Pubblichiamo volentieri l’editoriale della rivista Spectre sulla grande rivolta attualmente in corso negli USA. Un editoriale energetico che riesce a trasmettere l’entusiasmo collettivo per un evento che non è esagerato definire storico, indipendentemente dall’esito della battaglia specifica. Speriamo che almeno una parte di questo entusiasmo e di questa energia collettiva riesca a giungere anche da noi, dando una bella scossa e facendo capire, una volta di più, che non è proprio tempo per il pessimismo.

Spectre è una nuova rivista marxista statunitense nata su impulso di attivisti/e, organizzatori/trici, accademici e intellettuali, che si propone di contribuire a spiegare e sollevare questioni sulla connessione delle lotte sociali e politiche, negli USA e nel mondo. 

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TEMPI PERICOLOSI

Comitato di Redazione della Rivista Spectre, USA

2 giugno 2020

BLACK LIVES MATTER!

STIAMO SENZA SE E SENZA MA CON LA RIVOLTA CONTRO LA POLIZIA!

CI OPPONIAMO ALLA TEPPAGLIA VIOLENTA DELLA POLIZIA CHE INFESTA LE STRADE!

Terroristi che soffocano e torturano migliaia di afroamericani e i latini ogni anno, instillando terrore e sfinimento in chi resta. Denunciamo i poliziotti brutali che rapiscono bambini migranti e i loro genitori, che fanno sparire le sorelle trans, che abbandonano cadaveri senza nome in fosse comuni lungo il confine meridionale. Ci opponiamo alla polizia e al culto dell’eroe che ci impone di celebrare coloro il cui compito è tenerci al nostro posto. Condanniamo l’ICE (Immigration and Customs Enforcement, agenzia federale di gestione dell’immigrazione, n.d.t.) e la polizia di frontiera, che spara ai nostri vicini nelle loro case, tormenta i lavoratori nei campi e arresta gli studenti nelle nostre scuole, come fossero prede di un torneo di caccia. Ci opponiamo a tutti loro a Minneapolis, a Los Angeles, Louisville e Detroit; a Ferguson, Chicago, Houston, New Orleans e New York; ad Atlanta, Oakland, Philadelphia, e Memphis; e, sì, in ogni città, grande o piccola, in cui essi sono liberi di sparare e uccideresenza alcuna conseguenza, cioè ovunque, sempre. Queste forze sono e sarannno sempre nemiche della classe lavoratrice, ovunque nel mondo. 

CONDANNIAMO I SACCHEGGIATORI

I dipartimenti di polizia che consumano le risorse finanziarie di città e Stati, chiedendo sempre più armamenti, radio, corazze, strumenti di sorveglianza, mezzi blindati e nuove tecnologie nel momento stesso in cui strangolano a mani nude e con le ginocchia uomini disarmati, strangolano i servizi pubblici, lasciando chi sopravvive senza paga, sicurezza e sostegno. Ci lasciano senza nessun’ altra alternativa che la lotta. Condanniamo il saccheggio dei padroni, che sfruttano questa disperazione a loro vantaggio, che rubano ciò che noi creiamo, che ci sottraggono tempo ed energie, il nostro sonno, e le nostre vite. Condanniamo i proprietari immobiliari che reclamano la proprietà e il controllo delle case che gli immigrati costruiscono e su cui effettuano manutenzione, che cristallizzano la segregazione razziale attraverso la discriminazione, che buttano lavoratori, le nostro famiglie, i disoccupati e i disabili in mezzo a una strada a morire di stenti, che ci conducono in bancarotta, che ci prosciugano di ogni risorsa.  

CI OPPONIAMO A COLORO CHE BLOCCANO LE AMBULANZE E RENDONO IMPOSSIBILE LA SICUREZZA PUBBLICA

I programmi di copertura delle assicurazioni private per i quali siamo terrorizzati al pensiero di dover chiamare un’ambulanza per paura del nostro impoverimento, che ci rapinano proprio quando siamo più vulnerabili. CI opponiamo all’industria della “salute” che trai i suoi profitti dalla negazione delle cure e dal licenziamento di lavoratori, infermiere, medici, addetti alle pulizie, ausiliari medici e tecnici nel bel mezzo di una pandemia quando (o perché) quello è proprio il momento in cui abbiamo più bisogno di assistenza sanitaria. Denunciamo un sistema sanitario che continuamente trascura chi ha più bisogno di cure, un sistema che senza alcun pudore svaluta le vite degli afroamericani. Condanniamo i programmi di sicurezza militarizzata, chiamati “sorveglianza”, che, alla meglio, sono indifferenti, alla peggio colludono con viglianti fascisti apertamente genocidi. Un sistema di sicurezza in cui un distintivo di polizia consente un omicidio razzista, in cui un uniforme blu scuro conferisce immunità dalla giustizia.

