Il miliardario ex sindaco di New York è il peggior candidato di queste primarie Democratiche. Ex Repubblicano, sostenitore di Bush, fautore di politiche repressive. Se non è un venduto, è solo perché è abituato a comprare lui gli altri

Nel 2014, New York accettò silenziosamente di concedere un risarcimento di 18 milioni di dollari alle centinaia di persone arrestate e imprigionate per aver protestato pacificamente contro la convention nazionale del Partito repubblicano. Fortunatamente per lui, al momento di pagare gli indennizzi Michael Bloomberg non era più in carica. Gli oligarchi non sono molto bravi a scusarsi.

Più di 1.800 persone, inclusi adolescenti e semplici passanti, furono arrestati nella retata di massa organizzata dall’Nypd (New York Police Department) fuori dalla convention del 2004. Vennero rinchiusi anche in trenta o quaranta insieme, dentro celle ridotte in condizioni vergognose, con pavimenti intrisi d’olio e fumi chimici. Alcuni furono trattenuti per più di due giorni prima di essere portati di fronte a un giudice, in aperta violazione della legge dello Stato di New York. I detenuti rilasciati furono trasportati direttamente in ospedale, dove furono curati per eritema e asma.

Il disastro che accompagnò la convention nazionale del Partito repubblicano, assurdamente situata nella democraticissima New York City, non dovrebbe mai essere dimenticato, soprattutto ora. Bloomberg, il miliardario sindaco di New York, all’epoca era un membro tesserato del Partito repubblicano che aveva convinto i suoi colleghi di partito a tenere la convention a Manhattan. Bloomberg sostenne la campagna per la rielezione di George W. Bush, l’artefice del peggior disastro di politica estera degli ultimi quarant’anni, e mise in campo una forza di polizia militarizzata che avrebbe reso orgoglioso un conservatore fanatico.

Il collasso del 2004 fu emblematico dell’esperienza della sindacatura Bloomberg, e potrebbe facilmente somigliare a una presidenza Bloomberg. La sinistra ha passato gli ultimi anni a denigrare i vari candidati emersi, come Joe Biden e Pete Buttigieg, ma Bloomberg è portatore di qualcosa di molto più inquietantedel centrismo viscido e manageriale tipico della middle-class. Bloomberg è un ammiratore genuino di dittatori, delle violenze perpetrate all’estero, della sorveglianza di massa e dei tentacolari stati di polizia. La sua ascesa alla presidenza rappresenterebbe l’apoteosi di un’élite globale granitica e sofisticata, che sopra ogni cosa nutre un profondo disprezzo per il dissenso popolare.

Corruzione al contrario

In questi giorni, Bloomberg si sta presentando come un classico democratico di centrosinistra: insulta Donald Trump, dice che aumenterà le tasse ai ricchi, vuole un salario minimo più alto; come altri democratici, è preoccupato per il cambiamento climatico. Ma, soprattutto, ha così tanti soldi da poter riscrivere la storia.

Basterebbe ricordare il suo supporto alla guerra in Iraq per squalificarlo. «Non dimentichiamoci che la guerra è cominciata a pochi isolati di distanza da qui», disse Bloomberg nel 2004, in piedi di fianco della First Lady Laura Bush durante una celebrazione in memoria delle vittime dell’11 settembre. Dieci anni dopo, durante il bombardamento selvaggio di Gaza da parte di Israele, Bloomberg volò fin laggiù per dare il proprio appoggio alla crudeltà di Benjamin Netanyahu. Ha un debole per la Cina autoritaria, e impedisce ai giornalisti della sua agenzia di stampa di parlare della classe oligarchica del paese. Ha più volte sostenuto il sanguinario principe ereditario dell’Arabia saudita.

Anche se Donald Trump sfoggia la sua ricchezza in televisione, Bloomberg non è certo da meno, e ha un reddito sufficiente a finanziare un piccolo Stato di tasca sua. E c’è la remota possibilità che si compri la candidatura democratica alla presidenza. Ci potrebbe essere un numero sufficiente di democratici – ormai troppo trumpizzati per una democrazia genuina – che glielo permettono.

Trump e Bloomberg rappresentano due diverse perversioni della democrazia. Trump è un corrotto, un aspirante autocrate, che mescola gli affari della sua famiglia a quelli della nazione, un recipiente vuoto color arancione per i soldi dei miliardari che decidono della nostra assistenza sanitaria e politica fiscale. È arrivato alla presidenza sull’onda di una massiccia copertura mediatica nelle Tv via cavo, con i suoi raduni trasmessi in diretta e le reti televisive sempre a caccia delle sue pagliacciate.

Bloomberg, grazie alla forza bruta della sua ricchezza senza precedenti, si è comprato un posto nelle primarie. Da quest’autunno ha investito nella sua campagna più di 300 milioni di dollari, e non accenna a fermarsi. Alcuni democratici, distrutti da Trump, guardano alla sua figura titanica come a un salvatore che ora gioca nella loro squadra. Altri, specialmente quelli già eletti, sono molto più concreti: a giudicare dall’ondata di rappresentanti locali e membri del Congresso che ora appoggiano la sua candidatura, non ci sono dubbi sulla generosità degli assegni che il Super Pac [comitato che raccoglie fondi per effettuare donazioni a sostegno o per ostacolare candidati, referendum o iniziative legislative, ndt], fondato da Bloomberg, saprà sganciare a tempo debito per le campagne elettorali.

