di Beppe Moretti

20/05/2020

La distruzione del “polmone verde del mondo” e quindi del pianeta avanza a passi da gigante sottoil governo Bolsonaro. La deforestazione dell’Amazzonia ad Aprile ultimo scorso è stata la maggiore degli ultimi dieci anni, con 529 chilometri quadrati di area deforestata, come denuncia l’IMAZON – Instituto do Homem e Meio Ambiente da Amazônia – (Istituto Uomo e Ambiente dell’Amazzonia). 

Secondo i dati forniti e attualizzati ieri dal Deforestation Alert System (SAD Sistema de Alerta do Desmatamento) lo studio mostra un aumento del 171% dell’area deforestata rispetto al mese di Aprile 2019, con il 32% dei casi localizzati nello Stato del Pará, a seguire lo Stato del Mato Grosso con il 26%, lo Stato di Rondônia il 19% e lo Stato Amazonas il 18% dei casi di deforestazione.

Dall’inizio dell’anno sono stati deforestati e distrutti 1.073 chilometri quadrati di foresta nativa, una quantità immensa di territorio. In questo quadro e dimensione di devastazione ambientale prodotta dall’attività predatoria dell’agrobusiness e dell’attività estrattiva favorita e incentivata dal criminale governo in carica, ma non ne ha abbastanza.  

La “Misura Provvisoria” in questione (uno strumento legislativo nella disponibilità del Presidente della Repubblica) e che potrebbe essere votata e convertita in legge dal Congresso nazionale brasiliano, prevede l’ufficializzazione e regolarizzazione delle occupazioni illegali di terre in areeindigene e di protezione ambientale. L’obiettivo della MP 910 è modificare drasticamente le norme sulla regolarizzazione del possesso fondiario di terreni pubblici federali. Con questa norma il governo dell’ultra-destra oscurantista e criminale del paese sudamericano intende approvarel’amnistia dei reati d’invasione di terre pubbliche praticato dalle compagnie estrattive e dell’agrobusiness dal 2011 al 2018 e consentirebbe la titolazione del possesso delle stesse illegalmente disboscate durante tutto questo periodo. 

La MP 910 andrebbe quindi a modificare il quadro giuridico mettendo tranquilli i devastatoriambientali circa l’occupazione di terre dell’Unione, quindi federali, e la regolarizzazione nei pubblici registri a loro favore. La già grave situazione e la minaccia all’Amazzonia sarebbe ulteriormente aggravata. 

La legalizzazione delle invasioni illegali (una sanatoria su ampia scala) potrebbe portare ad un’ulteriore deforestazione fino a 16.000 chilometri quadrati (1,6 milioni di ettari) entro il 2027 qualora un’area pubblica federale di 196.000 chilometri quadrati (19,6 milioni di ettari) fosse privatizzata. Sarebbe la maggior privatizzazione della storia, la madre di tutte le privatizzazioni, una superfice immensa (che corrisponde a circa il 60% del territorio italiano giusto per avere una dimensione del disastro) consegnato nella mani degli speculatori e devastatori senza scrupolo e controllo alcuno. 

Fortunatamente sotto la pressione popolare e l’ostruzionismo parlamentare i tempi per la conversione in legge della MP 910 al Congresso stringono (ed i 60 giorni di piena efficacia evalidità dal momento in cui Bolsonaro l’ha sottoscritta stanno scadendo) ma è certo che molti parlamentari rappresentanti il “comitato d’affari” delle compagnie private e dei grandi proprietari terrieri intendano tornare all’approvazione di queste norme con strumenti legislativi più solidi, ovvero un Progetto di Legge (PL), nel prossimo periodo. Sarebbe il terzo intervento legislativo negli ultimi 10 anni che amnistia e regolarizza invasioni di terra pubblica, deforestazione illegale e crimini ambientali.               

Intanto però si è creato il clima politico benevolo da parte del governo Bolsonaro a favore dei devastatori specializzati nell’invasione e nella speculazione, che ha prodotto l’escalation di deforestazione in corso; in sostanza viene detto loro: continuate a distruggere, invadere illegalmente e deforestare che poi regolarizzeremo e perdoneremo i vostri crimini, tutto questo in un clima generale di insicurezza e violenza nella regione con centinaia di omicidi di attivisti, ambientalisti, leader di comunità locali, sindacalisti e militanti di organizzazioni che difendono fino alla morte il territorio.