La Turchia abbatte aerei siriani. La Grecia ferma profughi con i lacrimogeni. La Turchia ha di fatto dichiarato guerra al governo siriano. Domenica il Ministro della Difesa Hulusi Akar ha informato su un’operazione militare dal nome »Scudo di Primavera« avviata venerdì contro le truppe siriane nel nordest del Paese. »Noi non puntiamo a uno scontro con la Russia, ma vogliamo impedire al regime di Assad di massacrare civili«, ha dichiarato Akar.

Ufficialmente la Turchia nell’ambito dell’accordo di Astana con la Russia e l’Iran, mantiene circa dodici postazioni di osservazione nella provincia di Idlib controllata dalla propaggine siriana di Al-Qaida Haiat Tahrir Al-Sham (HTS, Organizzazione per la Liberazione della Siria, già Fronte al Nusra). Nelle scorse settimane Ankara tuttavia aveva spostato a Idlib migliaia di altri soldati e equipaggiato i combattenti HTS con missili anti-aerei e veicoli corazzati. Dopo che giovedì circa tre dozzine di soldati turchi erano stati uccisi in un attacco siriano, l’esercito turco sabato notte ha attaccato postazioni dell’esercito siriano e di milizie iraniane loro alleate a Idlib, Aleppo e nella regione costiera di Latakia, con artiglieria, missili e droni.

Damasco domenica ha proclamato la chiusura dello spazio aereo nel nordovest del Paese. Poco dopo, secondo informazioni concordanti dell’agenzia stampa ufficiale siriana SANA e del Ministero della Difesa turco, su Idlib due jet da combattimento siriani di tipo Su-24 sono stati abbattuti dall’aviazione turca. La Russia, che con la sua aviazione ha l’effettiva sovranità aerea sulla zona, si trattiene, probabilmente per evitare uno scontro militare con lo Stato della NATO Turchia. Giovedì il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan è atteso per colloqui a Mosca. A Ankara intanto la polizia domenica ha arrestato il locale capo della redazione dell’agenzia stampa russa Sputnik, ma poi lo ha di nuovo rilasciato.

Con l’apertura dei confini ai profughi, Erdogan cerca di ottenere con il ricatto il sostegno dell’UE per la sua nuova guerra contro la Siria. Migliaia di persone in cerca di protezione sono state portate al confine con degli autobus, mentre l’emittente statale TRT su Twitter informava in lingua araba sulle vie di fuga verso l’Europa. Oltre 75.000 migranti avrebbero già attraversato il confine a Edirne, ha sostenuto domenica il Ministro degli Interni turco Süleyman Soylu. Ma prove di questo ordine di grandezza non ci sono.

La polizia greca domenica ha comunicato di aver impedito finora il passaggio del confine a 9.600 migranti. In dei video si vede come per questo sono stato usati lacrimogeni contro le persone in cerca di protezione, tra cui molti bambini.

Numerose persone ora sono imprigionate nella terra di nessuno sul fiume di confine Meric Nehri (greco: Evros), dato che forze di sicurezza turche non le fanno neanche tornare indietro. Nel porto dell’isola greca di Lesbo, persone del luogo hanno impedito a barche di profughi arrivate dalla Turchia di attraccare, lo ha riferito il deputato europeo dei verdi Erik Marquardt su Twitter come testimone oculare.

A Berlino il messaggio di Erdogan è stato capito. Il Presidente della Commissione Esteri nel Bundestag, Norbert Röttgen, ha parlato di un »grido d’aiuto« del Presidente turco rivolto all’Europa a fronte del fallimento della sua politica sulla Russia. La Ministra federale per la Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer sulla Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung, ha chiesto che UE e USA ora devono »insieme aumentare la pressione su Assad e Putin«.

di Nick Brauns

da junge Welt

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