Appunti sul protocollo di sicurezza di un operaio del cc Fiom

Questo Protocollo, parafrasando una nota pubblicità, potrebbe essere intitolato: con la pandemia, puoi! Abbiamo scioperato per fermare i settori produttivi non essenziali. Perchè stare a casa è l’unica reale misura di limitazione del contagio. Perchè per quanto vi sforziate di elaborare generici e contraddittori protocolli di sicurezza, fabbriche e uffici non possono essere resi in poche ore o giorni luoghi asettici, a contagio zero.

Stiamo entrando forse nella settimana del picco di contagio. Fermare la produzione di settori non essenziali era vitale.

I padroni hanno giocato la loro partita, come sempre. E hanno portato a casa il risultato. Che cosa hanno chiesto? Tutto e niente. La loro rivendicazione è in fondo sempre la stessa: “fare quello che ci pare”. Tanto che hanno chiesto di potersi autocertificare. Un simile affronto gli è stato negato (ci mancava solo quello). 

Le aziende che se lo possono permettere, si sono già fermate o si fermeranno. Same a Treviglio è stata la prima a fermarsi, da subito, con accordo sindacale, due settimane fa, all’inizio della crisi in quel territorio. Si è fermata la Lamborghini, la Dalmine a Bergamo e molte altre. Si fermerà la Ferrari. Le aziende che non hanno richieste produttive, anche. 

Le aziende che vogliono andare avanti a produrre, lo potranno fare. Persino a Bergamo, Brescia, nell’intera Lombardia e nelle aree in cui la situazione è già al collasso. A Bergamo, una grande azienda come ABB prosegue a lavorare e, come se niente fosse, sta persino chiedendo straordinari. 

Si dovranno attenere a una giungla di indicazioni, a volte ridicole, a volte inapplicabili. Si scaricherà sulle singole Rsu, Rsa o sugli Rls il tentativo di giocare una partita impossibile: mettere in regola le aziende, senza che una regola stringente in verità vi sia, senza che possa esserne garantita l’efficacia.

Lasciamo stare le aziende dove l’Rsu nemmeno c’è. Lì si chiamerà la Asl? Ma le Asl non sono nemmeno nominate nel protocollo, né hanno personale a sufficienza. E dovrebbero comunque far applicare una serie di prescrizioni tutt’altro che stringenti.

Sì, perchè non solo non avete in nessun modo ascoltato la nostra richiesta di fermo produttivo, ma avete firmato un protocollo che dovrebbe essere considerato uno schiaffo in faccia a chiunque mastichi di sicurezza sul lavoro.

E’ vero, un protocollo deve dare delle linee generali. Ma questo non è un protocollo qualsiasi. E’ un testo dall’applicazione immediata. Non deve dettare le linee guida per i prossimi anni, ma per i prossimi giorni.

Veniamo al testo. 

Le premesse aprono roboanti:

“La prosecuzione delle attività produttive può infatti avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione”.

Il protocollo dovrebbe poi spiegare cosa significhi questa frase.

Il testo continua: 

“le Parti convengono sin da ora il possibile ricorso agli ammortizzatori sociali, con la conseguente riduzione o sospensione dell’attività lavorativa, al fine di permettere alle imprese di tutti i settori di applicare tali misure e la conseguente messa in sicurezza del luogo di lavoro”.

Il ricorso all’ammortizzatore è “possibile”, non stringente. Nei luoghi di lavoro del resto è già accaduto quanto doveva accadere: le aziende hanno spesso messo i lavoratori in ferie, chi poteva le ha prese e chi ha lievi sintomi influenzali si è messo in malattia. 

L’ammortizzatore, che infine e tardivamente viene esteso (e per ora i fondi stanziati sono pochissimi), arriva alla fine come un regalo di cui le aziende “possono” o “non possono” decidere di servirsi.

Tra l’altro, niente di nuovo. Questo concetto era già contenuto nel Dpcm dell’11 marzo:

“siano incentivate le operazioni di sanificazione dei  luoghi anche utilizzando  a  tal  fine  forme  di  ammortizzatori sociali”.

Ma veniamo alle indicazioni vere e proprie che costituiscono il protocollo.

Dopo le premesse, il primo punto si chiama “Informazione”.

L’azienda ha l’obbligo di informare i lavoratori e chiunque entri in azienda sulle disposizioni in materia di sicurezza. Ma davvero? Perchè ancora non è stato fatto? E non è già obbligatorio simile livello di informazione?

