Il presidente Jair Bolsonaro, ormai nell’immaginario collettivo “Bolsovirus” per la sua sconsiderata politica negazionista circa la pericolosità della pandemia da Covid-19 che colpisce il mondo e miete sempre più vittime anche nel paese sudamericano (al 25 Aprile i decessi sono 4.057 con trend in forte crescita di 346 decessi nelle ultime 24 ore e fondate informazioni circa il numero sia ben maggiore dell’ufficialità) continua nella sua necropolitica devastatoria.
Sebbene il governo a solo sedici mesi dal suo insediamento sia ormai “consumato” e privo di ogni credibilità agli occhi della maggioranza dell’opinione pubblica anche alla parte più reazionaria dell’elettorato (dopo l’estromissione di Luis Henrique Mandetta l’ex Ministro della Salute considerato “una colomba” nella gestione della crisi sanitaria e ieri anche di Sérgio Moro l’ex Ministro della Giustizia, colui che da giudice condannò Lula in un processo farsa senza prove estromettendolo dalla competizione elettorale, eliminandolo dalla squadra di governo perchè colpevole di non assecondare “il presidentissimo” nel licenziamento del Capo della PF (Polizia Federale) nominandone altro più vicino alla sua famiglia ormai coinvolta in varie inchieste sulle peggiori malefatte gestite dal “gabinetto dell’odio” e direttamente dai suoi figli) il “Caligola” dei nostri giorni persegue nella politica di distruzione dell’Amazzonia.
Ci riserviamo di fornire migliore e più approfondita analisi del disastro ambientale perpetrato senza soluzione di continuità dal suo insediamento ed aggravatosi negli ultimi mesi ai danni dell’ambiente in altro articolo, ma vogliamo porre l’attenzione su due recenti fatti particolarmente gravi.
Il primo. Fin dai primi giorni del suo mandato Bolsonaro è impegnato a sottrarre terre alle popolazioni native dell’Amazzonia consegnandole agli affari delle compagnie d’estrazione dei minerali di cui l’area è ricca. Acquisisce forza e sostanza il PL (Progetto di Legge) presentato nel Febbraio scorso di cancellazione d’aree protette dal carotaggio del sottosuolo (devastandolo) e regioni intere dall’estrazione di minerali e risorse, eliminando il potere di veto delle popolazioni originarie – la Costituzione e gli Accordi Internazionali sono mero dettaglio – oltre alla costruzione di centrali idroelettriche, la possibilità incontrollata di agrobusiness e monocoltura, attività legate all’estrazione petrolifera e gas, fino al turismo di massa. Un genocidio ed ecocidio istituzionalizzato e legalizzato con decine di assassini tra militanti ambientalisti e leader delle popolazioni locali che osano opporsi alle devastazioni senza scrupoli supportati dall’antico mantra della dittatura “molta terra per pochi indios” oggi ben rappresentato dal nefasto potere.
L’obiettivo di Bolsonaro è quello di ripagare negli interessi economici di coloro che l’hanno sostenuto nella sua ascesa al Planalto, liberandoli quindi da ogni vincolo di protezione del territorio e calpestando ogni regola di salvaguardia sociale e ambientale.
Il secondo. Con pubblicazione nel DOU (la Gazzetta ufficiale brasiliana) del 17 Aprile u.s., il Consiglio Nazionale dell’Amazonia sarà funzionate e operativo in staff alla vice-presidenza della Repubblica del governo Bolsonaro, senza la partecipazione di nessun rappresentante dell’IBAMA (Istituto brasiliano dell’Ambiente e delle Risorse Naturali Rinnovabili) e nessun rappresentante della FUNAI (Fondazione Nazionale degli Indios) due organi con operatività diretta sulle questioni ambientali e delle popolazioni tradizionali dell’Amazonia. Nel nuovo Consiglio siederanno 15 colonnelli di cui dodici dell’esercito e tre dell’aeronautica, un generale, due maggiori e un brigadiere oltre al vice-presidente stesso (il generale della riserva Hamilton Mourão, vice di Bolsonaro) raccogliendo in sè anche tutte le deleghe del MMA (Ministero dell’Ambiente) circa le questioni dell’Amazzonia; le sue competenze sono ampie, generiche e con ampia discrezionalità sottraendole agli enti citati. Sono inoltre esclusi dal Consiglio i governatori degli Stati amazzonici (il Brasile è una Federazione).
Si procede quindi con una concentrazione di potere, controllo e discrezionalità che opera nel senso della distruzione ambientale, a favore della concentrazione di favori mafiosi, rendita e capitale.
Nella sua crisi di credibilità interna e internazionale (per noi non l’ha mai avuta!) governo dell’ultradestra intende correre più velocemente verso “il punto di non ritorno ambientale” a favore del capitalismo di rapina. La risposta può solo essere nella solidarietà internazionalista verso quei popoli e territori… se non vogliamo morire tutti/e. Um abraço

Beppe Moretti