La notizia della morte di Sarah Hegazi ha fatto il giro del mondo. Sarah si è tolta la vita lo scorso 15 giugno: militante LGBT+ e fondatrice del partito egiziano socialista “Pane e libertà”, era stata arrestata il 22 settembre 2017 durante un concerto, mentre sventolava una bandiera arcobaleno. In carcere subì torture e, rilasciata, ottenne l’asilo politico trasferendosi in Canada, dove militava nell’organizzazione socialista Spring Socialist Network.

Ha lasciato poche righe scritte in arabo:

Ai miei fratelli, ho cercato di sopravvivere però ho fallito. Perdonatemi. Ai miei amici, è stata un’esperienza troppo dura e mi sento troppo debole per poter resistere. Perdonatemi. Al Mondo, sei stato molto violento con me, però ti perdono.

In memoria di Sarah, pubblichiamo tradotto in italiano l’ultimo suo scritto, apparso su Spring lo scorso 24 gennaio: la trascrizione di un suo panel tenutosi per il nono anniversario della rivoluzione egiziana.

Introduzione a cura di Spring

Il 25 gennaio sono trascorsi nove anni da quando la rivoluzione egiziana è scoppiata in piazza Tahrir, nell’ambito della primavera araba. Le potenze imperiali e i governanti locali sono intervenuti per minare la rivoluzione, ma è emersa una nuova ondata di rivolte – dall’Algeria al Sudan.

Lo scorso ottobre, Spring e Kandaka in White (organizzazione che sostiene le donne sudanesi) hanno co-organizzato un incontro, “What next for the Sudanese revolution?”, anch’esso co-sponsorizzato dall’Associazione della comunità sudanese dell’Ontario. Tra le presentazioni del panel c’è stata quella della rivoluzionaria egiziana Sarah Hegazi sulle lezioni per il Sudan dalla rivoluzione e dalla controrivoluzione in Egitto.

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Rivoluzione

La rivoluzione del 2011 è emersa per molte ragioni: crisi economica, corruzione del governo (ad esempio, ministri e altri nella classe dirigente che usano il nepotismo per assumere familiari e amici, come il piano del dittatore Mubarak di nominare suo figlio come prossimo presidente), mancanza di salario minimo, corruzione e tortura in ogni stazione di polizia, e corruzione nell’esercito (ad esempio, l’acquisto di armi per guerre esterne, ma senza che ci siano guerre esterne). Nelle fabbriche, i dirigenti possono licenziare qualsiasi lavoratore, e gli operai non hanno modo di proteggersi. L’assistenza sanitaria è inadeguata. Lo Stato usa la religione per incoraggiare gli attacchi contro le donne e le persone LGBT.

Ma le masse, anche se oppresse dal sistema, hanno infranto il sistema di polizia in sei ore. La polizia è scappata dalla gente e si è tolta le uniformi. I militari però hanno ripudiato la rivoluzione e il movimento dal basso per il cambiamento, perché queste cose minacciano direttamente i loro interessi di classe.

Ci sono tre tipi di persone politiche: il vecchio regime, i riformisti che vogliono cambiare solo il volto del regime ma mantenere il sistema nel suo complesso, e i rivoluzionari che vogliono abbattere completamente il sistema e costruire un nuovo sistema che sia più giusto a tutti i livelli, sociale ed economico.

Va sottolineato che il vecchio regime tenterà qualsiasi cosa, anche sacrificando importanti icone del suo regime, per rimanere al potere o riconquistare il potere. Così i militari si sono costretti a rimuovere Mubarak per aggirare e calmare il movimento per il cambiamento. Questo ha rivelato quanto siano corrotti e deboli. 

Nelle rivoluzioni troveremo che il vecchio regime cercherà di controllare di nuovo e di governare di nuovo. Il consiglio militare si è sviluppato dopo il rovesciamento di Mubarak. Hanno governato circa un anno prima di organizzare elezioni truccate. Il vecchio regime cercherà sempre di tornare indietro e di ricostruire in forme diverse, ed è importante ricordarlo.

Controrivoluzione

In Egitto abbiamo l’esercito come “soft power” dietro le quinte, centrale per il controllo dell’economia. Nel periodo successivo alla caduta di Mubarak c’è stato uno “Stato profondo” che cercava di capire come uscire da questa situazione. Così lo Stato profondo ha cercato di dare l’impressione di fare delle concessioni. Ma il loro obiettivo era di dare più tempo ai loro sostenitori per mantenere il loro sistema forte e ricostruire se stessi. Allo stesso tempo la cosiddetta sinistra stalinista cercava anche di controllare i lavoratori sostenendo che il consiglio militare era una buona cosa, “un passo nella giusta direzione”.

Il consiglio militare ha usato gli stessi modi dittatoriali di Mubarak per strangolare il proletariato e distruggere i quadri rivoluzionari. Hanno riempito le prigioni egiziane e le carceri egiziane di tali prigionieri politici, non solo rivoluzionari ma anche membri dei Fratelli musulmani. Il consiglio militare è riuscito a spezzare la rivoluzione senza apportare cambiamenti radicali al governo. Con ciò, hanno avuto successo nel deviare e polarizzare le persone secondo linee settarie, cioè in una battaglia – invece che di classe – basata sulla religione, tra secolarismo e teocrazia.

Ma i rivoluzionari credono che la battaglia sia una battaglia di classe, non di religione. I militari hanno approfittato della nostra debolezza organizzativa, e i militari hanno colto l’occasione per porre fine alla rivoluzione, senza pietà, disperdendo deliberatamente le organizzazioni di sinistra. Come ha detto Saint-Just, “chi fa mezza rivoluzione si scava la tomba da solo”. Era letteralmente, non solo figurativamente, vero. La maggior parte di noi è ora nella tomba, in prigione o in esilio.

Quando Sisi si è annunciato come presidente, è diventato il dittatore più oppressivo e violento della nostra storia moderna. Ma questa esperienza di perdere la rivoluzione dà al Sudan lezioni per il futuro: negoziare con i militari non è una vittoria ottenuta perché si “essere intelligenti”, è l’inizio della sconfitta e un fallimento per la rivoluzione; le proteste confondono il vecchio regime e i militari, gli scioperi sono grandi armi per la giustizia sociale, e i rivoluzionari devono collegarsi con i lavoratori.

Sarah Hegazi

Da lavocedellelotte.it