di Alberto Battaglia

Lo sbarco, questa volta, non è avvenuto in Normandia. Non prelude a una guerra, non è un complotto, ma la bandiera sulla divisa, però, è sempre quella a stelle e strisce.
Lo scorso 21 febbraio è giunto al porto di Bremerhaven (Germania) il primo dei 13mila veicoli corazzati provenienti dagli Usa e  destinato ad essere messo in campo nelle esercitazioni Nato riunite sotto il nome di Defender-Europe 20. Il contingente complessivo che gli Stati Uniti dispiegheranno in queste operazioni militari previste in Belgio, Paesi Bassi, Germania, Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, arriverà a 30mila uomini; e 20mila saranno inviati direttamente dalla madrepatria. Ad essi si aggiungeranno 7mila soldati provenienti da 18 Paesi membri e partner della Nato, inclusa l’Italia.

E’ il più grande impiego di forze militari americane sul Continente europeo da 25 anni a questa parte. E nemmeno il coronavirus sembra in grado di dissuadere queste esercitazioni previste con largo anticipo.

Cos’è Defender-Europe 20

“Defender 20 è una esercitazione che abbiamo pianificato con i nostri alleati, per provare lo spiegamento di un gran numero di soldati americani con attrezzature che si colleghino con i nostri partner, e quindi procedere a operazioni in tutto il continente”, aveva dichiarato a ridosso del primo sbarco il comandante della US Army Europe, il tenente generale Christopher Cavoli.

L’obiettivo finale è testare sul campo la capacità di difesa congiunta sul territorio europeo, nel caso si rendesse necessario un intervento di sostegno militare americano. “Lo stiamo facendo per esercitare la nostra capacità di rafforzare la Nato e stabilire una difesa collettiva per l’Alleanza”, ha aggiunto il tenente generale Cavoli, “questo è un esercizio difensivo che richiede tutta la partecipazione del governo da parte di tutti i nostri alleati”.
Dimostrare la prontezza della macchina bellica della Nato, specialmente sui confini dell’Europa orientale ha innegabilmente lo scopo di esercitare un’efficace azione deterrente sulla Russia, dalla quale si sospetta da tempo una possibile minaccia (sulla falsa riga della crisi ucraina) per le repubbliche baltiche. Queste ultime, lo ricordiamo, condividono con l’Ucraina il passato comune sotto quella che era l’Unione delle repubbliche sovietiche.

I rischi di contagio non modificano la tabella di marcia

Per il momento l’espansione dell’epidemia del coronavirus in Europa non ha persuaso i vertici militari Nato a riprogrammare le proprie operazioni sul campo.
Questo, nonostante il fatto che in ciascuno dei Paesi interessati dall’esercitazione, siano stati riportati i primi casi di contagio – con la Germania in testa fra le aree più a rischio. “Stiamo ovviamente monitorando e seguendo da vicino la situazione perché essa potrebbe avere conseguenze anche per la Nato”, ha dichiarato il segretario generale della organizzazione,Jens Stoltenberg, in un’intervista rilasciata lo scorso 5 marzo a Zagabria, “nessuna cancellazione delle esercitazioni, ma questo è qualcosa che valuteremo man mano che la situazione si evolve. Siamo pronti a intensificare gli sforzi e intensificare le misure che stiamo attuando”, ha aggiunto Stoltenberg.

Rinviare esercitazioni di così ampia scala e durata (la conclusione prevista è per il prossimo luglio) sarebbe certamente una scelta onerosa per gli Stati Uniti, che al momento stanno mettendo a punto le prime contromisure economiche per far fronte al crescente contagio in patria.

Di fatto, ci si potrebbe trovare nella situazione in cui i militari, per condurre queste operazioni, sarebbero autorizzati a contravvenire alle direttive di sicurezza valide per tutto il resto della popolazione – a partire dall’obbligo di distanza minima di un metro.

Da wallstreetitalia.com