Come da oltre 15 anni a questa parte, il 10 febbraio è il giorno scelto non solo dai fascisti, ma un po’ da tutti quelli che “hanno a cuore i destini della patria” (cioè gli interessi dei grandi gruppi capitalistici nostrani, ammantati chi più chi meno dal tricolore), per cercare di instillare nel popolo italiano il veleno del nazionalismo e del razzismo (un tempo anti-africano e anti-slavo, oggi con un capro espiatorio cangiante messo a disposizione dai mass-media asserviti). Non è una novità, nonostante sia indubbio il salto di qualità (in termini di disinformazione e diffusione della più crassa ignoranza) impresso dall’allora governo di destra (berluscon-leghista-neofascista) quando tirò fuori dal cappello (un sozzo berretto sgualcito e maleodorante) la cosiddetta “giornata della memoria”. Il 4 novembre, per esempio, dal 1919 in poi, era sempre stata una cerimonia abbastanza simile, in cui si esaltavano le “vittorie”, costate centinaia di migliaia di morti, dello “spirto guerrier” italico. I mandanti degli omicidi di massa, con galloni dorati o senza, fingevano di versare una lacrimuccia per i tanti poveri cristi che avevano fatto ammazzare, e tutti si commuovevano ascoltando la “Marcia Reale” (o l’Inno di Mameli dopo il 1946). Negli ultimi decenni la retorica patriottarda era un po’ diminuita (frutto tardivo della grande stagione di lotte degli anni Sessanta-Settanta?) e si era ammantata di ipocriti messaggi pseudo-pacifisti (ah, benedetta ipocrisia, omaggio involontario alla virtù!), ma ho l’impressione che fra poco si tornerà apertamente ad esaltare i “valori guerrieri”. Per ora, orwellianamente, preferiscono continuare a chiamare “missioni di pace” l’invio di carri armati, bombardieri, ecc. Ma nell’ombra sono in molti a scalpitare, per poter tornare ad usare le “belle” frasi mussoliniane, chiare e prive di omaggi ipocriti dovuti quasi sempre alla pietosa, sottile crosta della cultura cattolica. Ma, per quanto riguarda coloro che sono sensibili ai richiami del tricolore (e che di certo non leggono il nostro blog), mi limiterò a citare il sommo Dante: non ti curar di lor, ma guarda e passa! Non perché non li consideri capaci, a modo loro, di intendere e volere, o perché li consideri numericamente insignificanti (purtroppo in questo paese sono milioni i fascisti, i filo-fascisti e gli a-fascisti ), ma perché l’età mi consiglia di usare le mie poche energie per dialogare con la “mia” gente, quel “popolo di sinistra” che, anche se sembra in gran parte aver smarrito (e non da oggi) la bussola per orientarsi in una situazione politica e sociale che si imputridisce sempre più, è probabilmente ancora capace, si spera, di provare un moto di ribellione di fronte alla prepotenza, all’ingiustizia, alla menzogna istituzionalizzata. Per quanto riguarda la questione delle “foibe” e del ruolo dell’imperialismo fascista in Jugoslavia rimando agli articoli già usciti su questo blog (in particolare a quello uscito tre anna fa, “Chi ha infoibato chi”). In questo breve articolo volevo mettere i puntini sulle i sul ruolo dell’imperialismo nostrano negli ultimi 150 anni, perché è malauguratamente diffuso anche a sinistra il mito dell’italiano “brava gente”, dell’imperialismo “straccione”, dell’Italia come “colonia” nordamericana, priva di “sovranità nazionale”. Spesso anche militanti della sinistra cosiddetta radicale condividono questi punti di vista (soprattutto l’ultimo) e contribuiscono, involontariamente, a fornire un comodo alibi alle classi dirigenti (sia in termini economico-sociali che politici), considerate in un certo senso meno “responsabili” del dovuto delle malefatte “tricolorate”. Lasciamo perdere le responsabilità italiane nelle vere e proprie guerre dichiarate, anche formalmente, dallo Stato italiano dopo l’indipendenza: nessuna di queste guerre, dal 1866 al 1941, vede l’Italia invasa o aggredita, ma sistematicamente al contrario: l’Italia dichiara guerra all’Austria-Ungheria, alla Turchia, alla Germania, all’Etiopia, alla Francia, alla Gran Bretagna, alla Grecia, alla Jugoslavia, all’URSS, agli USA, in quest’ordine. Alla faccia della presunta bonarietà italica! Anche per quanto riguarda le guerre “non dichiarate”, come nel Corno d’Africa nell’ultimo ventennio del XIX secolo, o l’invio dei 100 mila “volontari” contro la Repubblica Spagnola nel 1936-39, o l’invasione dell’Albania nell’aprile 1939, stendiamo un velo pietoso (anche perché abbastanza conosciute). Parliamo solo delle malefatte “minori”, quelle spesso mascherate sotto il nome di missioni militari “di pace”. Eccone un elenco, probabilmente incompleto.