La sua probabile conquista dell’establishment democratico 2020 fa il paio con la strategia vincente adottata a New York, dove le sue illimitate riserve di denaro gli avevano garantito il rispetto degli altri Democratici, dei sindacati, e dei mediatori politici locali. Avendo speso all’incirca 100 milioni di dollari per vincere la campagna elettorale a sindaco, è riuscito a mettere sul suo libro paga una grossa fetta di professionisti e consulenti e ad «affittare» con successo i partiti politici. La sua filantropia ha intimidito i settori no-profit della città: mentre tradiva la volontà degli elettori per cambiare la legge che gli impediva di candidarsi una terza volta, faceva pressioni sui gruppi politici, i comitati locali e le fondazioni artistiche che facevano affidamento sulle sue donazioni, per costringerli ad appoggiare i suoi sforzi. E nella maggioranza dei casi c’è riuscito.

È stata una corruzione al contrario, una di quelle che i media fanno sempre molta fatica a capire. Bloomberg non era un venduto. Ha semplicemente comprato gli altri. E quelli che non erano stati comprati direttamente avevano paura della morsa di un uomo che potrebbe affondare con una mano sola qualsiasi ente di beneficenza o istituzione culturale.

La personificazione dell’oligarchia

Il modo migliore per capire Bloomberg è studiare i dodici anni che ha passato a guidare la città più grande degli Stati uniti. Lasciamo da parte l’ovvio: c’erano anche cose positive nella New York di Bloomberg, soprattutto se eri bianco e ricco. È stato, a detta sua, uno dei primi sostenitori dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Aveva a cuore l’ambiente. Ha proibito il fumo nei bar e nei ristoranti. Si è battuto per pedoni e ciclisti. Il numero unico 311 ha semplificato il modo di sporgere denuncia.

Una serie di cose ampiamente compensate dal terrore e dal dolore che ha causato. Se eri un musulmano nella New York Bloomberg, potevi essere spiato dall’Nypd nella tua moschea senza alcun motivo. La polizia di Bloomberg si è infiltrata nei gruppi di studenti musulmani e ha piazzato informatori nelle moschee. Questa sorveglianza a tappeto, ha in seguito ammesso l’Nypd, non ha portato a piste concrete. Alla fine, l’Nypd ha patteggiato in tre cause legali per sorveglianza illecita dopo che Bloomberg ha lasciato la carica.

Quando Bloomberg ha annunciato la sua candidatura alle presidenziali, con grande cinismo si è spinto fino a una chiesa in un quartiere nero di Brooklyn per scusarsi dell’abuso maniacale delle tattiche di fermo e perquisizione adottate dai suoi dipartimenti di polizia. Sotto Bloomberg, i fermi di polizia – che hanno coinvolto soprattutto uomini neri e latini – aumentarono dai 97.296 del 2002 fino a un picco di 685.724 nel 2011. I fermi, per questi giovani uomini, erano esperienze traumatizzanti, con ufficiali di polizia pesantemente armati che li seguivano e perquisivano aggressivamente i loro corpi senza nessuna motivazione apparente. Nel 2013, un giudice federale ha dichiarato questa pratica incostituzionale.

Anziché prendersene la responsabilità, Bloomberg ha contrattaccato, appellandosi alla contro la sentenza. «Non ci sono dubbi che le perquisizioni abbiano salvato innumerevoli vite», ha tuonato Bloomberg nel 2013, «la mia preoccupazione è per i miei bambini e per i vostri».

Bloomberg si è mostrato impenitente. La polizia non aveva fatto niente di male. Nel 2011, la polizia armata fece irruzione a Zuccotti Park nel mezzo della notte per sgomberare Occupy Wall Street, il movimento che diede inizio al dibattito pubblico sulle crescenti disuguaglianze di reddito negli Stati uniti. Di fatto, la protesta offendeva la sua sensibilità. «Non apprezzo l’attacco a tutti i lavoratori onesti che vivono e lavorano qui, e pagano le tasse per supportare la nostra città», disse Bloomberg in quei giorni.

La totale mancanza di interesse di Bloomberg per l’incancrenirsi delle diseguaglianze nella sua città ha alimentato gli sfratti e il numero di persone senza casa. I cambi di destinazione d’uso dei quartieri working class hanno favorito uno sviluppo speculativo e incrementato gli affitti a livelli insostenibili. Le sue sontuose donazioni ai Repubblicani del Senato statale hanno garantito che le leggi di New York che proteggono gli affittuari rimanessero fragili durante il suo mandato. L’edilizia popolare si è ulteriormente sbriciolata mentre era in carica. E nel 2011 Bloomberg ha chiusoun programma di sussidi abitativi per le famiglie senza casa, innescando così direttamente la crisi dei senza fissa dimora con cui New York si trova a fare i conti ancora oggi.

Con una notevole faccia tosta, oggi Bloomberg sostiene l’aumento del salario minimo federale a 15 dollari. Eppure, mentre era sindaco, ha ripetutamente attaccato gli aumenti di stipendio giudicandoli contro le imprese. In realtà, nel 2015 ha dichiarato di «non essere a favore, né di esserlo mai stato, a un aumento del salario minimo».

Ma ci sono amori che non sembra voglia rinnegare. Anche se il Partito democratico ha perso la propria ammirazione per le charter school anti-sindacali, Bloomberg rimane un loro acceso sostenitore. Non supporterà mai un progetto di assistenza sanitaria gratuita e universale. Almeno, questo sì, crede nella scienza, e in questo senso rappresenterebbe un indubbio miglioramento rispetto a Donald Trump; ma non può essere questo l’unico principio sulla base del quale valutare il prossimo presidente degli Stati uniti.

Passare dalla kakistocrazia all’oligarchia non cancellerà i danni causati dalla presidenza Trump. Semplicemente, sedimenterà il marciume.

*Ross Barkan è uno scrittore e giornalista di New York. Questo articolo è uscito su Jacobinmag.com. La traduzione è di Gaia Benzi.