 I disordini possono essere strumento di tutela e affermazione della vita. Anch’essi sono un lavoro essenziale

SOSTENIAMO TUTTI I MANIFESTANTI CHE, PIENAMENTE CONSAPEVOLI DEL RISCHIO, SONO OGGI COMUNQUE IN PRIMA LINEA

Se le proteste dell’estrema destra hanno rappresentato un atto di puro disprezzo per la vita delle persone, la ribellione sociale esplosa in tutto il paese è un atto di amore collettivo nel senso più nobile del termine. Le proteste per una “riapertura” capitalista intendevano sacrificare i lavoratori all’ “economia”. La rivolta odierna ci ricorda invece della distinzione di Marx tra i “sacrifici per la società” e il “sacrificio della società”. Sacrificare il Capitale invece che noi stessi/e, diventerebbe “la causa comune di tutti/e coloro che considerano la lotta contro il sistema borghese come un sacrificio che fanno per loro stessi/e”. Le nostre forze si sono gettate di buon grado nella mischia. Le loro forze vorrebbero sacrificarci contro la nostra volontà: i lavoratori e le lavoratrici in prima linea, costantemente esposti/e alla pandemia, i lavoratori e le lavoratrici più poveri/e senza un tetto adeguato o senza alimenti e assistenza sanitaria. Le loro forze comprendono i vigilantes fascisti, che hanno festeggiato apertamente la morte di afromaericani/e a causa del COVID 19, che hanno attaccato i pazienti e le infermiere che si prendono cura di loro, che lottano per loro. Le proteste di Black Lives Matter non hanno nulla in comune con le proteste per la “riapertura”. Queste rivolte dei più vulnerabili nella nostra società sono una lotta consapevole per la sopravvivenza. Lottare colpo su colpo è la sola difesa di chi dispongano contro la morte per mano della polizia, del COVID, del Capitale. La ribellione è il lavoro più essenziale di tutti. 

DIFENDIAMO I ROGHI DEI DISTRETTI DI POLIZIA

I distretti di polizia sono l’avanguardia del complesso industrial-carcerario. Sono fortezze sul campo di battaglia della lotta di classe. Le nostre forze li stanno conquistando, ne stanno facendo uso e li svuotano. Redistribuiscono l’arsenale dello Stato acquisito illegittimamente, accendono fuochi d’artificio celebrativi lungo il percorso prima di radere al suolo i maledetti bastardi. Ciò esprime il potere sempre presente ma solitamente nascosto della classe lavoratrice di essere padrona del proprio destino nonostante l’impressionante stanziamento di forze posto contro di essa, contro di noi. Poiché queste tattiche anticipano la distruzione rivoluzionaria dello Stato nel suo insieme, aprono a un nuovo orizzonte di libertà che tutte/i noi possiamo vedere e immaginare. Sosteniamo il piratamento delle radio della polizia con la trasmissione del canto “Fanculo la polizia” in ogni ricevitore. Non solo prenderli per i fondelli riduce la sensazione di giustezza nella loro brutalità, ma interrompe anche le loro comunicazioni, rendendo più difficile il compito di controllare, di ferire, di mutilare e di uccidere ancora più persone di quanto non abbiano già fatto. 