Il lavoratore viene caricato invece dell’obbligo di dichiarare il proprio stato di salute. Ha l’obbligo di rimanere a casa se ha la febbre o mostra sintomi influenzali (perchè, di solito?). Ma nel punto 2 viene anche aggiunta una pratica inedita e completamente in contrasto con lo Statuto dei Lavoratori e alla nota dei giorni scorsi del garante sulla privacy: il lavoratore non può opporsi a subire controlli di temperatura all’entrata. Una pratica umiliante, oltre che una contraddizione palese dello Statuto dei lavoratori.

Arriviamo al punto 4, quello che riguarda la “pulizia e la sanificazione dell’azienda”. Anche qua si ripete che l’azienda “può” usare gli ammortizzatori per prevedere interventi straordinari di sanificazione. 

Non si specifica quali siano, ma si è sentito il dovere evidentemente di dire che tali interventi non sono vietati. Se l’azienda vuole, può!

Eppure anche un punto così banale è generico, superfluo o inapplicabile. Si dice infatti: “l’azienda assicura la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago “.

Ma già oggi è cosi. Già oggi un’azienda deve garantire “la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica”.

Il punto semmai è: periodica ogni quanto? E quale sanificazione sarebbe necessaria contro il virus?

Il punto 4 aggiunge: “occorre garantire la pulizia a fine turno e la sanificazione periodica di tastiere, schermi touch, mouse con adeguati detergenti, sia negli uffici, sia nei reparti produttivi”. 

Ma siamo sempre fermi lì. Ogni azienda è già costretta a garantire condizioni di igiene e di pulizia adeguate. Il punto era semmai specificare quali sono tali livelli in piena pandemia. Se ogni giorno vanno completamente sanificate le postazioni di lavoro, touch e mouse, ecc, questo significa rafforzare enormemente il servizio di pulizia, aumentare il personale, chiamare ditte esterne ecc. E questo è impossibile da fare senza adeguate fermate produttive o in tempi così rapidi. Ma su questo, come già detto, non si prescrive nessun obbligo.

Il punto 5 è tragicomico: “precauzioni igieniche personali”. La frase è roboante. Ce la ricorderemo a lungo: “l’azienda mette a disposizione idonei mezzi detergenti per le mani”. Idonei mezzi detergenti? Il sapone! L’azienda mette il sapone nei bagni! Avete fatto un protocollo di sicurezza nazionale per dire che ci deve essere il sapone nei bagni.

Nello stesso punto ci ricordate che è “obbligatorio che le persone presenti in azienda adottino tutte le precauzioni igieniche, in particolare per le mani”. Salvo poi dire due righe dopo: “è raccomandata la frequente pulizia delle mani con acqua e sapone”.

Insomma è obbligatorio, ma è raccomandato, pulirsi le mani. E per questo l’azienda mette il sapone nei bagni. E ci avete anche studiato sopra.

Arriviamo ai Dispositivi di Protezione Indviduale. Su questo vige la totale confusione ed era lecito aspettarsi un chiarimento. Il testo invece fa addirittura passi indietro rispetto al Dpcm dell’11 marzo. Il Dpcm dell’11 marzo infatti si era limitato a “RACCOMANDARE” (attenzione, non obbligare, ma raccomandare):

“laddove non fosse possibile rispettare la distanza interpersonale di un metro come principale misura di contenimento, con adozione di strumenti  di protezione individuale”.

Strumenti di protezione individuale? Cosa sono? Sono i Dpi? E quali? A questa confusione il Protocollo non toglie nulla. Anzi ne aggiunge:

“l’adozione delle misure di igiene e dei dispositivi di protezione individuale indicati nel presente Protocollo di Regolamentazione è fondamentale e, vista l’attuale situazione di emergenza, è evidentemente legata alla disponibilità in commercio”.

I dispositivi di protezione individuale sono fondamentali o sono legati alla disponibilità in commercio? E insistiamo di quali strumenti si sta parlando? Tutti noi abbiamo in mente le mascherine Ffp2 o Ffp3, ma tale indicazione dovrebbe essere esplicitata.

Ma subito dopo arriva sibillina questa frase:

“le mascherine dovranno essere utilizzate in conformità a quanto previsto dalle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità”.

Innanzitutto in un documento ufficiale, si potrebbe almeno citare a quali indicazioni dell’Oms si fa riferimento. L’Oms ne ha date diverse e le ha cambiate anche.

