LETTERA DA UNA DONNA IN CODICE ROSSO

Sole!

Sai che significa essere una donna in codice rosso? Spesso mi rispondono “significa che hai coraggio”.

Coraggio? Il coraggio della disperazione, il coraggio di avere paura di uscire di casa, il coraggio di guardare mio figlio e sentirmi in colpa perché ho paura anche per lui, il coraggio di un dolore che è un fardello che mi porto dietro giorno e notte. 

Ed io sono fortunata. Fortunata perché sono una donna in codice rosso solo grazie alle persone che mi sono intorno che hanno accolto me e il mio fardello e mi hanno convinta che potevo essere ancora libera. Mi hanno spinto con tutte le loro forze a denunciare e hanno lottato contro la mia paura. La paura di fare quello che è giusto. 

Ma la paura non se ne va… non se ne è mai andata. Ogni volta che lui me lo trovo davanti, ogni volta che mi segue, ogni volta che segue mio figlio. La paura che ti paralizza le gambe, la paura che fa tremare le mani, che non ti lascia respirare e ti fa solo desiderare di scappare. Lontano. I miei amici me ne dicono tante ogni volta che succede. 

“Smettila di farti vittima. Devi reagire. Chiama i carabinieri. Ti è andata bene stavolta la prossima potresti non essere così fortunata da raccontarlo. Non voglio assistere al tuo suicidio”. Tutto questo mi dicono. Ma io ho paura. Paura che questa paura non se ne andrà mai. Paura che non vincerò mai. Paura di non avere speranza di uscirne mai.

Ma sentire le loro voci che mi dicono di reagire mi serve. Mi prende l’ansia, tremo, ho paura ma l’ho fatto. 

La prima volta i carabinieri mi hanno fermato per la strada mentre passavano con la volante. Durante il lockdown, quando non si poteva neanche uscire di casa. Ma io dovevo riprendere mio figlio. Che tardava ad uscire da casa di lui. Mi hanno chiesto chi ero e che facevo in mezzo alla strada. Ero sola, sotto la pioggia.  Ho vinto la mia paura e ho chiesto “mi date una mano? Sono in codice rosso” la risposta è stata agghiacciante: “che vuole che siano 20 minuti di ritardo”. Hanno ingranato la marcia, se ne sono andati e mi hanno lasciato là, sotto la pioggia. Non c’era un’anima. Manco un cane.

Ho fatto il maledetto 112. Li ho chiamati. Due volte. Lui mi ha seguito di nuovo. Due volte. Ed io li ho chiamati.

Ma tremo, piango, mi tremano le mani. Mo’ torna mio figlio e non può trovarmi così. I carabinieri non vengono. Non intervengono. Non c’è sentenza definitiva. Niente di scritto. Mi hanno chiuso il telefono e non sono venuti. Due volte. La paura è ancora più forte. E quel senso del dolore si impossessa di me. 

Devo imparare a difendermi da sola. Come faccio a difendermi da sola? E se mi blocco? riuscirò mai a reagire?

Aprile-Maggio 2020, Sud Italia

**********************************************

Sole. Questa è la sintesi amara dello stralcio di lettera che precede queste righe.

Il dato non è sorprendente quando si parla di donne vittime di violenza.

Durante il periodo di confinamento obbligatorio ci dicono che le richieste di aiuto da parte delle donne sono aumentate del 60%. Si sono perfino inventati la “mascherina 1522”, una donna in pericolo entrando in farmacia se chiedeva quel tipo di merce significava che era in pericolo…però bisognava essere fortunate e capitare in una “farmacia aderente all’iniziativa”!

Al governo, che emanava un decreto ogni quindici giorni con cui ci obbligava a fare questo o quest’altro in nome del “nostro bene” non è venuto in mente che forse una iniziativa del genere doveva essere un obbligo, un incipit di uno dei tanti DPCM, non essere discrezionale.

Alla magistratura italiana non è venuto in mente che per le donne vittime di violenza, anche quelle che hanno sporto denuncia e a volte hanno anche un “codice rosso”, ma sono costrette a convivere con il proprio carnefice, spesso con figli piccoli, “in attesa di un decreto di allontanamento” o di un arresto in caso di tragedia, poteva essere utile un’ingiunzione straordinaria che obbligasse i ceffi a non vivere con loro sotto lo stesso tetto. Un qualche artificio giuridico che li allontanasse potevano trovarlo. No, invece, non lo hanno fatto. Si sono voltati dall’altra parte e, anzi, con l’alibi del blocco dei tribunali tutto si è rallentato in modo esasperante, disarmante e sconcertante. Ma anche pericoloso, perché il rallentamento ha esposto moltissime donne e molti minori al rischio della vita…Questi sono carnefici, ma non cretini ed usano i periodi di “vuoto” per portare a termine i loro piani.

Alle forze dell’ordine, sempre impegnate a far multe e denunce contro chi faceva una passeggiata al mare o per le città svuotate dal lockdown magari con l’ausilio di droni ed altre diavolerie ultratecnologiche, non è venuto in mente che se una donna in pericolo – magari con il figlio, come nel caso della protagonista della lettera – le chiama in aiuto, perché il persecutore le insegue con l’auto o cerca di portare via i figli non dovevano rispondere non possiamo venire, non c’è un decreto. Al contrario, dovevano, devono, correre. Non poi mostrarsi “eroiche” alle telecamere in caso di tragedia, magari rimbalzando le responsabilità sulla vittima o altre istituzioni.

Questa cosa ha un nome semplice: complicità in atti persecutori, se il carnefice si ferma un attimo prima che questi si trasformino in omicidio. E per favore, in un sussulto di dignità e necessità di decenza, tolgano dagli schermi della RAI quella pubblicità “progresso” del 1522 che è un incrocio tra i miracoli di San Gennaro e le spighe dorate, ma finte, del Mulino Bianco.   

Sole. Punto.

La redazione di Rproject