 I disordini possono essere strumento di tutela e affermazione della vita. Anch’essi sono un lavoro essenziale

ACCOGLIAMO CON FAVORE LA REDISTRIBUZIONE DEI BENI ALLE PERSONE CHE NE HANNO BISOGNO 

sia che questi beni siano cibo, medicine, pannolini, vestiti o materiale elettronico. Siamo fiduciosi del fatto che ai lavoratori e alle lavoratrici che fanno televisori a schermo piatto non interessi se questi finiscano nelle mani di rivoltosi che si ribellano agli omicidi legittimati dallo Stato. Stiamo con i lavoratori e le lavoratrici di Target (nota catena di centri commerciali negli USA, n.d.t.) che hanno difeso la rivolta mentre un centro Target veniva raso al suolo a Minneapolis. Target sfrutta il suo staff e lo ha esposto al virus continuamente e senza alcuna necessità, in pieno spregio delle loro vite. Target ha donato 300.000 dollari al dipartimento della polizia cittadina affinché installasse telecamere di sorveglianza nei quaranta isolati del centro cittadino. Inoltre ha finanziato un laboratorio di medicina legale sul suo proprio “campus”, creando immagini a infrarossi dai dati ottenuti dalle telecamere. Non c’è da meravigliarsi che le nostre forze hanno festeggiato alla vista di quell’edificio in fiamme. Ci pagano sistematicamente salari da fame, ci lasciano a dover sopravvivere da noi stesse/i, rubano la nostra forza-lavoro e lo chiamano profitto, e alla fine hanno anche la faccia tosta di dare tutti quei soldi a chi ci tormenta, ci picchia, ci spia, e ci uccide?

Coloro che passano la vita dietro quelle vetrine allestendo e imballando quelle merci per un salario minimo vorrebbero certamente sfasciare quelle barriere

LE VETRINE SARANNO SFASCIATE. CE LO AUSPICHIAMO 

Non sono le nostre vetrine. Non c’è da sorprendersi se coloro che le guardano da fuori, coloro che lottano per garantirsi i beni di prima necessità e i magri piaceri offerti dal capitalismo, vogliano sfondare quelle barriere. Siamo costantemente bombardati da immagini di merci finché non finiamo per desiderarle con tutte le nostre forze. Tuttavia, sebbene siamo noi a produrle, non ce le possiamo permettere. Coloro che passano la vita dietro quelle vetrine allestendo e imballando quelle merci per un salario minimo vorrebbero certamente sfasciare quelle barriere. Quando le persone sono escluse dal godimento collettivo di ciò che producono, non hanno interesse a proteggere ciò che è stato loro rubato da lungo tempo. Brindiamo al fatto che queste barriere siano cadute in frantumi. 

VOGLIAMO GIUSTIZIA

Vogliamo giustizia per George Floyd, Breonna Taylor, Atatiana Jefferson, Ahmaud Arbery, Mike Ramos, Tony McDade e le molte centinaia di afromericane/i uccise/i dalla polizia quest’anno, le molte migliaia uccise nell’ultima decade, e i molti milioni di morti sin dall’inizio del “progetto Americano”, un progetto fondato sul saccheggio di terra e di lavoro. Sappiamo che la giustizia non arriva con l’incarcerazione di un poliziotto assassino. Non arriva neanche con l’incarcerazione di tutti i poliziotti assassini. La giustizia arriverà quando la faremo finita con il sistema di polizia in quanto tale e aboliremo il sistema della proprietà privata e lo sfruttamento che la polizia esiste per difendere. 

SIAMO PIENAMENTE COSCIENTI DEL FATTO CHE POTREMMO PERDERE UNA BATTAGLIA NELLA LOTTA PER VINCERE QUESTA GUERRA 

Ma siamo certi che in questo momento di crisi, la crescita di attività sia coordinate che spontanee, centinaia di scioperi selvaggi, migliaia di persone nelle strade, milioni in sciopero dell’affitto, stia costruendo una solidarietà multietnica, intercategoriale, dimostrando al tempo stesso il potere della classe lavoratrice organizzata. Indipendentemente dall’esito di questa battaglia, siamo parte di una lotta vibrante come non ne avevamo viste da generazioni negli Stati Uniti. Come scrisse Rosa Luxemburg poco prima il suo assassinio: “A causa della contraddizione nelle prime fasi di un processo rivoluzionario tra la acuta chiarezza dei compiti e l’assenza delle precondizioni per assolvere ad essi, le battaglie individuali della rivoluzione terminano con una sconfitta formale. Ma la rivoluzione è la sola forma di ‘guerra’ – e questa è un’altra legge peculiare della storia – in cui la vittoria finale può essere preparata solo da una serie di sconfitte”.

