Ieri notte i lavoratori di Zara in tutta Italia, da Palermo a Bari, da Napoli a Roma, da Firenze a Bologna, da Milano a Rimini si sono fermati in sciopero. Dopo solo qualche mese dalle ultime mobilitazioni perché la multinazionale spagnola pensava di poter scaricare i magazzinieri dei negozi di lusso a Roma e Milano, oggi la stessa multinazionale prova a scaricare decine di lavoratori addetti allo scarico delle merci. Quel lavoro intende farlo fare ai lavoratori delle pulizie, facendoli lavorare giorno e notte se necessario (ed in alcuni negozi già accade).

La nottata di sciopero a cui hanno aderito centinaia di lavoratori organizzati con Si Cobas e ADL Cobas è proseguita nella giornata di ieri in ogni città con presidi e proteste di fronte a tutti i negozi Zara sindacalizzati d’Italia dando vita a una giornata unitaria dei lavoratori contro le politiche di un gigante che fattura più di venti miliardi di dollari l’anno.

Questi stessi lavoratori fino a pochi giorni fa erano gli “eroi” sbandierati in ogni giornale e canale televisivo e nonostante i tagli alle tasse delle imprese e le casse integrazioni pagate dallo Stato (casse integrazioni che per grande parte molti lavoratori stanno ancora attendendo) comunque non hanno visto il proprio posto di lavoro protetto. Zara, per spendere di meno e guadagnareZara scarica oltre 400 lavoratori in tutta Italia, sciopero nazionale! di più, ha deciso di scaricarne una parte e aumentare i ritmi di chi rimaneva anche facendogli svolgere lavori al di fuori delle loro mansioni contrattuali.

Questa politica aziendale, del tutto in linea con quella tenuta fino ad oggi, fatta di sfruttamento, salari bassi e licenziamenti illeggittimi sta venendo scossa da qualche anno dalle proteste dei lavoratori con metodologie di lotta anche molto radicali. Zara si è già piegata due volte nel passato recente, dimostrando di non essere invincibile, i lavoratori lo sanno, lo hanno visto e in massa si sono sindacalizzati alle organizzazioni più radicali e decise.

Le mobilitazioni e gli scioperi continueranno fin quando la proprietà non deciderà di cedere alle richieste degli operai che, oltre a lottare in questo momento, per i propri diritti, stanno dando un segnale a tutti i lavoratori e lavoratrici che già iniziano a subire le ristrettezze della nuova fase di crisi economica dovuta alla pandemia. A tutti i lavoratori che non stanno percependo la cassa integrazione ed il salario da mesi, alle centinaia di licenziati, a chi fa sempre più fatica ad arrivare a fine mese pagando bollette e affitti, questi lavoratori danno un segnale chiaro: organizziamoci, lottiamo contro le prepotenze e la sete di profitto delle multinazionali e dei padroni.

Uniti si vince!

Redazione – La Voce Delle Lotte

Dal sito lavocedellelotte.it