Un’ora fa si è conclusa l’assemblea. Presenti una cinquantina di persone, appartenenti a quasi tutte le realtà che avevano co-organizzato l’evento, più qualche militante non appartenente ad alcuna realtà organizzata. L’unica assenza di peso è stata quella dell’area del CS Mag47, oltre all’arcipelago del sindacalismo di base (che però, diversamente dai compagni dell’area Mag47, non aveva partecipato neppure agli incontri bilaterali promossi dal Forum Sociale Anticapitalista bresciano). Dopo l’introduzione di Dino Greco, a nome del FSAB, che ha rimarcato come l’obiettivo minimo di questa prima assemblea fosse la messa in comune del molto che unisce la variopinta realtà della sinistra “radicale” bresciana e la creazione di uno strumento di comunicazione condiviso, si sono susseguiti una ventina di interventi. Militanti del PCI, dell’Opposizione CGIL, di Restiamo Umani, di Libertà e Giustizia, di Sinistra Anticapitalista, dell’ANPI, del Comitato Senza Confini, di Non Una di Meno, di Medicina Democratica, del PCARC, del PRC, del CS “28 Maggio”, più altri “indipendenti”, hanno preso la parola in un dibattito molto articolato (anche troppo, a mio modesto parere) in cui si è spaziato dal rapporto col Coordinamento nazionale delle Sinistre d’Opposizione al problema dell’attualità del comunismo, dalla rivendicazione della Costituzione del ’48 alla necessità di tornare a radicarsi nella classe operaia, dalla centralità della battaglia antirazzista e antifascista piuttosto che quella ambientalista o femminista. Insomma, la mia impressione è stata quella di un concerto di voci non sempre omogenee, quasi si trattasse di un ritrovarsi tra compagni che non si parlavano da troppo tempo e che sentivano la necessità di dare sfogo a tutte le loro preoccupazioni. C’era da aspettarselo, si potrebbe dire, viste le difficoltà di costruire percorsi di dibattito comune degli ultimi anni (al di là delle scadenze di piazza, in cui di solito ci si ritrova tutti quanti, per fortuna). Infatti, nonostante questo diffondersi della discussione in ambiti così onnicomprensivi, l’impressione è che stia emergendo piano piano la consapevolezza della necessità di farla finita con l’autoreferenzialità e l’autosufficienza, per iniziare, con cautela, a muovere i primi passi in una direzione di ricomposizione. Ne è prova la decisione di continuare il percorso con nuove assemblee future e di dar vita a quello strumento comunicativo unitario (con almeno un esponente di ogni realtà come “co-moderatore”) che era lo scopo minimo immediato dell’assemblea stessa.

Flavio Guidi