Per quanto riguarda il Regno d’Italia, sia sotto i liberali che sotto i fascisti:

  1. Nucleo di Ufficiali inviato per supervisionare il cessate-il-fuoco tra forze serbe e bulgare (1885)
    2. Corpo di spedizione italiano a Creta (1897-1906) Contingente multinazionale con Italia, Gran Bretagna, Russia e Francia dopo scontri a Creta tra cristiani e musulmani[1]
    3. Nucleo di Ufficiali inviato per supervisionare il cessate-il-fuoco tra le forze greche e ottomane e la rettifica in Tessaglia (1897-1898)
    4. Corpo di spedizione italiano in Cina (1900-1901)
    5. Missione Marittima nella Crisi Venezuelana (1902-1903)
    6. Corpo di spedizione italiano in Albania (1914-1920)
    7. Corpo di spedizione italiano in Macedonia (1916-1918)
    8. Corpo di spedizione italiano in Sinai (1917-1919)
    9. Corpo di spedizione italiano in Murmania (1918-1919)
    10. Corpo di spedizione italiano in Estremo Oriente (1918-1920)
    11. Distaccamento Italiano Carabinieri di Gerusalemme (1919-1921)
    12. Corpo di spedizione italiano in Egeo (1919-1923) per presidiare Costantinopoli e i Dardanelli
    13. Corpo di spedizione italiano in Anatolia (1919-1922)
    14. Nucleo di Ufficiali Osservatori inviato per controllare il cessate-il-fuoco tra forze regolari lituane e irregolari polacche (1920-1922)
    15. Corpo di spedizione italiano in Alta Slesia (1920-1922)
    16. Contingente di truppe italiane inviato per controllare la città e il territorio dello Stato libero di Fiume (1922-1923)
    17. Tracia (1925) Controllo “cessate il fuoco” tra forze greche e bulgare
    18. Corpo di spedizione italiano nella Saar (1934-1935) sotto la Lega delle Nazioni, controllo Plebiscito che assegnerà la Saar alla Germania
    19. Cina (1937-1938) corpo spedizione per il controllo legazioni internazionali a Shanghai a seguito della seconda guerra sino-giapponese

 

Per quanto riguarda la Repubblica Italiana:
1) Eritrea, (1947-1952) Distaccamento della Guardia di Finanza per controllo economico e fiscale
2) Somalia ( Nazioni Unite), (1950-1960) Mandato fiduciario ONU AFIS (Amministrazione fiduciaria italiana della Somalia)
3) Corea del Sud, (1951-1954) Invio Corpo Militare della Croce Rossa Italiana con ospedale da campo
4) Egitto ( Nazioni Unite), Missione UNEF 1
5) Siria, Israele, Libano, Egitto ( Nazioni Unite) (1958 – 2006) Missione UNTSO
6) Laos ( Nazioni Unite), (1959) Missione UNTSO-OGL
7) RD del Congo ( Nazioni Unite), (1959-1964) Missione umanitaria ONUC
8) Libano, (1982-1984) Missione Italcon di UNIFIL
9) Somalia, (1983-1990) Missione DIATM – (1992-1995) Missione UNOSOM ( Nazioni Unite) – Missione Ibis I (quella delle famose immagini del militare italiano che tortura un somalo).
10) Iraq, (1991) NATO Guerra del Golfo (ricordate Cocciolone e Bellini?)
11) Ruanda, Operazione Ippocampo, (1994)
12) Albania, Missione FMP Operazione Alba (1997)
13) Timor Est, (1999-2000) ( Nazioni Unite) Missione UNAMET
14) Macedonia del Nord, Operazione Amber Fox[5]
15) Bosnia ed Erzegovina, Missione SFOR/MSU
16) Iraq, Operazione Antica Babilonia (2003-2006)
17) Cipro, (2005-in corso) Missione Unficyp
18) Libano, (2006-in corso) Operazione Leonte
19) Kosovo, Missione KFOR (1999-in corso)
20) Afghanistan Missione ISAF (2001 – 2014)
21) Somalia European Union Training Mission (2010)
22) Libia Operazione Odyssey Dawn (2011)
23) Afghanistan Missione Sostegno Risoluto (2015-in corso)
24) Libia Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia -MIASIT (2018-in corso)
25) giugno 1948 – tuttora UNTSO U.N. Truce Supervision Organization in Palestine Nazioni Unite (Palestina)

