Il Consiglio dei ministri italiano ha dichiarato lo stato d’emergenza di sei mesi per il rischio sanitario connesso al coronavirus e ha stanziato 5 milioni di euro. Stop ai voli da e per la Cina. Quanto ai porti, la ministra delle Infrastrutture De Micheli fa sapere che non verranno chiusi poiché esistono dei protocolli per lo stato di emergenza che consistono in un rafforzamento dei controlli standard. Domenica arriverà l’aereo con i cittadini italiani bloccati a Wuhan, una settantina. In Cina, ha detto il ministro degli esteri Di Maio, ci sono 11mila italiani: di questi, 500 hanno chiesto di rientrare. Per questo è stata creata un’Unità Operativa di Assistenza, che fa capo alla Farnesina. Annunciata poi la nomina di un commissario governativo straordinario ad hoc.

“Il contagio è possibile solo da chi ha già i sintomi”: a dirlo il direttore scientifico dello Spallanzani di Roma Ippolito. ‘Se i casi positivi sono identificati in stato precoce, il rischio è da basso a molto basso’, aggiunge Ippolito, che poi definisce “discrete” le condizioni di salute dei turisti cinesi, marito e moglie di 67 e 66 anni, ricoverata con i primi sintomi a Roma. La coppia era arrivata in Italia il 23 gennaio, con un volo atterrato a Milano Malpensa. In Lombardia per il coronavirus sono stati effettuati 33 controlli, di cui 28 sono certamente negativi e 5 in via di valutazione.

A livello internazionale per la prima volta sono stati individuati due casi in Russia. 20 per ora i Paesi che hanno ammesso casi di contagio. Il 95% resta comunque concentrato in Cina, dove il bilancio dei morti è di 213 persone, con età media di 75 anni, mentre i contagiati ufficiali sono 9.700. Crescono però i guariti, circa 200

“I ritardi delle autorità locali sul coronavirus a Wuhan ha peggiorato lo stato dell’epidemia. Mi sento in colpa, con rimorso e rimprovero”: così Ma Guoqiang, segretario del PCC di Wuhan, massima carica politica locale. “Fossero state adottate prima le misure di controllo rigorose, il risultato sarebbe stato migliore”, ha aggiunto alla tv nazionale Cctv, mentre Pechino chiede di evitare “psicosi e allarmismi”, attaccando gli Usa per l’allerta ai connazionali perché evitino il Paese alle prese con l’epidemia del nuovo coronavirus o lo lascino quanto prima se già in visita. Una psicosi che conta anche su sentimenti sinofobi, come denunciato oggi dall’Ambasciata cinese in Italia, dopo diversi casi di razzismo e xenofobia che, sui media o nelle città, hanno preso di mira cittadine e cittadini cinesi.