghi di lavoro e sull’indipendenza dai governi e dai partiti
istituzionali.

La premessa necessaria per la costruzione di un movimento di massa che vada oltre le stesse organizzazioni sindacali di base è la definizione di un punto di vista autonomo di classe del mondo del lavoro.
Una rete sindacale che deve saper contenere, valorizzare e praticare, oltre alle lotte per la difesa economica dei lavoratori, le ragioni dell’ambiente, del mutualismo sociale, le questioni di genere, il lavoro migrante, il diritto all’abitare, l’antirazzismo.

La prospettiva non può che essere quella della costruzione di una organizzazione sindacale intercategoriale quale soggetto che non si limita alla difesa immediata “tradeunionista” dei lavoratori, ma agisce qui ed ora nell’obiettivo strategico dell’emancipazione del lavoro subordinato.
Una rete di organizzazioni, realtà e singole soggettività che condividono una comune progettualità e che mirano ad un’azione congiunta nell’immediato, può rappresentare la prima tappa di un processo,
quanto mai utile e necessario, di ricomposizione sindacale.

Le scorciatoie organizzativistiche non esistono ed anzi, quando praticate, si traducono in vicoli ciechi che lungi dal risolvere le difficoltà di costruire un vero movimento di massa capace di incidere concretamente sull’agenda politica del paese, finiscono per alimentarle.

Senza la ricostruzione di solide fondamenta e senza la definizione di un piano d’azione, di lotta, capace di aggredire le innumerevoli contraddizioni del sistema capitalista a partire dai luoghi di lavoro, saremo condannati al ruolo di spettatori, più o meno radicali ma sostanzialmente irrilevanti,
anche a fronte di nuovi cicli di lotte che la crisi tenderà inevitabilmente a produrre; al contrario, in assenza di un punto di vista autonomo, di classe e capace di porsi concretamente il compito di invertire i rapporti di forza dentro e fuori i luoghi di lavoro in una prospettiva anticapitalistica, la
crisi capitalistica tenderà, com’è già avvenuto in passato, a rafforzare ulteriormente le tendenze politiche e sociali di destra, reazionarie, razziste e “sovraniste”.

Difesa dei salari e dell’occupazione e sicurezza a partire dal rifiuto del ricatto salute/lavoro e ambiente/lavoro, riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, salario garantito, casa e servizi sociali a tutti i disoccupati e i precari: questi sono i temi che dovremmo promuovere non solo come
movimento Anticapitalista basato sulle forze sindacali, politiche e sociali che in questi mesi si è confrontato e che ha messo in campo le iniziative il 6 giugno in diciotto città, ma rafforzando un percorso dove al centro ci sia la forza lavoro occupata e non per una riflessione che dovrà portare a
definire un percorso di mobilitazione generale.

E’ giunta l’ora di far sentire con forza la voce dei lavoratori e far capire a padroni e governi che non saremo noi a pagare i costi della loro crisi.
Per fronteggiare l’offensiva padronale, riprendere la parola e riorganizzare un fronte di lotta all’altezza dei compiti di questa fase, riteniamo sia giunto il momento di convocare un’assemblea di tutti i delegati e lavoratori combattivi, indipendentemente dall’appartenenza a questa o quella sigla
sindacale ed aperto anche a chi non aderisce ad alcun sindacato,con l’obiettivo di affrontare e rispondere unitariamente alle necessità comuni di resistenza e di lotta che accomunano oggi i lavoratori della logistica, del settore metalmeccanico, della sanità, dell’alimentare, i proletari
disoccupati, i precari dello spettacolo, gli stagionali e le finte partite-Iva, al di là di ogni particolarismo settoriale, territoriale o di categoria.

PROPONIAMO QUINDI UN PRIMO INCONTRO PREPARATORIO PER DOMENICA 12 LUGLIO ALLE ORE 11,00 A BOLOGNA PRESSO LA SEDE SI COBAS, VIA AURELIO SAFFI 30.

NB: per garantire il rispetto delle normative anti-Covid, ogni realtà sindacale, strutture di lotta aziendali, di settore del lavoro dovrà partecipare con un numero non superiore a 3 persone.
Provvederemo a mettere in rete, tramite zoom, chi è interessato al confronto e chi non partecipa direttamente all’assemblea.