26) giugno 1950-luglio 1953 Guerra di Corea Nazioni Unite (Corea del Sud)

27) luglio 1960-giugno 1964 ONUC Operation des N.U. au Congo Nazioni Unite
(Repubblica Democratica del Congo)

28) luglio 1963-settembre 1964 UNYOM U.N. Yemen Observer Mission Nazioni Unite (Yemen)

29) marzo 1978 – tuttora UNIFIL U.N. Interim Force in Lebanon Nazioni Unite (Libano)

30) 26 marzo 1979 – tuttora MFO Multinational Force and Observers in Sinai Nazioni Unite (Egitto, Sinai)

31) agosto 1988 – febbraio 1991 UNIIMOG U.N. Iran/Iraq Military Observer Group Nazioni Unite (Iran – Iraq)

32) gennaio 1989 – giugno 1997 UNAVEM I U.N. Angola Verification Mission I Nazioni Unite (Angola)

33) aprile 1989 – marzo 1990 UNTAG U.N. Transition Assistance Group in Namibia Nazioni Unite (Namibia)

34) aprile 1991 – ottobre 2003 UNIKOM U.N. Iraq/Kuwait Observer Mission Nazioni Unite
(Iraq – Kuwait)

35) maggio 1991 – maggio 1991 MINURSO Mission des N.U. pour le referendum dans le Sahara Occidental Nazioni Unite (Sahara Occidentale)

36) maggio 1991 – aprile 1995 ONUSAL Observadores de las N.U. en El Salvador Nazioni Unite (El Salvador)

37) aprile 1992 – marzo 1995 UNOSOM I, UNITAF, UNOSOM II U.N. Operation in Somalia
Nazioni Unite (Somalia)

38) ottobre 1992 – gennaio 1995 ONUMOZ U.N. Operation in Mozambique Nazioni Unite
(Mozambico)

39) settembre 1994 – maggio 1997 MINUGUA U.N. Verification Mission in Guatemala
Nazioni Unite (Guatemala)

40) dicembre 1995 – luglio 2008 UNMIBH/IPTF U.N. Mission in Bosnia and Herzegovina
International Police Task Force Nazioni Unite (Bosnia ed Erzegovina)

41) giugno 1999 – tuttora UNMIK U.N. Interim Administration Mission in Kosovo Nazioni Unite (Kosovo)

42) settembre 2000 – luglio 2008 UNMEE U.N. Mission in Ethiopia and Eritrea Nazioni Unite (Etiopia – Eritrea)

43) giugno 2005 – in corso UNFICYP – United Forces In Cyprus  Nazioni Unite (Cipro) Esclusivo Marescialli dell’Arma dei Carabinieri.

Come si può vedere, per essere un “imperialismo straccione”, ci si è dati notevolmente da fare, soprattutto nei 60 anni tra il 1885 e il 1945, e di nuovo negli ultimi decenni. E quasi sempre ritornano i Balcani, il Medio Oriente, l’Africa. Ovviamente non tutte le “missioni” sono uguali, sia in termini di investimenti d’armi e uomini, sia in termini di conflittualità con le popolazioni locali. Ma la longa manu italiana, pur non paragonabile a quella statunitense (né britannica, francese o russa), non è così insignificante. E suggerisco al lettore curioso di provare a fare una ricerca sugli investimenti dell’ENI nel mondo: troverà delle sovrapposizioni di mappe piuttosto interessanti. Ah, dimenticavo: tutto questo (e in genere il mantenimento delle forze armate) ci costa 82 MILIONI di euro AL GIORNO (quanto il costo di un giorno d’ospedale per 200 mila persone!).

Vittorio Sergi