L’ospedale alla Fiera di Milano non solo non chiuderà, marimarrà aperto per altri 24 mesi e sarà anche rifinanziato con ulteriori sette milioni di euro. Tutti soldi pubblici. È la novità contenuta nel “Piano di riordino della rete ospedaliera”, inviato martedì 16 giugno scorso dal Pirellone al ministero della Salute. Fondi necessari per rendere pienamente operativi i 221 posti letto di terapia intensiva (Ti) progettati da Guido Bertolaso (sebbene poi il “consulente” quell’ospedale lo abbia ricusato pubblicamente). Posti letto che oggi, evidentemente, operativi non sono, visto che quei sette milioni (più 1,5 di iva) serviranno per acquistare respiratori e attrezzature mediche varie.

La nuova iniezione di denaro sonante è scritta nelle 58 pagine del piano che Regione Lombardia ha inviato a Roma per spiegare come il sistema sanitario regionale intende trovare i 1.446 letti di intensiva  e 704 di semi intensiva richiesti dal decreto 34 del 19 maggio 2020, il quale prevede una dotazione di 0,14 posti letto di Ti ogni mille abitanti.

Nel documento l’assessore al Welfare Gallera elenca tutti gli interventi previsti negli ospedali lombardi, una lista della spesa da 222.492.252 milioni complessivi (che arrivano dai 225 milioni ottenuti dalla Lombardia grazie al Decreto Rilancio).

Soldi necessari per la costruzione di nuovi reparti, ammodernamento/riconversione di quelli datati, acquisti di macchinari sanitari.

Ed è proprio questa su questa voce che la giunta Fontana ricarica l’ennesima spesa destinata alla Fiera: su 27,9 milioni totali destinati all’acquisto di attrezzature per le Ti di tutti i 34 ospedali lombardi, al Portello ne sono stati destinati sette, cioè un quarto del totale. Al secondo posto il San Gerardo di Monza che ne riceverà 1,9 di macchinari, ma per creare da zero 20 nuovi posti di Ti.

Insomma, per la Fiera si tratta di una bella iniezione di denaro, che però potrebbe non essere sufficiente a garantire l’operatività del centro: potrebbe esserci infatti la possibilità – che il documento si augura lontana – che la Protezione civile decida di chiedere indietro tutti i lettini e i ventilatori dati in comodato gratuito nei mesi scorsi e che oggi giacciono inutilizzati al Portello, per destinarli altrove. In quel caso, i costi sarebbero destinati a lievitare  ulteriormente.

Soldi a parte, una cosa è chiara: la giunta Fontana non ha alcuna intenzione di tornare indietro. Anzi, sulla Fiera rilancia. Il ragionamento di Attilio Fontana suona così: visto che per almeno 24 mesi tutti i nosocomi lombardi saranno interessati da lavori di ristrutturazione, per tutto quel periodo la Fiera dovrà rimanere aperta come hub per accogliere i pazienti Covid in gravi condizioni, che lì saranno concentrati. Così come dovranno rimanere aperte per i prossimi due anni le strutture gemelle create a Bergamo (l’ospedale edificato dagli alpini) e la tensostruttura al San Raffaele.

Peccato però che Bergamo e San Raffaele con la Fiera abbiano ben poco a che fare: i due sono infatti centri di soccorso costruiti in prossimità di ospedali veri e propri(quello degli alpini è a tre minuti dall’ospedale di Seriate, mentre la tensostruttura di Milano è adiacente al San Raffaele).  Il Portello invece è distante chilometri dal Policlinico, suo ospedale di riferimento.

Inoltre il documento inviato al ministero non riporta tutte le criticità della Fiera che sono oggetto di critica ormai da mesi da parte di medici, politici e cittadini comuni:

  • la mancanza di vere sale operatorie,
  • di un pronto soccorso,
  • dei bagni per i degenti
  • e, soprattutto, la distanza fisica da un ospedale e quindi da tutti quei reparti necessari per il funzionamento di una terapia intensiva.

Per esempio: stando le condizioni attuali della struttura, se un ricoverato in Fiera dovesse avere bisogno di un intervento chirurgico al cuore, lo si dovrebbe caricare d’urgenza su un mezzo speciale e trasportarlo fino al Policlinico, con tutte le criticità del caso.

Un’evenienza che evidentemente non preoccupa Fontana e Gallera, i quali però, proprio col loro piano, prevedono di aumentare il parco mezzi speciali dedicati al trasporto di pazienti covid. Si legge infatti nella delibera che è stato dato il via libera all’acquisto – sempre grazie i soldi pubblici giunti da Roma – di 10 nuovi mezzi MSA2 (mezzo di soccorso avanzato); 2 nuovi MSA1 e 2,5 veicoli MSB (mezzo di soccorso di base). Veicoli attrezzati per “il trasporto sanitario inter-ospedaliero dei pazienti con necessità di assistenza qualificata”. In pratica visto che la Fiera è lontana da tutto, al posto di ripensare a chiuderla, si comprano nuovi mezzi costosissimi per spostare di qua e di là gli intubati.

Del personale, o meglio, della sua mancanza (altra spina nel fianco della struttura alla Fiera), il piano del Pirellone non fa menzione, limitandosi a ricordare come – sempre grazie ai fondi pubblici – sia possibile l’allargamento degli organici sanitari regionali, attraverso nuove assunzioni. Dove si troveranno medici e infermieri specializzati, però, non è dato sapere.

Alla luce di tutto ciò, il Portello, che fino a oggi ha curato poco meno di trenta pazienti e che oggi è chiuso, rischia di essere pagato una cifra molto superiore ai 21 milioni dichiarati. Pur in attesa della rendicontazione finale da parte di Fondazione di Solidarietà Milano, a oggi quel non-ospedale è già costato:

  • 17,2 milioni per opere civili destinate a rimanere alla Fiera e a essere smontate una volta conclusa l’emergenza;
  • una cifra non quantificata per le attrezzature mediche presenti, le quali, sebbene date in comodato d’uso dalla Protezione Civile oppure regalate dai privati, sono state comunque pagate da qualcuno;
  • 8 milioni per ulteriori attrezzature;
  • Una cifra anch’essa non quantificata per le nuove assunzioni.

Un consuntivo salato per un’opera fino a oggi inutilizzata. Tuttavia per Fontana, riconoscere che la sua creazione è stata un errore fin dall’inizio, sarebbe stato politicamente ancora più costoso.

da Business Insider Italia