Comunque, secondo quanto dichiarato sul sito del Ministero della Salute:

“L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di indossare anche una mascherina solo se sospetti di aver contratto il nuovo coronavirus e presenti sintomi quali tosse o starnuti, oppure se ti prendi cura di una persona con sospetta infezione da nuovo coronavirus “

Poi però il Protocollo continua:

“data la situazione di emergenza, in caso di difficoltà di approvvigionamento e alla sola finalità di evitare la diffusione del virus, potranno essere utilizzate mascherine la cui tipologia corrisponda alle indicazioni dall’autorità sanitaria”

Esistono quindi indicazioni diverse da parte dell’autorità sanitaria rispetto a quelle dell’Oms? E quali sono?

Infine si torna sul concetto del metro di distanza:

“qualora il lavoro imponga di lavorare a distanza interpersonale minore di un metro e non siano possibili altre soluzioni organizzative è comunque necessario l’uso delle mascherine, e altri dispositivi di protezione (guanti, occhiali, tute, cuffie, camici, ecc…) conformi alle disposizioni delle autorità scientifiche e sanitarie”.

Ripetiamo: quali sono queste disposizioni se nemmeno sulle mascherine si riesce a fare chiarezza?

C’è poi da dire questo: in mezzo a una pandemia le mascherine, se efficaci e necessarie, dovrebbero essere indirizzate verso i presidi sanitari, solo in secondo momento ai luoghi produttivi essenziali e solo in un terzo momento a quelli non essenziali. Ad oggi, le mascherine mancano spesso anche nei servizi essenziali, come i trasporti e la distribuzione alimentare. In alcune regioni, persino nella sanità. 

Generare la giungla degli approvvigionamenti di mascherine, con aziende e privati che si muovono in ordine sparso per procurarsi dispositivi di protezione individuale è in questo momento letteralmente criminale.

Il punto 7 riguarda gli spazi comuni.

E anche qua siamo al nulla. Si dice che “occorre garantire la sanificazione periodica e la pulizia giornaliera, con appositi detergenti dei locali mensa, delle tastiere dei distributori di bevande e snack”. Le aziende devono sempre garantire la pulizia “giornaliera” e la sanificazione “periodica”. Il punto è che il senso di un protocollo di sicurezza stringente e efficace in periodo di pandemia si giocava sul definire una periodicità e una modalità chiara di queste azioni.

E anche qua, quel poco che avete scritto, ha rischiato di essere già troppo per le aziende. Perchè scrivete: “occorre provvedere alla organizzazione degli spazi e alla sanificazione degli spogliatoi per lasciare nella disponibilità dei lavoratori luoghi per il deposito degli indumenti da lavoro e garantire loro idonee condizioni igieniche sanitarie”.

Molte aziende avevano chiuso l’accesso agli spogliatoi, per evitare turni extra di pulizia. Questo punto rimette in discussione anche questa decisione.

Andiamo velocemente con il resto.

Nel punto 8 si scrive che l’azienda “può” procedere ad una rimoludazione dei livelli produttivi. Ma davvero? Cioè la novità è che in presenza di condizioni non sicure, l’azienda “può” rimodulare i livelli produttivi. Ma davvero? State scherzando? Avete scritto un Protocollo per spiegare all’azienda che non è vietato rimodulare i livelli produttivi?

Da sempre, di fronte a condizioni di non sicurezza l’azienda “DEVE” rimodulare i livelli produttivi. Non è già questo il senso del Testo Unico sulla Sicurezza? Non c’era bisogno della pandemia mondiale.

Infine si torna sul concetto, l’azienda “può” utilizzare in via prioritaria gli ammortizzatori sociali rispetto a ferie, Par e Rol. Può, in via prioritaria. Ma anche no.

Il punto 12 ci fa sapere infine che la “sorveglianza sanitaria periodica non va interrotta”. Ci mancherebbe altro! E specifica anche che la sorveglianza sanitaria va fatta con la collaborazione di medico competente, Rls e Rspp. Ma va! Ma questa è la base del Testo Unico e di qualsiasi corso base sulla sicurezza sul lavoro.

Arriviamo in fondo. Il gran finale “È costituito in azienda un Comitato per l’applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione con la partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali e del RLS”.

In teoria una conquista. Ma se queste sono le premesse, l’unico risultato è quello di scaricare sulle singole Rsu e sugli Rls una complicità di una situazione di piena confusione, tentando in tutti i modi di tenere insieme capra e cavoli.

L’unico protocollo di sicurezza che andava siglato in questo momento era quello che definiva la richiesta al governo di chiudere per decreto, senza se e senza ma, tutti i posti di lavoro non essenziali e indirizzare le risorse a tutti gli altri, per garantire misure vere e stringenti di sicurezza per chi lavora in settori che non possono chiudere.

Dario Salvetti (cc Fiom, delegato GKN Firenze)