SOSTENIAMO IL DISORDINE DELLA VITA RISPETTO ALL’ORDINE CAPITALISTA DELLA MORTE

L’omicidio poliziesco ha ripreso un tetro refrain che il COVID ha soltanto intensificato: “I can’t breathe” (non riesco a respirare, n.d.t.) sono state le ultime parole di troppe persone per poterle contare, sebbene non smettiamo di contarle e siano sempre nei nostri cuori. Questa rivolta non finirà finché tutte e tutti riusciremo a respirare: nessuno stivale o ginocchio sul collo, nessun ospedale senza DPI, nessun aria inquinata e cancerogena, nessun’apprensione in attesa di avere notizie dei nostri cari o dei compagni che sono in piazza, che sono malati, o semplicemente stanno tornando a casa dal lavoro o da una corsa all’aperto. 

Quando ci decideremo a decidere, una nuova era sarà all’orizzonte

SAPPIAMO CHE È PERICOLOSO LOTTARE, MA SAPPIAMO ANCHE CHE È PIÙ PERICOLOSO NON FARLO 

Mentre scriviamo, la Guardia Nazionale sta giungendo nelle nostre città. Sappiamo che l’unica via per uscire dalla crisi del capitalismo e dalla trappola mortale che il COVID19 ha costruito per la classe lavoratrice globale è attraverso la rivolta di massa, attraverso la lotta di classe e nello spirito di solidarietà che vediamo nelle strade quando i manifestanti distribuiscono mascherine, quando i conducenti di autobus si rifiutano di aiutare e avallare arresti o trasportare la polizia, quando chi fa uno sciopero selvaggio chiude fabbriche letali, quando i lavoratori e le lavoratrici riaffinano i propri strumenti per i nuovi compiti. Quando ci decideremo a decidere, una nuova era sarà all’orizzonte. E dobbiamo decidere presto perché non abbiamo altre generazioni che possano impedire una catastrofe ambientale che minaccia di porre fine alle specie su questa Terra. 

CREDIAMO CHE “NON È MAI DETTA L’ULTIMA PAROLA” 

Nell’elogio funebre per il suo allievo Walter Rodney, C.L.R. James parafrasò Lenin e citò Marx. L’elogio è così spietato che sembra quasi uno sforzo di riportare Rodney in vita attraverso la critica: “Il 22 gennaio [Lenin] avvertì che forse non sarebbe riuscito a vivere così a lungo da vedere la rivoluzione. Tuttavia, a marzo era ancora là. Mi domando se tu riesca a cogliere il significato di tutto ciò. Questo è quanto accaduto a Lenin. Non è mai detta l’ultima parola. Marx lo definisce così: ‘la rivoluzione arriva come un ladro nella notte’ e [Lenin] aveva studiato esattamente questo tutta la vita. Walter purtroppo non lo ha capito. Non ne era consapevole”

SAPPIAMO CHE LO SPETTRO DEL POTERE DELLA CLASSE OPERAIA, DEL COMUNISMO, È SEMPRE UN “LADRO NELLA NOTTE”

e un saccheggiatore, è un rivoltoso, e uno scioperante illegale, e un* che rinnega i generi, un* sex worker, una persona senza documenti o senza pedigree, un traditore della sua nazione, della “bianchitudine”, del potere e del privilegio. È un/a detenuto/a in cerca di rifugio, un trasgressore del rango e della posizione sociale, senza alcun rispetto per il ceto sociale e i titoli. Sappiamo che la rivoluzione è fatta dalla classe lavoratrice viva, che respira e lotta per realizzarla,  nel suo processo di diventare qualcosa di nuovo, in condizioni che non sapremmo e non potremmo scegliere. 

Nelle nostre pagine, daremo spazio a documenti, rifletteremo grazie alle lotte insieme a tutti i combattenti e gli organizzatori, gli attivisti e i dirigenti, le correnti, i teorici e le teoriche, e i lettori che aspirano a cambiare tempi pericolosi in una nuova epoca, in cui le vite afroamericane non solo conteranno, ma fioriranno; in cui la polizia non sarà più che una pellicola scolorita nel museo delle tragedie storiche. Il nostro comune impegno è a essere compagne/i di militanti sincere/i che lottano per la futura libera società, e a essere solidali di fronte a ciò che verrà